False malattie per il lavoro in pizzeria: condannati agente della penitenziaria e la moglie

Mercoledì 8 Dicembre 2021 di Marco Aldighieri
DUE PALAZZI - Condannato a 18 mesi agente della polizia penitenziaria

PADOVA - Il filone dei “furbetti” dei finti certificati medici tra gli agenti della polizia penitenziaria, ieri si è arricchito di un terzo poliziotto condannato. In rito abbreviato, davanti al Gup Domenica Gambardella, è stata inflitta una pena di un anno e sei mesi a Luigi Mollica di 48 anni, e di dieci mesi alla moglie Teresa Scopece di 44 anni. Prosciolto invece il medico di base Antonio Azzolin di 55 anni, residente in città ma con lo studio a Cadoneghe, perchè il fatto non sussiste. 
Il pubblico ministero Sergio Dini, titolare delle indagini, li ha portati davanti al giudice per l’udienza preliminare accusandoli a vario titolo dei reati di truffa aggravata e continuata, falso ideologico e violazione della legge sul pubblico impiego. In sostanza i coniugi, residenti a Cadoneghe, disertavano regolarmente le rispettive occupazioni simulando malattie inesistenti e dedicandosi a tempo pieno alla loro pizzeria d’asporto all’Arcella. Il medico è stato prosciolto perchè anche lui ingannato dalle false malattie di marito e moglie. 

I FATTI
Per un paio d’anni, dal 2016 e fino al febbraio del 2018, Mollica e Scopece hanno collezionato lunghi periodi di assenza dal lavoro. Lui, agente penitenziario in servizio alla Casa circondariale Due Palazzi, ha giustificato le assenze dal servizio con malattie insussistenti, arrivando addirittura ad attestare la presenza di patologie invalidanti. Mollica non ha praticamente mai messo piede in carcere nell’arco del 2016, totalizzando 300 giorni di assenza. L’anno successivo il totale delle assenze si è fermato a 112 giorni, infine altri 6 giorni tra gennaio e febbraio 2018, cioè fino a quando la Procura non ha aperto un fascicolo a suo carico. L’agente penitenziario ricorreva nella maggior parte dei casi al medico di base Azzolin, pure lui tratto in inganno, ma all’occorrenza si rivolgeva ai medici di guardia o ai sanitari dell’ospedale militare di Padova, inducendoli anche loro in errore. 

LA MOGLIE
Anche la consorte Teresa Scopece si comportava allo stesso modo. Impiegata in un’azienda metalmeccanica di Limena, si faceva rilasciare in continuazione certificati medici. Dal 16 febbraio 2016 al 30 giugno 2017 la donna ha ottenuto per ventuno volte dei periodi di malattia, spesso di lunga durata. La coppia lavorava regolarmente durante i periodi alla pizzeria d’asporto “All’Imperatore” di via Giovanni d’Alemagna, all’Arcella. E stando alle numerose foto pubblicate su Facebook sia l’agente penitenziario e sia la consorte godevano di ottima salute.

 

Ultimo aggiornamento: 9 Dicembre, 11:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA