Luciana, vittima del coronavirus. Il ricordo: «Una grande prof»

Giovedì 27 Febbraio 2020 di Elena Filini
Luciana Mangiò in una foto quando insegnava al Duca degli Abruzzi
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 TREVISO - Scivolare nella vecchiaia in silenzio, lentamente. Portandosi dietro i problemi fisici di una vita, fino a diventare quasi invisibili. Poi, l’indesiderata notorietà. Ieri mattina in molti hanno fatto un balzo sulla sedia. “Ma era la mia prof!” hanno scritto. E telefonate, messaggi, chat. Perché Luciana Mangiò, l’anziana deceduta al Ca’ Foncello martedì alle 18, prima di diventare il primo caso di decesso con coronavirus nella provincia di Treviso aveva una sua vita e un suo ruolo nella società. Non però negli ultimi anni, quando era rapidamente scivolata nella reclusione, sostenuta solo da una badante moldava e dal conforto dei vicini. Sola e inferma, con un problema di obesità ormai cronico e complicazioni respiratorie frutto di una vita di tabagismo.

LA STORIA
All’inizio degli anni 70 arrivò dalla Sicilia a Treviso per prendere servizio al Liceo Duca degli Abruzzi. Con la sua cultura e passione, fece amare Dante a generazioni di studenti. Mai stata sposata, mai un compagno o un affetto particolare. Nessun figlio. Luciana viveva delle sue grandi passioni: la storia, la mitologia greca, il teatro. «Era una donna coltissima, molto severa nell’insegnamento ma anche appassionata. Di ottima famiglia, sempre curata nell’abbigliamento, grandissima viaggiatrice». Così la ricordano le studentesse, oggi mamme in una chat comune. Le ex allieve del Duca hanno ancora perfettamente in mente anche tutti i problemi fisici della professoressa mancata martedì  a 76 anni per una complicanza dovuta al coronavirus: dal diabete all’amore per il fumo. «Purtroppo la sua salute è sempre stata precaria. Ma lei non se ne curava, accendeva una sigaretta dietro l’altra, amava la buona cucina». Era imbevuta di humanitas e cultura classica: poteva essere splendida con gli studenti interessati e durissima con quelli che facevano finta. Tutte concordano su quel suo essere vagamente anaffettiva. «Forse non riusciva a restituire quel calore che probabilmente non aveva mai provato neppure su se stessa - scrivono le ragazze - Era una persona sui generis, in cinque anni con lei ci siamo divertite tanto. Anche ad imitarla, perché era una sagoma». Le sue ex studentesse del Duca hanno aperto ieri una chat per potersi tenere informate sulle date dei funerali. «Era appassionata di teatro e mitologia greca, spiegava con grande trasporto era una donna coltissima» aggiunge un’ex liceale oggi residente a Maserada e mamma di due figli.

LA SCUOLA
Al Duca degli Abruzzi c’è ancora chi la ricorda. «Dobbiamo tornare indietro di 24 anni - sottolinea Paola Schiavon, oggi docente al Duca degli Abruzzi - io ero una giovane insegnante alle prime armi. E in Luciana trovai comprensione, cordialità e gentilezza. So che sembrano frasi fratte ma era una figura amata tra le aule di scuola. Una di quelle insegnanti che lasciano il segno. Poi ci eravamo perse di vista, a volte la pensione diventa una barriera nei rapporti, manca la frequentazione quotidiana. Anche perché lei era molto riservata, non aveva legami più approfonditi oltre la colleganza. Posso dire che mi dispiace davvero tanto però».

GLI SVILUPPI
Oggi quel decesso pesa: ricoverata 20 giorni fa e passata attraverso 4 reparti, Luciana Mangiò potrebbe aver contagiato 12 persone, tra cui la badante che viveva con lei e l’ha seguita fino alla fine. Mentre il Comune sta contattando alcuni famigliari della signora che vivono a Genova, ci sono ex allieve ed ex colleghi che si interrogano su quell’uscita di scena così mesta, così dolorosa, così oscura. Perché Luciana Mangiò, quella professoressa assetata di sapere e stimata da tutti, vittima silenziosa di un virus che fa sempre più paura, era ormai in autoreclusione da anni in un appartamento alle porte della città.
 

Ultimo aggiornamento: 17:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA