Lo scalatore e il ragazzino disabile in vetta alla Marmolada: «Bella la vita»

Mercoledì 22 Maggio 2019 di Mattia Zanardo
Alessio Nardellotto, guida alpina, mentre aiuta il disabile 14enne Getulio Felipe Da Silva
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TREVISO - I medici gli avevano predetto che avrebbe dovuto restare per sempre su una sedia a rotelle, dopo essere stato colpito da una paralisi cerebrale in tenera età. Chissà cosa direbbero ora, vedendo le sue foto, raggiante, in vetta alla Marmolada, la cima più alta delle Dolomiti, ad oltre tremila metri di quota. Raggiunta sia chiaro con la forza delle proprie gambe (e delle mani, perché in alcuni tratti ha dovuto pure arrampicare) e della propria volontà. A guidare il 14enne brasiliano Getúlio Felipe Da Silva e a dargli un aiuto essenziale c'era una guida alpina trevigiana: Alessio Nardellotto di Casale sul Sile.

LA VOLONTÀ Nonostante la disabilità motoria, Getulio non si è mai arreso: a sette anni, contro tutte le prognosi, è riuscito a camminare, poi persino a correre. Tra i suoi sogni c'era anche quello di scalare una montagna. Pareva pure questa una fantasia irrealizzabile. Invece la storia e la determinazione di questo ragazzino hanno toccato Pedro McCardell, imprenditore di origini brasiliane, trapiantato in California, dove ha fondato Lyfx, una piattaforma digitale per appassionati di vacanze avventura. Proprio McCardell è stato il tramite con Nardellotto, conosciuto appunto nell'organizzazione dei viaggi. Ci sono voluti quasi quattro anni di preparazione, allenamenti e controlli per ottenere il benestare dei dottori. Alla fine, lo scorso aprile, però la spedizione è pronta.
TUTTO IN 10 GIORNI Racconta Nardellotto: «Getulio vive con la sua famiglia in una città di mare e non aveva mai visto prima una montagna. Aveva a disposizione una decina di giorni: è arrivato in Italia il giovedì, sabato abbiamo raggiunto il rifugio e la domenica di Pasqua abbiamo effettuato subito l'ascensione, anche perché le previsioni per i giorni successivi non erano favorevoli». Con la guida di Casale e McCardell, che ha curato l'intero progetto, c'erano anche l'alpinista Alberto Benchimol, di Sportfund - Fondazione per lo sport onlus, e il fotografo Stefano Fabris, per riprendere la salita per il docufilm Driven.
IL GRANDE GIORNO Alle 6 di mattina la cordata lascia il rifugio di Pian dei Fiacconi e si incammina lungo la via normale. La Regina delle Dolomiti si presenta in condizioni prettamente invernali, con neve profonda. Dopo cinque ore di camminata e aver attraversato anche il ghiacciaio, il gruppo arriva alla base del tratto chiave: un muro di neve e ghiaccio da superare con ramponi e picozza. I compagni chiedono più volte a Getulio se se la senta di continuare o preferisca tornare indietro, ma l'adolescente non accenna a mollare. Passo dopo passo, anche l'ultimo ostacolo è vinto e dopo nove ore eccoli tutti ai 3.343 metri di Punta Penia: «È stata una soddisfazione grandissima, molto più di qualsiasi altra salita, anche tecnicamente ben più impegnativa, compiuta con un cliente normodotato» sottolinea Nardellotto.
LA SODDISFAZIONE Trent'anni, con un passato da atleta di alto livello nel triathlon, ha deciso di dedicarsi alla passione per la montagna, intraprendendo il complesso iter per diventare guida alpina e occupandosi anche di lavori in altitudine su alberi o edifici (ha partecipato, ad esempio, ai restauri del campanile di Vidor): «Nonostante avessimo l'ok dei medici e ci fosse un elicottero pronto ad intervenire in caso di necessità, sentivo molto la responsabilità: invece è andato tutto benissimo. Abbracciati vicino alla croce di vetta, con davanti agli occhi l'orizzonte delle altre Dolomiti innevate, mentre i suoi compagni commossi rimanevano in silenzio, Getulio ha esclamato: «Che bella la vita». 

Ultimo aggiornamento: 15:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA