Insulti sessisti alla candidata Rachele Scarpa: «Vittima della macchina del fango come altre donne progressiste. Farò denuncia»

Sabato 3 Settembre 2022 di Mauro Favaro
Rachele Scarpa, candidata del Pd alle prossime elezioni come capolista per la Camera del collegio Veneto 1
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TREVISO - Insulti sessisti contro Rachele Scarpa, la 25enne candidata del Pd alle elezioni politiche del 25 settembre come capolista per la Camera nel collegio plurinominale Veneto 1. L’ondata è partita dopo un video, una ventina di secondi tagliati da una riunione online, che ha fatto il giro d’Italia scatenando mille polemiche. «Dobbiamo interrompere quel circolo vizioso per cui il lavoro è l’unico mezzo di sostentamento per le persone», è stata la frase che ha nuovamente portato la 25enne nella bufera.

Non è la prima volta. Solo due settimane fa un post su Facebook sulla questione israelo-palestinese aveva già suscitato una montagna di reazioni. Dalla destra avevano accusato la Scarpa di antisemitismo. Insomma, uno stillicidio continuo che ha come base la vivisezione dei suoi interventi sui social, anche quelli vecchi. E parallelamente nel mare magnum del web hanno iniziato a piovere gli insulti sessisti. Compresi i “Mi piace” messi da Marco Riezzo, candidato della Lega nel Lazio per Montecitorio, a commenti ingiuriosi nei confronti della 25enne. Ma Scarpa non ci sta: specifica, si difende e rilancia.

Rachele Scarpa, si aspettava che i suoi interventi su internet venissero passati in rassegna con queste modalità?
«Me l’aspettavo, ma non mi ci abituo e soprattutto non mi spavento. Penso sia frutto di un doppio standard. A una donna, giovane e progressista viene sempre imposto di dimostrare qualcosa rispetto ad altri. E questo passa anche per attacchi brutali e sistematici. Diciamo che qualcuno sta dedicando anima e corpo a una ricerca micragnosa scandagliando i miei vecchi interventi, tagliandoli, manipolandoli e decontestualizzandoli. Il tutto per incitare alcune bolle social all’insulto libero».

Nascono da qui gli insulti sessisti che ha ricevuto?
«Sì, parecchi. Lascio immaginare che tipo di attacchi beceri mi stiano arrivando. Si è messa in moto una macchina del fango. Non è la prima volta che una candidata donna in ambito progressista viene attaccata solo per il fatto di essere quello che è. Gli esempi si sprecano. Non importa, abbiamo le spalle larghe. Ma sto facendo pulizia nei miei canali, perché non voglio un linguaggio d’odio».

Sporgerà denunce?
«Sto raccogliendo il materiale. Poi valuterò. Gli estremi ci sono».

Ha mai pensato che le polemiche possano essere frutto di un “fuoco amico”? Non è un mistero che la scelta di Enrico Letta di candidarla come capolista in Veneto ha causato forti tensioni all’interno del Pd.
«Non lo so e non mi interessa. Adesso sono concentrata sulla campagna per far conoscere il nostro programma, stare sul territorio e incontrare le persone».

Ma cosa voleva dire con la frase sul circolo vizioso del lavoro come unico mezzo di sostentamento?
«Tanti di noi giovani, pur lavorando, rimangono poveri. Questo è per me un terribile “circolo vizioso”. La redistribuzione della ricchezza non è attivata dal lavoro, se questo rimane lavoro povero. Immaginare forme di sostegno al reddito universali non deve essere un tabù».

Si riferisce al lavoro precario?
«Dequalificato, sottopagato e precario. Conosciamo il mondo degli stage gratuiti o mal retribuiti, e la precarietà spacciata per flessibilità. Queste forme di lavoro non garantiscono una vita dignitosa. In questo senso il lavoro sottopagato non può essere l’unica fonte di sostentamento. Quella di forme di sostegno al reddito universali è solo una delle strade per rendere concreti i principi di emancipazione della nostra generazione, attraverso il lavoro e giusta retribuzione. Non mi sembra sia una cosa radical. Invece a quanto pare non si può dire. Mentre invece c’è chi sui social può mettere “mi piace” senza problemi a commenti che dipingono un’altra persona come prostituta».

Dopo le ultime polemiche, qualcuno ha detto che Enrico Letta ha fatto male a fidarsi dei giovani.
«Meno male, invece, che c’è qualcuno che si fida. Il vero problema è che la ricerca di appigli per montare simili polemiche distoglie dai temi centrali. Il Pd è il partito del lavoro, che resta, ovviamente, il primo strumento di emancipazione, come recita anche la nostra Costituzione. “Sostentamento” è però un insieme più ampio di diritti, che devono essere garantiti: il diritto alla casa, gli ammortizzatori sociali per tutelare chi lavora, il welfare per conciliare vita e lavoro. Approviamo una legge sul salario minimo. Senza polemiche, magari lo capisce meno chi ha sempre difeso la precarietà chiamandola flessibilità».

Ultimo aggiornamento: 5 Settembre, 08:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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