Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

Raddoppia il numero di poliziotti che chiede la pensione, la Questura perde 27 agenti: «Organico al collasso»

Domenica 19 Giugno 2022 di Mattia Zanardo
La questura di Treviso

TREVISO - Diversi poliziotti trevigiani andati a riposo negli ultimi mesi sono ancora in attesa di ricevere il primo assegno della pensione. E la stessa sorte, con ogni probabilità, capiterà anche ai colleghi che li seguiranno a breve. Motivo? Nonostante l'istanza di pensionamento sia stata presentata all'Inps per tempo, in alcuni casi anche un anno prima, mancano ancora i conteggi, legati allo specifico regime lavorativo di questi professionisti, che devono essere inviati alla Prefettura, validati e, infine, trasmessi all'ente previdenziale per il definitivo avvio del trattamento. Purtroppo, il funzionario amministrativo della Questura di Treviso che si occupa di queste pratiche, già oberato, in questo periodo è assente, gli uffici cercano di sopperire come possibile, ma i ritardi sono inevitabili.

IL PARADOSSO
Una vicenda per molti versi paradossale, ma emblematica, denuncia il sindacato di categoria Silp Cgil, del sotto organico ormai cronico in cui si trova ad operare la Polizia di Stato nella Marca. Sia per quanto riguarda uomini e donne in divisa, sia per il personale civile della struttura. E poco consola che la situazione, ovviamente, sia comune a molte altre aree d'Italia e a gran parte della Pubblica amministrazione. Già nello scorso luglio, la sigla sindacale aveva lanciato l'allarme riguardo alle uscite per pensionamento e al mancato ricambio. A neppure dodici mesi di distanza, le proiezioni sono in ulteriore peggioramento: nel giro dei prossimi sei anni si stima che, in provincia, andranno in quiescenza circa 170 addetti della Polizia di Stato, tra Questura, Commissariato di Conegliano e varia specialità come Polizia Stradale, Ferroviaria, Postale, Polaria. Insomma, è destinato a lasciare il servizio attivo il 30% dell'intera forza lavoro. E il calcolo riguarda solo chi, in questo arco di tempo, maturerà i requisiti per la pensione di vecchiaia, escludendo dunque, altri possibili congedi per anzianità lavorativa o altre ragioni. Già ora i 12 pensionamenti previsti entro quest'anno sono più che raddoppiati a 27. Di contro, secondo il Silp, i nuovi arrivi dalle scuole del corpo - 6-7 in Questura, un altro paio alla Stradale - sono insufficienti anche solo a colmare i vuoti. Salvo un aumento di assegnazioni, sommando quanti hanno già smesso, la sola Questura rischia di perdere due terzi del suo organico rispetto al 2011. Con tutte le conseguenze facilmente intuibili sulla sicurezza pubblica e sulla prevenzione dei reati, ma anche su tutta una serie di attività, oggi in capo alla Polizia, dal rilascio dei permessi di soggiorno, a quello dei passaporti e delle licenze per il porto d'armi.

IL PUNTO

Nei giorni scorsi la situazione è stata presentata anche in un incontro in Prefettura, da parte di Giovanna Gagliardi, della segreteria provinciale del Silp Cgil, insieme alla segretaria della Funzione pubblica, Marta Casarin, e al segretario confederale Mauro Visentin. «La questione ha ovviamente un respiro nazionale - sottolinea Gagliardi - e riguarda scelte strategiche relative ai concorsi e a dove inviare i neoassunti, dal momento che, anche giustamente, finora sono state privilegiate aree più critiche del Trevigiano. Ma c'è un livello sotto il quale non è possibile più nemmeno erogare i servizi al cittadino». Anzi, quel livello - ammette Gagliardi - è ormai già stato raggiunto e, se finora non ci sono state ripercussioni significative, «lo si deve all'impegno, alla dedizione e allo spirito di sacrificio dei colleghi in servizio». Non va meglio neppure per gli impiegati e i funzionari civili: ad oggi contano 39 unità, una dozzina sotto la pianta organica. Il tema si inserisce nel più ampio problema delle carenze di personale nelle pubbliche amministrazioni. Per Casarin, rappresentante dei lavoratori Cgil del settore, tuttavia, non basta più evidenziare il deficit strutturale e il rischio di collasso: «Ora occorre arrivare a delle soluzioni e anche le istituzioni locali devono prendere posizione: bisogna avviare una discussione organica per riuscire a garantire anche a Treviso un buon funzionamento dei servizi che non pesi solo sui lavoratori».
 

Ultimo aggiornamento: 12:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci