Attacchi hacker alle aziende trevigiane: impennata di segnalazioni

Sabato 1 Ottobre 2022 di Maria Elena Pattaro
E' sempre più allarmante il numero di attacchi hacker

TREVISO - In un’epoca di iper connessione, in cui gli affari non possono fare a meno della rete, anche e grandi minacce arrivano dal web. Gli attacchi hacker prendono di mira le aziende e quelle trevigiane non fanno eccezione. Nel mirino, nell’ultimo anno, sono finite sia la Metalmont di Revine, che ha il cuore del proprio business nell’Ucraina, ora martoriata dalle bombe russe, sia la Piazzetta di Asolo. Nel 2021 i “cyber colpi” messi a segno dai pirati del web sono stati più di duemila, il 10% in più rispetto al 2020, secondo i dati di Clusit, associazione italiana per la sicurezza informatica. Anche nella Marca c’è stata un’impennata di segnalazione per i pericoli del web e di pari passo un boom di iscrizioni ai corsi di Unis&F, società specializzata in cyber security.

LA MINACCIA

In Metalmont si sono accorti che qualcosa non andava da strane mail che hanno iniziato ad arrivare alla casella della posta aziendale. Al quartier generale di Revine Lago i vertici, in qualche modo, immaginavano già da tempo di essere nel mirino dei pirati della rete. «Tutto inizia quando alcuni dipendenti cominciano a trovare strane mail da parte di colleghi che autorizzavano pagamenti con modalità anomale» - spiega il ceo Iacopo Meghini. La Metalmont, che conta 30 dipendenti e un fatturato da 5 milioni di euro l’anno, è specializzata nella produzione di macchine e sistemi per la meccanizzazione degli impianti di stoccaggio dei cereali e l’Ucraina è il suo mercato principale. Il nome dell’azienda era finito nel dark web, tra i possibili bersagli e in effetti qualche corrispondenza è stata violata ma il peggio è stato scongiurato. «Certo, operare con certe aree geografiche può esporre a rischi ma nessuno è immune da attacchi - prosegue Meghini -. Immaginiamo l’hacker come una persona con la felpa e il cappuccio in testa, invece, spesso si tratta di esperti, con laurea e master, che lavorano per aziende reali. Ecco perché è così difficile intercettarli. Solo formando i dipendenti si può rispondere a questi rischi».

SOTTO SCACCO

Che la formazione sia la risposta agli attacchi di hacker senza scrupoli ne è convinto Daniele Bonato, manager di Piazzetta, che lo scorso febbraio ha subito un pesante attacco informatico che ha inflitto un gravoso contraccolpo. «Non si è trattato solo di un danno in denaro - racconta il manager dell’azienda di Asolo leader nella produzioni di caminetti con 70 milioni di fatturato e 250 dipendenti -. Lo posso definire il periodo più brutto della mia carriera. È stato come avere i ladri in casa e dover decidere in 5 minuti cosa fare. Di fronte ad un ingresso non autorizzato, abbiamo chiuso i data center per metterci al riparo dal furto di dati. Bonificare l’azienda per poter tornare on line e mettere in sicurezza il sistema ci ha costretti poi ad anticipare alcuni investimenti. Noi non abbiamo pagato nessun riscatto e solo una buona dose di resilienza allo stress ci ha fatto convertire questo attacco in un’opportunità per affinare i nostri sistemi di sicurezza». La sicurezza informatica è la priorità delle aziende trevigiane: lo testimonia il picco di iscrizioni ai corsi di formazione. Unis&F, la società di servizi e formazione del sistema Confindustria che opera nelle province di Treviso e Pordenone. Le ore di corsi sulla cyber sicurezza sono passate dalle 60 nel 2021 alle 100 di quest’anno. «La nostra esperienza ha fatto scuola nel settore - afferma il direttore Pasquale Costanzo - tanto che il prossimo 4 ottobre i nostri esperti sono stati invitati ad aprire i lavori del Security Summit, il più importante convegno italiano sulla cyber security in programma a Verona».

Ultimo aggiornamento: 08:22

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