Daniela operata come Angelina Jolie, diventa mamma a 42 anni «Miracolo allo Iov»

Sabato 25 Settembre 2021 di Nicoletta Cozza
Daniela d'Antoni con il marito Marco e il figlioletto

PADOVA -  Il sogno di diventare mamma per lei è sempre stato un faro. Che ha illuminato un percorso difficilissimo, durato 5 anni, partito con una diagnosi tremenda, ma terminato con la guarigione e con la nascita di uno splendido bimbo. Un dono del cielo, e infatti il piccolo, che ora ha un anno, si chiama Angelo.
A Daniela D'Antoni, 42 anni di Bassano, nel 2016 allo Iov al termine di una serie di accertamenti genetici, era stato diagnosticato un tumore al seno con mutazione Jolie, che prende il nome dall'attrice Angelina, anch'essa portatrice sana di Brca1, che l'aveva indotta a farsi asportare preventivamente entrambe le mammelle, per ridurre il rischio di ammalarsi. Si tratta di un cancro triplo negativo con fattore di recidiva elevatissimo, pari al 70%. E infatti pure la mamma della paziente veneta era stata colpita dalla stessa patologia. Quest'ultima adesso sta bene, ha sconfitto il male e racconta la sua vicenda a lieto fine assieme al marito Marco, stringendo tra le braccia il figlioletto tanto desiderato.

IL RACCONTO

«Si chiama così spiega per due motivi: perché è un autentico miracolo, e perché mia mamma e il nonno paterno si chiamano Angela e Angelo. Questo nome rappresenta quello che è». E ricostruendo la sua storia, prosegue: «Mi sono ammalata 5 anni fa e ho fatto una prima chemioterapia che ha ridotto le dimensioni della neoplasia, quindi una mastectomia bilaterale e sono stata arruolata dallo Iov in un innovativo protocollo immunoterapico. Nel 2018 ho fatto un intervento di oncofertilità, una annessiectomia bilaterale per mettere in sicurezza le ovaie, eseguita allo Ieo di Milano, in tandem con Padova. Volevo realizzare il sogno di diventare madre, anche se la mia aveva avuto la stessa mutazione Brca1, con la medesima storia clinica, ma dopo la mia nascita. Allo Iov mi hanno salvato la vita. Se avessi scelto altri ospedali non sarei qui a raccontarmi e a raccontare che ho avuto un figlio».
Nel luglio dell'anno scorso, grazie alla procreazione medicalmente assistita, Daniela ha dato alla luce Angelo. «Tutto è avvenuto sotto stretto monitoraggio ed eseguo controlli ogni sei mesi. Sono contenta di condividere la mia storia, per far capire che si può vincere. Fondamentale è l'affetto di chi ti sta attorno, ma alla fine del percorso la felicità è allo stato puro».

LO IOV

Patrizia Beneini, direttore generale dello Iov, sottolinea: «Quella di Daniela, Marco e Angelo è una bellissima storia di condivisione e di speranza: oggi è la Giornata internazionale dei sogni e loro sono la testimonianza migliore che si possono realizzare. Quando ci si ammala di tumore è sempre un nucleo familiare e essere colpito in senso lato, e nel caso delle neoplasie ereditarie, anche in senso stretto. È una battaglia che si combatte insieme a più livelli: parentale, medico, umano. E ora il piccolo Angelo ci insegna che il modo migliore per anticipare il futuro è crearlo».
Negli ultimi anni l'esecuzione del test per l'identificazione di mutazioni Brca1 e 2 è aumentata esponenzialmente, anche per la possibilità di utilizzo, nei soggetti mutati, di nuove terapie oncologiche mirate che hanno cambiato la prognosi.


 

Ultimo aggiornamento: 26 Settembre, 10:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA