Stangata energia, alla Pittini chiesta la cassa integrazione fino a 751 dipendenti

I sindacalisti invitano alla prudenza: «Non è detto che l'azienda utilizzerà tutti i giorni per ogni lavoratore»

Domenica 28 Agosto 2022 di Camilla De Mori
La Pittini

UDINE - I costi dell'energia schizzano alle stelle e le imprese sono costrette a correre ai ripari, anche al prezzo di un possibile stop temporaneo. La Pittini di Osoppo, come confermano Fabiano Venuti della Fim Cisl e Maurizio Marcon della Fiom Cgil, ha comunicato ai sindacati l'avvio della procedura per chiedere la cassa integrazione «fino ad un massimo di 751 dipendenti, da lunedì al prossimo 2 ottobre».

Una misura prudenziale

Ma i rappresentanti dei lavoratori ostentano cautela, in attesa dell'incontro con l'azienda, che dovrebbe avvenire la prossima settimana e in cui si chiariranno meglio i contorni della situazione. «Dobbiamo ancora fare la riunione - spiega Venuti -. L'azienda per ora ha solo chiesto, su carta, l'attivazione della cassa integrazione da quella data a quella data, fino a un massimo di 751 dipendenti delle Ferriere Nord di Osoppo. Ma non si sa quanti giorni utilizzeranno e per quanti lavoratori. A marzo, dopo la guerra in Ucraina, già erano partiti con la richiesta di cassa integrazione, ma è stata usata poco o niente». Allora, prosegue, la richiesta aveva interessato «solo la Metallurgia, mentre ora hanno chiesto l'ammortizzatore sociale per tutte le sezioni. Interessate sia le linee di lavorazione a caldo sia parte di quelle a freddo». Quindi, secondo Venuti, si tratterebbe di «una misura prudenziale che va presa con le pinze. Anche se devono fare un giorno solo di stop, devono chiederlo per tutti i dipendenti. Manderemo la richiesta di incontro urgente per capire».

Si corre ai ripari

«La partita che sta succedendo su Pittini è la stessa che sta accadendo nel resto del comparto della siderurgia - gli fa eco Maurizio Marcon, segretario della Fiom Cgil -. Purtroppo la mancata inversione del costo energetico sta facendo correre ai ripari tutte le aziende. Prima le Acciaierie venete, poi Pittini». Come conferma Marcon, «l'azienda di Osoppo ha mandato via l'avvio della procedura di cassa integrazione, fra l'altro in ritardo, perché ci sarebbero voluti venticinque giorni di anticipo, per il periodo dal 29 settembre al 2 ottobre. Hanno già fatto - sostiene Marcon - alcune fermate mercoledì scorso e anche adesso nel fine settimana. E adesso hanno mandato avanti l'avvio della procedura, fino a un massimo di 751 dipendenti. Ma non è detto che usino tutti i giorni per tutte le persone, come hanno fatto dall'inizio della crisi non solo loro, ma anche il Gruppo Cividale, anche l'Abs, per fare qualche esempio... Hanno bisogno di produrre, di lavoro ne hanno, ma produrre per andare fuori costo diventa diseconomico, così chiamano in via prudenziale la cassa integrazione». Ci sono altri segnali analoghi di altri colossi energivori in Friuli? «Per ora no, ma il Gruppo Cividale ha le casse integrazioni aperte, non avrebbe neanche bisogno di fare la procedura, se dovesse averne la necessità basterebbe che avvisasse le Rappresentanze sindacali unitarie per poter partire. Tutti i laminatoi per ora tacciono, ma mi aspetto che anche loro possano dover correre ai ripari. A differenza delle acciaierie, che devono fondere l'acciaio, devono scaldare le bramme prodotte dalle acciaierie, ma anche loro hanno i forni sempre accesi ad altissime temperature». Insomma, il problema resta. «Il tema è quello. Se l'Ue non interviene ponendo un limite al costo del gas, si mette veramente a repentaglio l'ossatura, la spina dorsale del nostro sistema».

Ultimo aggiornamento: 29 Agosto, 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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