No trivelle: ambientalisti da Mattarella per opporsi alla piattaforma nel Delta del Po

Mercoledì 28 Luglio 2021 di Anna Nani
Una piattaforma per l'estrazione degli idrocarburi dovrebbe sorgere in Adriatico al largo del Delta del Po

DELTA  DEL PO - Ieri alcune associazioni ambientaliste hanno depositato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica contro le trivelle nel Delta del Po. A firmare il documento rivolto al presidente Sergio Mattarella sono state ClientEarth, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, WWF Italia e Greenpeace Italia per chiedere l’annullamento del decreto del ministero della Transizione ecologica che dava parere positivo circa la compatibilità ambientale del progetto Teodorico, finalizzato alla ricerca di idrocarburi al confine con un’area marina protetta alla foce del Delta del Po, patrimonio dell’Unesco. Il documento, emanato lo scorso marzo in accordo con il ministero della Cultura, dava l’ok al progetto promosso dalla società Po Valley Operations Pty Ltd che prevedeva una piattaforma di sfruttamento del gas (si collegherebbe a un’altra già esistente, gestita da Eni), due pozzi e due condutture. Il giacimento Teodorico sorgerebbe al confine con l’area marina protetta “Adriatico nord veneziano - Delta del Po”, istituita di recente per la conservazione di specie come il tursiope e la tartaruga marina, che coinvolge numerose municipalità: Porto Tolle, Ariano nel Polesine, Porto Viro e Taglio di Po (per la parte veneta); Comacchio, Codigoro, Mesola, Goro e Ravenna (per la parte emilianoromagnola).

«PALESE VIOLAZIONE»

Secondo le associazioni l’autorizzazione concessa a Teodorico andrebbe contro il diritto nazionale e comunitario, dato che l’area interessata è stata proposta come Sito di importanza comunitaria o Sito natura 2000 e che secondo una legge del 2010 le attività di ricerca offshore di idrocarburi sono vietate entro 12 miglia dal confine con aree marine protette. «Il parere positivo dato a questo progetto di ricerca di gas senza nemmeno valutarne l’impatto è incomprensibile ed è una palese violazione delle normative - affermano le organizzazioni ambientaliste - Le autorità hanno l’obbligo di proteggere il patrimonio naturale del Paese non solo per l’importanza storica ed economica che ricopre, ma anche per il ruolo cruciale che gioca nella salvaguardia del nostro futuro. Due crisi parallele minacciano la vita sulla terra: la crisi climatica e la perdita di biodiversità. Dare la priorità all’esplorazione dei combustibili fossili rispetto alla protezione della fauna selvatica le aggrava entrambe».

PERICOLI E PREOCCUPAZIONI

Il ricorso va ad aggiungersi al coro di proteste che hanno accolto il progetto Teodorico e a quello che è stato presentato dalla direzione del Parco, da nove comuni e dalla Provincia di Rovigo. Alla perdita di biodiversità si aggiunge anche la preoccupazione per la subsidenza. Infine, il via libera a Teodorico risulterebbe incoerente con il Pitesai, piano finalizzato a identificare le aree idonee per lo sfruttamento degli idrocarburi.
 

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