Guerra e prezzi folli, batosta sui lavoratori del Friuli: in 4mila sono già in cassa integrazione

Venerdì 22 Aprile 2022 di Marco Agrusti
Lavoro in fabbrica
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Dopo gli allarmi - ripetuti e sempre più forti - i numeri che certificano la crisi. Ventisei tra grandi e medie aziende metalmeccaniche del Friuli Venezia Giulia in difficoltà, ben 3.758 lavoratori che stanno utilizzando gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione ma anche ferie forzate) su un totale di 7.137 addetti delle 26 aziende considerate. E la provincia di Pordenone che per ora paga il prezzo più alto, con 1.465 lavoratori coinvolti dalla crisi contro i 979 di Udine, i 924 dell’Alto Friuli e i 390 del Goriziano.

 
LA FOTOGRAFIA


Il lavoro è stato compiuto dalla segreteria della Cisl dopo settimane di monitoraggio del sistema economico del Friuli Venezia Giulia. «Nei prossimi mesi – spiega il sindacalista Cristiano Pizzo – sconteremo in maniera presumibilmente molto pesante le conseguenze non solo della guerra in Ucraina, ma soprattutto della pandemia, che di fatto ha, e continua a condizionare, le forniture soprattutto della componentistica e delle schede elettroniche indispensabili all’industria locale e ad alcune filiere strategiche come quelle dell’elettrodomestico e dell’automotive e dei terzisti collegati come, ad esempio, le serigrafie. Basti pensare alle quattrocento navi ancora bloccate a Shanghai per il Covid e che quando ripartiranno per l’Europa andranno ad intasare i porti con ulteriori ritardi delle consegne. Resta il fatto che per molte di queste aziende gli ammortizzatori sociali andranno in esaurimento con i mesi di giugno e luglio e, nella massima parte dei casi, entro la fine dell’anno, lasciando moltissimi lavoratori scoperti, se non si troveranno soluzioni riparatorie. Soluzioni che qualche azienda sta già mettendo in atto per contenere, ad esempio, il rincaro dell’energia e delle materie prime sempre più introvabili, se non a carissimo prezzo. E se, ad esempio, alcune cartiere stanno resistendo grazie ad una marginalità tale da garantire il mantenimento di un equilibrio economico, per altre il prodotto a bassa marginalità e l’impossibilità di scaricare l’aumento dei prezzi sul cliente finale, sta impattando pesantemente sui lavoratori. Ed anche le strategie messe in campo dalle aziende, come, ad esempio (è il caso di alcune cartotecniche con lavoro a ciclo continuo) lo spostamento delle turnazioni sul week end per usufruire delle tariffe Enel di terza fascia, si stanno rivelando assolutamente inefficaci, costringendo molte di esse a rinunciarvi. Il caro energia, differentemente dalla mancanza di materie prime, non rientra nei criteri individuati dal Decreto del 2016 sulla concessione della Cigo: per questo chiediamo di ripristinare temporaneamente, almeno fino al 30 giugno, una misura simile alla cassa Covid, ovvero un certo numero di settimane al di fuori del computo complessivo e senza indicare la causale».


I DATI


La maggior parte delle aziende in difficoltà ha la sede in provincia di Udine, tra la pianura e l’Alto Friuli: si tratta di 17 realtà, tra le quali la Abs e la Pittini, giganti della metallurgia friulana e nazionale. A Pordenone sette aziende in crisi, ma con più personale coinvolto nella situazione di difficoltà. Praticamente la metà degli addetti delle aziende rimaste impantanate nella carenza di materiali sta usufruendo della cassa integrazione, con un impatto significativo sul potere d’acquisto delle famiglie del Friuli Venezia Giulia. 
Le ragioni della crisi sono sostanzialmente due, legate a doppio filo con la guerra in Ucraina ma anche con l’onda lunga della pandemia. Le ragioni, infatti, si dividono in modo pressoché equo tra la mancanza di ordini e commesse e la difficoltà di reperimento delle materie prime sul mercato. 

Ultimo aggiornamento: 18:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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