Muore dopo 15 anni in stato di minima coscienza, addio Alessandro Pivetta

Mercoledì 22 Gennaio 2020 di Marco Agrusti
Alessandro Pivetta con al collo la sciarpa dell'Inter e con a fianco Javier Zanetti e Beppe Baresi

PORDENONE - Poco dopo le 20 di ieri, nel reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale Santa Maria degli Angeli di Pordenone, sono state staccate le macchine che ancora lo tenevano in vita. Alessandro Pivetta, 34 anni, ha concluso il suo calvario, liberandosi da una condizione che lo teneva prigioniero del suo stesso corpo da quando di anni ne aveva venti, cioè da quel maledetto giorno di Ferragosto del 2005, quando un incidente stradale lo aveva lasciato in stato di minima coscienza. È morto con accanto il padre Giancarlo e la mamma Loredana, due angeli che hanno vegliato su di lui in tutti questi anni, fatti di dolore e battaglie. 

L’ANNUNCIO
Alessandro, pordenonese, viveva a casa, nel capoluogo. Ma nell’ultimo anno e mezzo le sue condizioni erano peggiorate. Entrava e usciva dall’ospedale di Pordenone, sino all’ultimo ricovero. «Abbiamo deciso per la sedazione assistita», aveva annunciato ieri il padre del 34enne, Giancarlo Pivetta. «Alle 20 nostro figlio ha cessato di vivere», avrebbe poi spiegato tra le lacrime. «E stato assistito meravigliosamente», ha aggiunto E ancora: «Nessuno ha accorciato la vita di Ale, la sedazione profonda non è eutanasia». Proprio papà Giancarlo, nel 2009, aveva dato vita con l’aiuto della moglie a una onlus, che aveva chiamato “Amici di Ale”. Un’associazione pordenonese che però aveva varcato i confini della provincia. Protagonista di convegni sul tema del fine vita, anche negli anni caldi del dibattito su Eluana Englaro, il gruppo era stato invitato anche alla trasmissione Porta a Porta, dove la storia di Alessandro era stata raccontata proprio nell’anno di fondazione della onlus. 

L’IMPEGNO
Giancarlo e Loredana non avevano fatto mancare nulla ad Alessandro. Lo avevano anche fatto viaggiare in aereo per vedere l’Egitto, oppure per conoscere il suo idolo Javier Zanetti, allora capitano dell’Inter di cui Ale era tifosissimo. In parallelo c’era l’impegno per aiutare tutte quelle persone che nella vita si trovano nella situazione di dover assistere un familiare in coma o in stato vegetativo e di minima coscienza. E un sogno: la casa dei risvegli, un luogo fisico che dovrebbe nascere in provincia e che sarebbe in grado di accogliere sino a una decina di persone in stato vegetativo. Il modello è quello della Casa dei risvegli Luca De Nigris di Bologna e del suo centro studi per la ricerca sul coma, che si trovano nel comprensorio dell’ospedale di Bellaria (Rimini). «Adesso che Alessandro non c’è più - hanno detto i genitori del 34enne scomparso ieri sera in ospedale - ci metteremo ancora più forza. La casa dei risvegli nascerà e avrà il nome di nostro figlio».

LO SCHIANTO
Il 15 agosto del 2005 Alessandro Pivetta, allora calciatore del Tamai in Serie D, viaggiava sull’A4. Alla guida di una Citroen c’era un amico di nazionalità francese. All’improvviso la perdita del controllo del mezzo, l’impatto contro un palo della luce e lo schianto in un fosso. Pivetta era stato trasportato prima all’ospedale di Portogruaro e successivamente all’Umberto I di Mestre. Da allora, per quasi 15 anni, una vita in stato vegetativo, sino all’ultimo respiro di ieri sera tra le braccia dei genitori. Papà Giancarlo ha informato che oggi saranno donati cornee e bulbi oculari. L’ultimo bel gesto di Alessandro.

Ultimo aggiornamento: 11:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA