Scuole paritarie chiuse, in Polesine rischiano il posto di lavoro 380 docenti

Lunedì 27 Aprile 2020 di Alessandro Garbo
Bambini impegnati nei giochi in una scuola materna
ROVIGO - Il Governo volta le spalle alle scuole paritarie. In Polesine sono a forte rischio 380 lavoratori. Sono, infatti, 55 le paritarie Fism in provincia di Rovigo, di cui 21 con il servizio nido integrato. Oltre 3500 i bambini iscritti. Gli emendamenti al Decreto “Cura Italia” a favore delle scuole paritarie sono stati presentati da Fratelli d’Italia, in Commissione bilancio alla camera. Gli ultimi in ordine di tempo a chiedere un aiuto concreto al Governo erano state le scuole cattoliche, ma dallo Stato non è arrivata alcuna risposta.

I NUMERI
Il futuro, per insegnanti e dipendenti, fa sempre più paura. Complessivamente sono 12mila gli istituti in tutta Italia, frequentati da quasi 800mila allievi, dalla scuola d’infanzia fino alla media. Sono 100mila i lavoratori del settore che rischiano di ritrovarsi senza un’occupazione. Mauro Agnoletto, presidente provinciale della Fism di Rovigo, attacca: «Le scuole paritarie si reggono su due pilastri: le rette e i contributi dello Stato. In Italia c’è una vecchia ideologia, che in altri Paesi europei come la Francia e l’Inghilterra è già superata. Qui invece si punta a fare la guerra alle paritarie. Il Governo si prenderà la responsabilità di trovare un posto ai dipendenti, poi le amministrazioni esploderanno; dove andranno questi bambini? Chi non è al passo con i tempi deve aggiornarsi. Le scelte della classe politica rischiano di creare disoccupazione e grossi disagi alle famiglie».
STATO SOTTO ACCUSA
Il referente provinciale punta il dito contro lo Stato: «Il Governo ha permesso alle persone di uscire e portare a spasso i cani: un animale conta forse più di un bambino? – s’interroga – I piccoli hanno bisogno di uscire e interagire, non si possono imprigionare davanti alle televisioni o ai tablet. Le famiglie che possiedono un giardino sono fortunate, ma penso a quelle che abitano al terzo piano di un condominio». Quali sono gli scenari per futuro? La risposta è chiara: «Se la situazione rimane questa, saremo costretti a lasciare a casa i dipendenti».
AMMORTIZZATORI SOCIALI
Gli istituti scolastici sono già gravati dalle difficoltà economiche: «Le nostre scuole non fanno utili, è già un trionfo fare un pareggio di bilancio per i presidenti delle realtà locali, sia in città che in provincia chiudere senza perdite è faticoso. In alcuni casi sono necessari gli aiuti di parrocchie e associazioni di volontariato. I 380 dipendenti della Fism Rovigo, attualmente, continuano a usufruire degli ammortizzatori sociali previsti dallo Stato. Agnoletto fa suonare un altro allarme: «I più penalizzati saranno i piccoli comuni, dove non ci sono molti iscritti. Alla luce di queste scelte del Governo, si può prevedere che il Polesine si trovi depauperato delle scuole d’infanzia. I paesi non saranno più appetibili per le famiglie e, in prospettiva, rischiano di sparire». Il presidente assolve le Amministrazioni comunali: «In alcune circostanze sono stati chiesti aiuti ai Comuni, ma capisco bene la situazione. Non è un danno provocato dal sindaco di turno». Una buona notizia, almeno, è arrivata dagli istituti di credito, come spiega Agnoletto: «Bancadria ha predisposto un’operazione di anticipo contributi sull’anno scolastico corrente. In base ai contributi dell’anno passato, Bancadria anticipa fino al 70% di quell’importo per ogni singola scuola, da restituire poi con l’arrivo dei fondi pubblici, entro il prossimo 31 gennaio. È una piccola boccata d’ossigeno». «Voglio ringraziare - conclude Agnoletto - i genitori degli iscritti di tutta la provincia. Almeno loro hanno capito la gravità della situazione e si sono adoperati per fare da argine. Ora dobbiamo solo attendere le mosse del Governo. E capire cosa costerà la riapertura, anche in termini di sanificazione»
Ultimo aggiornamento: 08:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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