Nuove chiusure, il duro attacco del sindaco di Pordenone Ciriani: "Non si è organizzata la sanità nazionale, ora pagano l'economia e la gente"

Sabato 14 Novembre 2020 di Redazione
Alessandro Ciriani

PORDENONE - «È una follia, difficile da comprendere. Se si pensa di vincere il virus a colpi di milioni e milioni per i cosiddetti ristori delle attività che si chiudono si andrà a sbattere. Quelle risorse forse era meglio spendere negli otto mesi che sono passati inutilmente nella sanità. Per mettere in condizione gli ospedali e le sanità territoriali di affrontare questa seconda ondata che era ampiamente prevista». Il sindaco di Pordenone Alessandro Ciriani aveva appena firmato l’ordinanza per “blindare” il mercato settimanale (che oggi ci sarà con i varchi di accesso e uscite, secondo le regole dell’ordinanza Fedriga) quando ieri pomeriggio ha saputo («dalle agenzie stampa poiché nessuno mi ha ufficialmente avvisato») che la regione era finita in zona arancione. «Siamo di fronte a una emergenza della sanità e cosa si fa? Si chiudono le attività economiche dove, salvo i pochi casi di chi sgarra, ci si impegna nel rispetto delle regole. Dovremo spendere una valanga di quattrini per i ristori che comunque saranno insufficienti. Quello che davvero è mancato è uno sforzo titanico nazionale per adeguare gli ospedali, assumere il personale e mettere le strutture in gradi di fare fronte all’emergenza. Invece - afferma il sindaco proprio nelle ore in cui è sotto attacco delle minoranze per avere partecipato alla manifestazione con 2mila persone in piazza lo scorso 28 ottobre, nel mirino gli “assembramenti” - si sono persi otto mesi senza fare su quel fronte. Che era l’unico sul quale si doveva agire per evitare limitazioni e lockdown». “La nostra Regione in zona arancione è una notizia che nessuno avrebbe voluto sentire, ma il comitato scientifico si basa su dati oggettivi e purtroppo questa è la fotografia della pandemia in Friuli Venezia Giulia. Bene avrebbero fatto, nell’interlocuzione fra istituzioni, Fedriga ad aspettare la giornata di oggi prima di emanare provvedimenti regionali: così abbiamo solo creato speranze e aspettative a settori già duramente provati”. Lo afferma il segretario regionale Pd Fvg Cristiano Shaurli. “Dopo aver visto presidenti di Regione e sindaci opportunisti in piazza a chiedere maggiori aperture, rimane l’amaro in bocca perché realtà come il Veneto, purtroppo fortemente colpito e uno dei focolai iniziali del virus, in questi mesi è stato in grado di organizzare tracciamenti, numero di tamponi e risposte sanitarie che oggi lo mettono in una situazione migliore della nostra. Siamo contenti per loro, noi invece dovremmo pensare a quando tempo abbiamo perso ad andare in piazza a lucrare consenso».

 

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