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Safer Internet Day. Ragazzi sempre più soli e in pericolo online: tra i 12 e i 16 anni nessuna regola, famiglie distratte. Quali sono i social che usano di più? Tutti i dati

Bambini e giovani: le abitudini sul web. L'analisi dell'Osservatorio Scientifico della no profit Movimento Etico Digitale

Martedì 8 Febbraio 2022 di Redazione Web
Safer Internet Day
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Nuovo focus sul comportamento dei più giovani online, con uno spaccato che presenta alcuni punti molto interessanti, arriva dall’analisi condotta dall’Osservatorio Scientifico della no profit “Movimento Etico Digitale”, fondata dal 26enne vicentino Davide Dal Maso, membro del Tavolo di Lavoro ministeriale sulla Cittadinanza Digitale. Quanto tempo passano i ragazzi online? Quanti vengono controllati dai genitori? Ci sono regole? Quali sono i social più usati dai giovani? Qual'è il loro livello di consapevolezza? Sono solo alcune delle domande alle quali i dati dell'analisi forniscono risposte, proprio l’8 febbraio, quando si celebra il Safer Internet Day, la giornata mondiale per la sicurezza in Rete, istituita e promossa dalla Commissione Europea. Ma andiamo per ordine.

Tra i 12 e i 16 nessuna regola per navigare sul web

Due ragazzi su tre appartenenti ad una fascia d’età compresa tra i 12 e i 16 anni non hanno regole in famiglia per quanto riguarda l’utilizzo dei social e uno su cinque dichiara di navigare anche dopo le 23. Dalla survey emerge che i giovani hanno sempre più libertà on-line e di conseguenza migrano verso nuove piattaforme, meno popolate dagli adulti, in cui riescono ad esprimere il loro modo di comunicare e le loro passioni. Il 65,6% degli intervistati afferma di non avere controlli sull’utilizzo dei social e solamente il 34,4% dichiara di avere delle regole Il 42% non ha vincoli di orario e naviga più di 4 ore al giorno. Un ragazzo su 5 naviga anche di notte senza alcun controllo o regola da parte di un genitore.



«Nell’era del Covid i ragazzi hanno imparato che il digitale offre loro la possibilità di relazionarsi e creare un’ identità on-line e la naturale conseguenza è che adesso per gli adulti risulta molto più problematico far rispettare le regole, il che comporta un tempo sempre maggiore di esposizione al mondo digitale», commenta il referente dell’Osservatorio Scientifico Gregorio Ceccone. «Sono aumentate di gran lunga - aggiunge - le segnalazioni che come Movimento Etico Digitale riceviamo da parte di genitori esasperati che non riescono a diminuire il tempo di utilizzo di smartphone e altri device in famiglia». I giovani intervistati riportano che le regole più diffuse riguardano il tempo di utilizzo delle tecnologie, il divieto di effettuare chiamate durante i pasti e usare lo smartphone prima di aver finito i compiti. Tra le raccomadazioni-imposizioni più singolari i ragazzi menzionano quella di non usare più di 6 ore al giorno il telefono (che significa 3 mesi all’anno), di stare attenti alle onde elettromagnetiche e di non utilizzare il 5G.

Quali social usano i ragazzi?

E allora si vede da un lato la crescita esponenziale di Tik Tok (+18,9% rispetto all’anno scorso) e il ritorno di Snapchat, particolarmente popolare nella fascia 12-14, dimostrano la preferenza verso canali social più veloci, scherzosi e interattivi; dall’altro la crescita di Twitch testimonia un’altra tendenza rilevante come l'attitudine da parte della community a sostenere economicamente chi crea contenuti per loro. La particolarità di questa piattaforma è infatti che chi segue un determinato influencer può supportarlo economicamente con una donazione o abbonandosi al suo canale. Si tratta solitamente di pochi euro (€ 3-4) al mese che però permettono al content creator di sostenersi e aumentare la qualità e la frequenza delle sue produzioni.



Secondo Davide Dal Maso «Twitch è un esempio molto interessante di come i giovani aiutano altri giovani con l’obiettivo di godere di contenuti divertenti e di informazioni che loro ritengono di valore. Un effetto tribù, per così dire, che da sempre fa parte della natura umana ma che allo stesso tempo determina un certo distacco dal mondo degli adulti e dai mass media, che considerano poco adatti al loro linguaggio per via di format che vivono come obsoleti e poco interessanti. Un gap tra generazioni».

 

I pericoli del web: dal cyberbullismo all'hate speech

Lasciati soli nel web i ragazzi sicuramente trovano una prateria da scoprire ma anche un territorio franco dove soprattutto i più giovani, se non controllati, sono maggiormente esposti ai pericoli. Il 20,2% del campione, infatti, ha subito esperienze negative on-line con una crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente. Tra quelli che vengono definiti episodi spiacevoli c’è sempre la minaccia del cyberbullismo, che risulta essere calato del 5% rispetto all’anno precedente, ma che continua a riguardare il 30% degli adolescenti, e il tema dilagante degli insulti e del hate speech che riguarda quasi 1 ragazzo su 2.



«Purtroppo questo atteggiamento di odio on-line è molto diffuso e riguarda tutte le generazioni. Lo possiamo notare anche nei nuovi social. Su Twitch ad esempio diversi gamers bestemmiano e incitano a fare dei flame, ovvero a prendere di mira un altro utente. Questo fenomeno lo possiamo notare in modo dilagante anche su “social maturi” come Facebook - afferma Davide Dal Maso che continua -, sfido a guardare i commenti sotto i post delle testate giornalistiche o di qualche personaggio famoso e non restare stupiti di quanto odio gratuito venga espresso da parte di persone di ogni età e derivazione sociale. Purtroppo si è ancora convinti che internet sia un far west senza regole, ma il web non dimentica e un insulto lì può costare tantissimo».

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Competenze online degli adulti: riconoscere le fake news

Dalla survey emerge una certa sfiducia verso le competenze online degli adulti. Il 40,9% dei giovani ritiene “scarsa o molto scarsa” la loro capacità di usare i social media, il 34,9% “media” e il 23,5% “buona o molto buona”. Per quanto riguarda invece l’abilità di riconoscere le fake news il 35,5% ritiene “scarsa o molto scarsa” la capacità degli adulti di usare i social media, il 45,2% “media” e il 19,3% “buona o molto buona”. «Sono rimasto molto colpito - commenta Gregorio Ceccone - dalla testimonianza di un ragazzo di 16 anni che racconta di agire egli stesso come una sorta di “parental control” dei propri genitori, limitando i danni che questi fanno condividendo fake news e commentando in maniera aggressiva alcuni post».

Social e lavoro: quanto bisogna stare attenti?

Dal sondaggio colpisce che anche i giovani hanno importanti lacune in quanto a consapevolezza e competenze digitali. 1 su 3 infatti non ha mai verificato le impostazioni privacy dei propri account social e ciò significa essere più vulnerabili rispetto ad alcuni pericoli del web come l’adescamento, il cyberbullismo e le frodi. Risulta particolarmente importante la conoscenza di questi temi anche per il futuro lavorativo dei ragazzi: il 62,7% di loro non ha mai pensato che i contenuti pubblicati sui social potranno essere valutati da chi farà loro un colloquio, nonostante sia acclarato che i recruiter partano proprio da questi canali per avere più informazioni sul candidato, cassando i giovani con una reputazione on-line negativa. «Ultimamente si parla molto di metaverso e di nuovi mondi on-line, ma siamo sicuri di essere pronti ad affrontare queste realtà digitali? La nuova generazione ne è affascinata e sicuramente desiderosa di sbarcarci. Questo però comporterà un ulteriore aumento del gap generazionale, esponendo i giovani a nuovi pericoli in ambienti ancora più sconosciuti per i loro genitori. Questo trend non si può bloccare, non si torna indietro. Si deve agire da subito con programmi di educazione civica digitale che diffondano le competenze digitali di base e avvicinino le generazioni», conclude Davide Dal Maso, che insieme al Movimento Etico Digitale è pronto a collaborare sempre di più con le Istituzioni italiane ed europee per perseguire questa mission così importante.



Ultimo aggiornamento: 15:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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