Bonus spesa, i falsi poveri salgono a otto: al vaglio altre 700 posizioni

Venerdì 25 Settembre 2020

UDINE -  Aveva ottenuto dal Comune i buoni spesa solidali destinati alle persone in difficoltà durante il periodo del lockdown. Ma in banca aveva oltre 40mila euro e percepiva più di duemila euro al mese in qualità di lavoratore dipendente. È il caso più eclatante emerso dopo i controlli della Guardia di finanza di Latisana, che ha passato al setaccio le disponibilità economiche reali di quanti hanno ottenuto i sussidi alimentari pubblici. Oltre a questo caso, sono emerse altre sette posizioni irregolari. Ma potrebbero diventare di più, visto che, come fanno sapere le Fiamme gialle del Comando provinciale di Udine, guidato dal colonnello Enrico Spanò, sono oltre settecento le posizioni al vaglio dei finanzieri.
LE VERIFICHE
Le otto posizioni irregolari riscontrare sinora, si apprende dalla Finanza, sono tutte della Bassa friulana: i controlli fatti dalle Fiamme gialle si sono attestati su Latisana perché quel Municipio ha fatto da capofila per la gestione delle domande di sussidio di tutti i Comuni della Bassa. Come fanno sapere i finanzieri, gran parte delle irregolarità riscontrate si riferiscono al saldo dei conti correnti. Forse, in fase di autocertificazione sul reddito percepito, qualche “furbetto” potrebbe aver pensato che i controlli si sarebbero facilmente concentrati sugli immobili di proprietà, tutti beni registrati, nonché sui redditi percepiti, ma potrebbe aver osato dichiarare il falso su quanto c’era sul suo conto in banca, ritenendo che non ci sarebbero state verifiche così approfondite. Invece, i finanzieri hanno setacciato i conti correnti e proprio gli accertamenti bancari hanno permesso di far luce sul reale tenore di vita delle persone che avevano ottenuto i sussidi.
I SUSSIDI
La Guardia di Finanza di Latisana ha accertato che in pieno lockdown alcuni cittadini friulani hanno presentato autocertificazioni non veritiere, dichiarando di non possedere fonti di sostentamento finanziario e di trovarsi in condizioni di difficoltà economica e povertà, tali da non consentire loro nemmeno il minimale approvvigionamento di generi alimentari e di prima necessità. Tra i casi più rilevanti per l’appunto quello di una persona che ha falsamente attestato il proprio stato di indigenza, in modo strumentale all’ottenimento del sostegno alimentare, potendo in realtà contare, ad aprile 2020, su entrate superiori a 2mila euro, nonché su disponibilità finanziarie in banca per più di 40 mila euro, oltre che su alcuni beni immobili. I finanzieri inoltre fanno sapere che è in corso l’esame di oltre 700 posizioni relative ad altrettanti richiedenti, prendendo a riferimento le informazioni presenti nelle banche dati informatiche in uso alla Guardia di Finanza. 
Le attività di riscontro, all’emergere delle prime irregolarità, sono state sviluppate su delega della Procura di Udine, facendo soprattutto ricorso allo strumento investigativo delle indagini bancarie. Le otto persone responsabili di aver falsamente attestato il loro stato di indigenza sono state tutte segnalate per la violazione dell’articolo 316-ter del codice penale, relativo alla indebita percezione di erogazioni pubbliche, visto che dai controlli è emersa una capacità economica e finanziaria ben superiore ai limiti fissati per richiedere i “buoni spesa”. Oltre alla restituzione di quanto indebitamente ottenuto, per i responsabili è prevista una sanzione amministrativa compresa tra 5 e 25mila euro.

Ultimo aggiornamento: 11:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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