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Mais ingiallito, aglio "abortito": la siccità rischia di cancellare due eccellenze del Polesine

Mercoledì 13 Luglio 2022 di Marco Scarazzatti
Il mais, compromesso, viene trinciato e mandato coi camion negli impianti a biomassa

ROVIGO - A causa della siccità, aglio biancomais, due eccellenze del Polesine, rischiano di scomparire. Con il caldo torrido e la mancanza d’acqua sta diventando economicamente insostenibile coltivarle per le aziende agricole. Il mais è ingiallito e viene trinciato per andare a finire nel digestore di Guarda Veneta, che produce biogas. L’aglio è piccolissimo, praticamente non è cresciuto: le perdite raggiungono il 60-70 per cento e quel che rimane vale poco dal punto di vista commerciale.
Il presidente di Confagricoltura Rovigo, Lauro Ballani, e la consigliera regionale Laura Cestari, nella giornata di lunedì, sono stati in visita ad alcune aziende medio-polesane, che contano perdite pari a quasi il totale del prodotto e sono rimasti molto turbati. Servono ristori urgenti, molti chiuderanno con i bilanci in rosso. Senza irrigazioni si cambieranno colture” - questo il grido di allarme lanciato dai vertici provinciali di Confagricoltura. E così, dopo il caso del riso del Delta del Po, in grande sofferenza, il Polesine chiuderà questa rovente estate con la probabile perdita di altri due prodotti simbolo: l’aglio bianco e il mais.
Lauro Ballani con il direttore di Confagricoltura, Massimo Chiarelli e la consigliera regionale hanno fatto un sopralluogo in alcune aziende agricole simbolo, per toccare con mano gli effetti della siccità. Da Polesella a Frassinelle, fino ad arrivare ad Arquà Polesine il colpo è d’occhio è desolante: il granoturco è ingiallito e verrà trinciato per essere mandato negli impianti a biomassa, mentre l’aglio, senza l’acqua, non è cresciuto e le perdite supereranno il 50%. La provincia di Rovigo rischia di perdere migliaia di ettari di mais, dopo che già l’anno scorso ha perso il 5,6% di colture, scendendo a 27.600 ettari. Il che significa anche meno mais ceroso destinato a foraggio per gli animali.

«Stiamo perdendo i produttori»

«Stiamo perdendo tutti i produttori di aglio e cominciamo a perdere anche quelli di mais - afferma sconsolato Lauro Ballani - La qualità del trinciato è bassa e la zootecnia ne risente. Le quotazioni dei cereali stanno scendendo: quindi produciamo poco, prendiamo meno e spendiamo tanto. La frutta è scomparsa quasi tutta e la poca rimasta ha pezzature così piccole da risultare invendibile. I prezzi del gasolio sono altissimi e non possiamo irrigare. I tecnici ci dicono di lasciare andare metà dei raccolti. E le nostre fattorie sono in ginocchio. Bene lo stato d’emergenza, ma bisogna riempirlo di risorse, da assegnare alle imprese che hanno davvero necessità e non a pioggia. Servono ristori e investimenti per la prossima stagione».
«Ma non basta: di fronte a scenari sempre più torridi, dobbiamo capire come intervenire e cosa fare in futuro. Per il Po servirebbe un generale Figliolo che decida il da farsi: servono altre barriere anti-sale o è meglio garantire un flusso minimo per mantenere il cuneo a mare? Anche con i consorzi bisognerà studiare un regolamento irriguo, per evitare perdite. E poi bisogna fare ricerca, andare avanti con le biotecnologie. Ci sono mais a basso consumo idrico, dobbiamo superare i pregiudizi e guardare alle migliori soluzioni per produrre cibo».
 

Ultimo aggiornamento: 10:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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