Grandi Molini Italiani, 60 giorni
per presentare il piano anti fallimento

L'insegna della sede della Grandi Molini Italiani

di Francesco Campi

ROVIGO - Una spada di Damocle pende sulla testa della Grandi Molini Italiani, il colosso della farina nato a Rovigo: una domanda di fallimento.

È quanto emerge dal decreto emesso dai giudici Marcello D'Amico, Mauro Martinelli e Valentina Vecchietti sull'ammissione al concordato con riserva, meglio noto come concordato "in bianco". In pratica un "pre-concordato" che dà al debitore la possibilità di ottenere una finestra fino a sei mesi, prima di arrivare alla presentazione vera e propria del concordato preventivo, che deve essere corredato del piano per la ristrutturazione del debito e la soddisfazione dei creditori, secondo tempi e quote stabiliti. In questo caso, però, i tempi dettati dal Tribunale di Rovigo sono ben più stretti, visto che la pendenza della domanda di fallimento accorcia il termine ad appena 60 giorni. Entro questa data la Gmi dovrà presentare il piano.

Nel frattempo, però, la produzione andrà avanti, anche se tutte le operazioni superiori ai 10mila euro e le operazioni di straordinaria amministrazione saranno vagliate del commissario giudiziale. Compito che, data la complessità della situazione giuridico-economica e delle ristrette tempistiche, è stato affidato ad un collegio, formato dell'avvocato Stefania Traniello Gradassi di Rovigo, dal commercialista adriese Carlo Salvagnini e dall'avvocato torinese Stefano Ambrosini.

Nell'operazione di riorganizzazione, la società che fino a dicembre avrà ancora sede legale ed amministrativa a Rovigo, anche se poi gli uffici direzionali saranno trasferiti nel centro produttivo di Marghera, proprio nell'ottica di un riassetto complessivo e di ipotizzabile vendita di parte del patrimonio immobiliare, è assistita da Mediobanca come consulente finanziario e da Kpmg Advisory come consulente industriale. Gmi ha sottolineato di aver raccolto la disponibilità della famiglia Costato, azionista di controllo, e di operatori terzi a concedere finanziamenti per sopperire al fabbisogno di cassa e assicurare la continuità della produzione. A quanto pare, poi, vi sarebbero all'orizzonte possibili nuovi azionisti, anche se da parte della società prevale il massimo riserbo. Si tratta, infatti, di accordi delicati e che, vista la situazione in cui versa la Grandi Molini, necessitano di trattative misurate nonostante l'incalzare del tempo.
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Sabato 21 Novembre 2015, 09:24






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