Le fonti curative "dimenticate" tornano a vivere: rinasce un gioiello lungo l'Arzino

Domenica 10 Aprile 2022 di Lorenzo Padovan
Le fonti di Anduins

La sorgente solforosa di Anduins di Vito d’Asio e le qualità curative delle sue acque sono note da tempo immemorabile. Soltanto che negli ultimi anni la situazione era in fase di stallo perché non si riusciva a ottenere la necessaria certificazione ministeriale per poter poi cedere la concessione ai privati e sfruttare questa risorsa naturale per rilanciare l’intera valle.


LA NOVITÀ


Nelle scorse settimane si è, però, verificata un’importante novità che potrebbe dare risultati già nei prossimi mesi. «Pensiamo di aver individuato il percorso che porterà all’accreditamento - fa sapere il sindaco Piero Gerometta, che in questo modo conclude in maniera positiva l’iter che ha sempre seguito nei suoi due mandati, che scadranno il 12 giugno -: si tratta di un progetto che contempla delle modifiche all’assetto attuale che, secondo gli esperti che abbiamo interpellato, permetteranno di avere il via libera dalle istituzioni preposte. Una circostanza fondamentale dal momento che poi si potrebbe affidare al privato l’intera gestione della fonte».


L’iter per le modifiche alla zona potrebbe avere finalmente la strada libera. «Proprio la necessità di individuare le modifiche da fare alla zona - aggiunge il primo cittadino di Vito d’Asio - per garantirsi il disco verde degli organi competenti, è anche il motivo della sospensione degli altri lavori: pensiamo sia più razionale che ad occuparsene siano le società che prenderanno in mano il sito, operando secondo il loro business plan, invece che dovendo riadattare locali che l’ente locale ha già predisposto». Gerometta ha anche rassicurato sui finanziamenti necessari a “intercettare” la soluzione adeguata per fare ripartire l’attività della fonte: i soldi sono già nella disponibilità del municipio. 


LA STORIA


Le acque furono inizialmente usate “solo per bevanda”, come ci attestano le edizioni del 1876 e del 1881 dell’”Annuario statistico per la provincia di Udine” rispettivamente G. Marinelli e C. Marinoni, trattando sui minerali in Friuli, in un prospetto sulle acque minerali regionali. Viene indicata anche la portata della vena, scarsa (500 l/giorno), che successivi miglioramenti delle opere di presa e adduzione porteranno a valori più consistenti (6000 l/g sono registrati da Feruglio nel 1924 e ben 16,2 l/m dal Masoli nel 1984). Lo sfruttamento vero e proprio della “Fonte” a scopo curativo e turistico ebbe inizio alla fine dell’ottocento, soprattutto a cura del Comune con la realizzazione delle opere di presa e di distribuzione, degli spazi per la sosta dei fruitori dell’acqua e con la sistemazione delle aree circostanti, incluse in un comprensorio di circa dieci ettari di proprietà comunale.


UN SECOLO FA


Dalla guida turistica “Spilimbergo e il suo mandamento” dell’ingegner Giovanni Bearzi, 1926 si legge che: “E’ la più interessante attrattiva di quella zona; interessante per la bellezza del sito caratteristico, nel senso panoramico per la lieta visione che ne conforta il viandante, nel circolo collinesco che serra la valle, e soprattutto quale sito di cura. Le acque del “Barquet” sono di antica origine. Sono classificate fra idrosolforiche saline fredde; sono ricordate fino dal secolo XV per i loro effetti salutari anche come cura idropatica. Efficaci in tutte le affezioni delle mucose bronchiali, intestinali e vescicali, l’acqua pudia del Barquet è preziosa anche per le malattie della pelle. Il suo sapore di uova fracide è il documento della sua natura e della sua validità. Prova certa e indiscussa è il concorso sempre crescente dei concorrenti che sempre affluiscono alla fonte benedetta». Attestazioni storiche di notevole beneficio che si spera di poter far ripartire nell’arco di pochi mesi grazie alle prossime modifiche al sito.

Ultimo aggiornamento: 17:21 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci