Hai scelto di rifiutare i cookie

La pubblicità personalizzata è un modo per supportare il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirti ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, ci aiuterai a fornire una informazione aggiornata ed autorevole.

In ogni momento puoi modificare le tue scelte tramite il link "preferenze cookie" in fondo alla pagina.
ACCETTA COOKIE oppure ABBONATI a partire da 1€

«Così ho riportato alla vita 12mila bambini in 30 anni». Andrea Pettenazzo, direttore della terapia intensiva pediatrica, va in pensione

«Da quando sono stato assunto all'ospedale di Padova, mi sono sempre occupato della gestione dei bambini critici. È una sfida quotidiana che richiede auto controllo e costante disponibilità nei confronti dei genitori»

Domenica 14 Agosto 2022 di Elisa Fais
Andrea Pettenazzo
1

PADOVA - Una carriera lunga oltre trent'anni, che assume le sembianze di 12 mila bambini in lotta per sopravvivere e diventare adulti. Tanti sono i piccoli pazienti che ha assistito dal 1989 ad oggi il dottor Andrea Pettenazzo, direttore della Terapia intensiva pediatrica del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino di Padova. Va in pensione l'eroe vestito di sorriso e camice bianco, visto dagli occhi dei più piccoli. E il grande medico sul quale riporre fiducia e speranza, visto dagli occhi dei più grandi. Per il dottor Pettenazzo, 66 anni, martedì sarà l'ultimo giorno in corsia all'Azienda ospedaliera. «Da quando sono stato assunto all'ospedale di Padova, mi sono sempre occupato della gestione dei bambini critici - dichiara il pediatra -. È una sfida quotidiana che richiede auto controllo e costante disponibilità nei confronti dei genitori. La soddisfazione più grande in tutti questi anni è aver visto tanti bambini guarire». Il reparto, istituito nel 1990, conta dieci posti letto attrezzati per il monitoraggio intensivo dei parametri vitali e per la ventilazione meccanica. La Tiped accoglie circa 400 pazienti all'anno di età compresa tra 0 e 18 anni ed è centro di riferimento a livello regionale. Nel reparto confluiscono, ad esempio, bambini con infezioni respiratorie gravi, problemi cerebrali, malattie infettive, cancro, traumi da incidente stradale, ma anche trapiantati d'organo. Tra i casi eccezionali, c'è quello di un bimbo ricoverato per ben un anno in terapia intensiva pediatrica in attesa della donazione di un cuore.

Umanità e sensibilità

«In tanti hanno mandato lettere ed encomi - racconta Pettenazzo -. Sembra strano, ma in proporzione abbiamo ricevuto più riconoscimenti da parte dei genitori di bambini che, purtroppo, non ce l'hanno fatta. Il motivo è da ricercare nell'umanità e nella sensibilità che esprime, intensamente, la nostra equipe. Se si vuole resistere al dolore, bisogna in qualche modo aprirsi agli altri e chiedere aiuto. Questo vale per le mamme e i papà che perdono un figlio, ma anche per i medici e gli infermieri che perdono un paziente. In media circa il 5 per cento dei bambini ricoverati non sopravvive, significa dalle 20 alle 30 morti l'anno». Ribaltare le sorti di un piccolo malato che corre, velocemente, verso la fine, è un lavoro di tenacia e pazienza. Sono richiesti approfonditi studi, ma anche la brillante lungimiranza dei pionieri, per tentare fino all'ultimo un'altra possibile cura. Una lunga lista di chiaro scuri, che però deve essere dominata dall'equilibrio. «In questi anni sento di aver creato una squadra unita da rapporti autentici - dice Pettenazzo -. Lavorare in un gruppo così ti permette dare il meglio per i tuoi pazienti. Grazie alla nostra psicologa di reparto, medici e sanitari si siedono l'uno accanto all'altro per confrontarsi. Serve a buttare fuori la parte negativa che rischia di rimanere dentro, in qualche angolo nascosto. Del resto, passiamo la vita cercando di salvarla ai bambini». Per il dottor Pettenazzo non è finita qui, si volta solo pagina. «Ora mi riposerò, dedicherò più tempo a mia moglie e ai miei due figli: la famiglia che mi ha sempre sostenuto, nonostante le telefonate improvvise di notte e le corse in ospedale per le emergenze. Poi ho i miei hobby: viaggiare, leggere, coltivare l'orto, il bricolage. In più proseguirò l'attività medica su altri fronti, in primis la consulenza medico-legale», ammette.

Il futuro

Il futuro della terapia intensiva pediatrica, secondo Pettenazzo, potrà iniziare solo dalla costruzione della nuova Pediatria di Padova. «Oggi la presenza dei genitori in reparto è consentita sette ore al giorno e in caso di particolari necessità anche durante le ore notturne - dice - ma si combatte costantemente con la carenza di spazi adeguati. All'estero i genitori stanno dentro h24. I bambini in terapia intensiva a volte sono coscienti, seppur sotto stretto monitoraggio, e in questi casi gli infermieri devono vicariare l'assenza dei genitori. Il carico di lavoro è doppio». Ai giovani specializzandi, il dottor Pettenazzo dice: «Consiglio di tener sempre lo sguardo fermo sull'aspetto più umano della professione. Il paziente va visto nella sua interezza, solo così può essere valutato e valorizzato nella maniera corretta». La Tiped lavora in rete con l'hospice pediatrico, con il comitato etico e con l'intero dipartimento di Pediatria dell'Azienda Ospedale - Università di Padova.

Ultimo aggiornamento: 15 Agosto, 10:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci