Stalking, stravolta la vita del militare: da anni centinaia di lettere anonime infamanti. Ai domiciliari la ex

Venerdì 15 Ottobre 2021 di Cristina Antonutti
Poliziotti della squadra mobile

PORDENONE - Una vita stravolta da centinaia di lettere anonime contenenti accuse infamanti e piene di riferimenti a comportamenti abietti. Il militare vittima di stalking era convinto che un trasferimento a 700 chilometri di distanza dal Friuli avrebbe messo fine alle missive anonime spedite al suo recapito, ma anche a quello di famigliari, colleghi di lavoro e amici. Invece, no. La 50enne dipendente dell'ospedale di Pordenone, dove mercoledì pomeriggio la Squadra Mobile l'ha raggiunta per eseguire una misura cautelare per l'ipotesi di atti persecutori, ha dimostrato di conoscere spostamenti e frequentazioni della vittima. Lettere dello stesso tenore sono già state spedite nel nuovo posto di lavoro in cui il militare sta per prendere servizio.

MISURA CAUTELARE

La vicenda si trascina dal 2018, ma è nell'ultimo anno e mezzo che la donna avrebbe intensificato la spedizione delle lettere. Con la vittima aveva avuto una relazione ed era a conoscenza di molti particolari della sua vita e della sua famiglia. Dopo la rottura del rapporto, è cominciata la vendetta. Agli investigatori della Questura si è presentato un quadro molto complesso, tanto che inizialmente i sospetti si erano concentrati sull'ex moglie del militare. Nelle lettere diffamatorie, infatti, la 50enne si autoaccusava di aver preso parte agli spregevoli reati che imputava falsamente all'ex partner. Escluso il coinvolgimento dell'ex moglie del militare, l'attenzione si è concentrata sulla donna che adesso si trova agli arresti domiciliari nella sua residenza in provincia di Pordenone con divieto di comunicare con persone diverse dal suo difensore, l'avvocato Alessio Pagnucco

LA GRAVITÀ

A coordinare l'attività della Squadra Mobile è stato il sostituto procuratore Marco Faion. La situazione fotografata nel corso delle indagine è emersa in tutta la sua gravità nell'ultimo periodo. La vittima è stata denigrata con i suoi vertici militari, persino con quelli della nuova sede in cui prenderà servizio. E con parenti, amici, colleghi e perfino un parroco. Alcune missive erano lunghissime e narravano sempre di comportamenti abominevoli da parte del militare. La Procura, per mettere fine al tormento subito dall'uomo, aveva chiesto per l'indagata il carcere. Ma il gip Giorgio Cozzarini ha ritenuto che gli arresti domiciliari fossero una misura idonea a contenere la donna. Se la violerà, rischia un aggravamento del provvedimento. La prossima settimana, intanto, avrà la possibilità di fornire la sua versione durante l'interrogatorio di garanzia.

LA DIFESA

La 50enne respinge le accuse e sostiene di essere anche lei una vittima dell'anonimo grafomane. Poco più di una settimana fa ha chiesto consiglio allo stesso legale che poi ha nominato quando le è stata applicata la misura cautelare: voleva capire come poteva difendersi dalle molestie che continuava a ricevere. Ma per gli investigatori, che ne hanno monitorato anche i movimenti, non ci sono dubbi: l'anonima autrice della vendetta contro il militare non può essere che lei.

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