Omicidio a Udine. Telecamere fuori dalla porta della vittima: «Tutto il palazzo era terrorizzato da quell'uomo»

Lunedì 9 Maggio 2022 di Camilla De Mori
Il luogo dell'omicidio
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UDINE - «Vivere accanto a lui era un incubo. Nella palazzina siamo in diciannove famiglie. Eravamo diventati ostaggi di Paglialonga».  È questo il racconto di Ivano Albino, che vive al primo piano della palazzina Ater di via della Valle 4, nello stesso pianerottolo di Vincenzo Paglialonga, l’uomo sottoposto ieri a fermo di polizia giudiziaria per il delitto di Lauretta Toffoli, la settantaquattrenne originaria di Gruaro uccisa a coltellate un piano più in su nell’appartamento numero 9. «Avevamo fatto segnalazioni su Paglialonga. Ma nessuno si è mosso. Abbiamo detto: “Volete aspettare che ci scappi il morto?”. E poi, purtroppo, è successo», dice Albino. Ora, spetterà agli inquirenti capire com’è andata davvero, però.


Omicidio nel palazzo maledetto


Fuori dall’appartamento di un’altra inquilina, proprio di fronte a quello del 41enne, sigillato con le strisce bianche e rosse, campeggia una telecamera.
«La signora è spaventata a morte. Tutto il palazzo era terrorizzato. Mi risulta che la Polizia avrebbe chiesto la memoria sim della sua telecamera», sostiene Albino, oggi disoccupato, che divide la sua esistenza con Tamara, badante di origini ucraine.
«Anche noi avevamo messo una telecamera, ma Vincenzo l’ha imbrattata prima con la vernice e poi con l’Attak e poi era da buttare via». 


Denunciato da un condomino


Se i dirimpettai si erano attrezzati, secondo Albino, sarebbe perché «lui ci teneva sotto controllo. Aveva anche lui delle telecamere. Io sono l’unico che l’ha fronteggiato». Ivano racconta che «una volta mi ha minacciato a distanza. Dal basso, mi ha chiamato. Voleva che andassi giù in giardino. Brandiva un grande coltello tagliapane. L’ho denunciato: mi pare fosse a settembre scorso».  Ma Albino racconta anche altri episodi, che avrebbero interessato altri vicini, parla di «gomme delle auto bucate», «porte imbrattate», un telefonino sottratto. «Ha tagliato anche i fiori con il coltello, li abbiamo dovuti buttare via», racconta la signora Tamara.  Erano state fatte anche segnalazioni all’Azienda territoriale di edilizia residenziale.

 

Ai domiciliari


Poi, «da gennaio Paglialonga era in carcere a Pordenone» e Ivano aveva ritrovato la tranquillità. Fino a venerdì 6 maggio. «Lo hanno portato nella nostra palazzina con il cellulare della Penitenziaria intorno a mezzogiorno - riferisce Albino -. Doveva restare ai domiciliari con il braccialetto elettronico assieme a sua madre. Ma sabato mattina, intorno alle 11, me lo sono trovato davanti, da basso. Era evaso. Mi ha detto “tu chiami sempre la Polizia”. Gli ho fatto le fotografie e ho chiamato la Questura. Dopo mezz’ora lo hanno beccato. Paglialonga è stato catturato per evasione grazie a me», sostiene Albino.


La scoperta del cadavere


Ma il vicino non avrebbe mai immaginato quel che sarebbe accaduto dopo. «Nel pomeriggio abbiamo visto Polizia, carabinieri, vigili del fuoco... E siamo venuti a sapere che una signora era stata trovata morta. All’inizio non riuscivamo a capire di chi si trattasse». Poi, con il passare delle ore, dopo l’andirivieni di poliziotti, carabinieri, telecamere e cronisti, le cose si sono fatte più chiare. I vicini si confrontano. «Io dormivo e non ho sentito nulla. Ma parlando, in seguito, ho saputo che nella notte almeno due o tre persone avevano sentito delle grida, di una donna che chiedeva aiuto, ma non hanno chiamato le forze dell’ordine. Se fosse successo a me sarei uscito subito». E poi aggiunge: «Anche mia nuora venuta dall’Ucraina (la moglie del figlio della sua compagna di vita ndr) ha sentito qualcuno che urlava “aiuto” o “aiutatemi”, ma visto che nessuno si muoveva ha pensato che fosse il rumore di una televisione», dice ancora Ivano. 


In casa della vittima alle 2 di mattina


Sabato le indagini sono proseguite fino a tarda ora. «La svolta nelle indagini», come la chiama anche il vicino, sarebbe avvenuta sabato sera. «Sabato intorno alle 21 ho appreso che una persona che vive qui avrebbe detto ai poliziotti di aver visto Paglialonga entrare dalla signora alle 2 del mattino». Una notizia che però, almeno per ora non trova conforto nelle fonti ufficiali.

Un altro femminicidio


Intanto, la comunità udinese si interroga su questo nuovo femminicidio. «Ancora una volta è una donna a perdere la vita, vittima di una violenza spropositata e assurda. Il lugubre elenco dei femminicidi si allunga con la povera Lauretta, e ci lascia l’angoscia di un interrogativo: si poteva evitare o ogni donna, giovane o anziana, è una potenziale vittima? Il tema della protezione dei soggetti più deboli in città è di grande attualità, non solo sotto l’aspetto della sicurezza “armata” di taser o pistola, ma anche riguardo la creazione di una rete di tutela civica, di solidarietà sociale, di reti di vicinato», dice la consigliera comunale Eleonora Meloni (Pd).

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Ultimo aggiornamento: 11:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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