Guerra del gas, addio ai "funghi" che riscaldano: questo inverno in Friuli si berrà all'aperto solo al freddo. Le testimonianze dei baristi

Giovedì 1 Settembre 2022 di Marco Agrusti
Lo spazio esterno di un bar
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È uno dei primi effetti della “guerra del gas”: per sedersi all’aperto a bere un bicchiere in un bar, bisognerà armarsi di coperta. Oppure sopportare il freddo dell’inverno friulano. Perché quasi ovunque i “funghi” riscaldanti e le lampade di ultima generazione saranno solo pallidi ricordi. Gli esercenti li terranno spenti: costa troppo mantenerli in funzione. E la prospettiva è quella di un’altra mazzata sui guadagni, perché come spiega la Fipe di Udine e Pordenone, «sempre più clienti con la pandemia si sono abituati a sedersi all’esterno non solo in estate, ma anche nei mesi freddi». Senza i funghi riscaldanti e le lampade, però, sarà più difficile gustarsi qualcosa da bere all’addiaccio. E in tutto ciò c’è anche l’ultima beffa. Proprio in questi giorni, infatti, sono in arrivo (dopo la tregua fiscale imposta dalla pandemia) le bollette con la riscossione della Cosap, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Riguardano sempre i plateatici. Non il massimo in questo momento. 


LE SCELTE


La maggior parte dei baristi e dei ristoratori delle province di Udine e Pordenone ha già scelto: i dehors non saranno riscaldati per tutto l’inverno. «Ho una terrazza riscaldata a pavimento - spiega Sabrina Gardonio, barista di Pordenone centro - e già nel picco del freddo dell’anno scorso ho pagato moltissimo, quasi 5mila euro al mese. Le persone, se lo vorranno, staranno fuori al freddo come avviene alle Casette di Natale». 
«Siamo di fronte a qualcosa di mai visto - è sincero Fabio Cadamuro, della Fipe pordenonese -. Io nel mio bar non tirerò nemmeno fuori i funghi riscaldanti. Speriamo che la gente capisca la nostra scelta. Ora arriveranno anche i bollettini per la Cosap. Vorrà dire che per tutto l’inverno si berrà fuori al freddo, consapevoli che potremo affrontare un’ulteriore riduzione della clientela. Credo che pochissimi decideranno di utilizzare lampade riscaldanti o funghi da esterno. Le lampade, ad esempio, consumano almeno 1,5 kilowatt all’ora». Un salasso insostenibile, con i costi attuali dell’energia. «Una soluzione - spiega sempre Cadamuro - potrà essere rappresentata dall’uso delle coperte». Avviene già comunemente in Alto Adige, ma l’idea era stata bocciata durante le fasi più dure della pandemia. Troppo rischioso riutilizzare coperte “indossate” da altri in precedenza. Ora però sarà necessario ripensare a questa soluzione. «I consumi dei dispositivi per riscaldare le aree esterne dei locali - rincara la dose Antonio Dalla Mora, presidente Fipe Udine e consigliere nazionale dell’associazione - sono semplicemente delle follie in piena regola. Vedremo sicuramente qualche coperta in più, ma niente “funghi”. Si beve al freddo e basta». 


CONSEGUENZE


Il rischio serio è però anche un altro. «I grandi plateatici - spiega sempre Dalla Mora -, che si sono ampliati man mano durante il periodo del Covid rischiano adesso di rimanere semi-deserti. E qualcuno rinuncerà anche ad occuparli, riducendo gli spazi all’aperto. D’altronde sarà necessario fare bene i conti per poter sopravvivere a questa batosta inattesa». E c’è chi già ha ridotto l’utilizzo del suo dehors, come il ristoratore pordenonese Carlo Nappo. L’area al di fuori del ristorante La Catina è aperta solamente nei fine settimana e la scelta diventerà probabilmente permanente anche d’inverno, dal momento che si tratta di uno spazio molto grande da riscaldare. Tutti gli esercenti stanno attendendo i nuovi prezzi delle bombole di gas. Ma non saranno buone notizie, ormai pare assodato. 

Ultimo aggiornamento: 2 Settembre, 10:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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