Prelievi idirici dai laghi bellunesi, la Provincia vuole cambiare sistema

Venerdì 17 Settembre 2021 di Giuditta Bolzonello
Tramonto sul lago di Santa Croce: la Provincia vuole mettere ordine nelle laminazioni (foto Timpone)

BELLUNO - «I bacini sono una risorsa, è necessario passare da una gestione statica dei volumi di invaso a una dinamica»: l’ennesimo grido d’allarme sulla condizione dei laghi bellunesi arriva da palazzo Piloni, per la gestione di queste acqua la Provincia apre a un lavoro di squadra con Regione e Enel.

IL PRECEDENTE
«La laminazione dei laghi bellunesi, in particolare Santa Croce e Centro Cadore, è utile per la sicurezza idraulica, ma viste le valenze economiche e sociali dei bacini, si potrebbe pensare a una gestione diversa: non più statica, bensì dinamica». A lanciare l’idea è il consigliere provinciale con delega a Protezione Civile e difesa del suolo Massimo Bortoluzzi. La proposta formulata ora è quella di non fissare a priori i tempi e le modalità di svuotamento del lago, come avviene oggi, bensì di tararle in base alle condizioni meteo e di portata dei fiumi. Una proposta già condivisa preliminarmente con Enel in luglio, in occasione dell’incontro a Roma tra la Provincia e i vertici dell’azienda elettrica nazionale.

«I laghi sono una grande risorsa del nostro territorio - sottolinea il consigliere provinciale -. Per il turismo, per la pesca sportiva, per l’agricoltura, per l’energia idroelettrica e anche in funzione di bacini antincendio e per la laminazione delle portate d’acqua, come abbiamo visto nell’occasione di Vaia, grazie all’ottimo lavoro della struttura di Enel più volte dimostrato. La gestione ottimale dei laghi dipende dalla composizione di tutti questi valori. Ecco perché siamo disponibili a un lavoro di squadra con gli enti preposti. Lavoro di squadra che anzi auspichiamo, nell’interesse del territorio bellunese e delle sue comunità. Quello che serve in questo momento è mettere a frutto quel genere di competenze tecniche anche nella pratica di svuotamento dei laghi». 

IL PROGETTO
La pratica è tutta da sviluppare, in Centro Cadore si impegna in tal senso l’assessore dell’Unione Montana, con delega specifica in materia, Stefano Campi che invoca quei lavori, a Perarolo e Longarone, da realizzarsi per mettere in sicurezza le zone spondali del Piave in caso di piena. Una volta risolti i problemi di quei punti critici la laminazione non avrebbe più ragione d’essere. 

LE RICADUTE
In tal senso si è espresso anche il parlamentare Dario Bond: «La laminazione dei laghi bellunesi va ripensata. Non possiamo affossare la stagione turistica già dopo Ferragosto. Il bacino di Centro Cadore cala di circa 16 metri. Anche a Santa Croce è in corso l’abbassamento del livello. Il tutto in un periodo meteorologicamente perfetto, in cui gli operatori avrebbero potuto allungare di qualche settimana la stagione, anche per recuperare le perdite dell’inverno scorso. Quale turista sceglierebbe mai di fare le vacanze davanti a un lago vuoto o, peggio, trasformato in una pozzanghera».

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