Falso invalido 49enne a processo con la moglie: avrebbe truffato l'Inps per 200mila euro

Martedì 19 Ottobre 2021 di Davide Piol
Il falso invalido ripreso durante le indagini
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SEDICO - Seduto su una carrozzina perché invalido. Questo, almeno, era ciò che mostrava in pubblico. Ma quando rientrava in casa, nulla gli impediva di salire le scale, trasportare attrezzi, falciare il prato. Un 49enne residente a Sedico è stato rinviato a giudizio per "truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche". Imputata dello stesso reato anche la moglie perché il raggiro sarebbe stato perfezionato da entrambi con l’obiettivo di ottenere la pensione di invalidità.

Una truffa costata all’Inps circa 200mila euro. La coppia è difesa dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, mentre l’Ulss Dolomiti si è costituita parte civile con l’avvocato Erminio Mazzucco. A stanare il falso invalido, a inizio anno, erano stati i carabinieri del Comando Provinciale di Belluno. Le voci in paese, infatti, stavano diventando sempre più insistenti. Raccontavano di un uomo che, in pubblico, si muoveva in carrozzina simulando una totale incapacità di camminare. Quando però tornava al sicuro, all'interno della propria abitazione, avvenivano i miracoli. Il 49enne camminava senza difficoltà, saliva le scale, trasportava pesi e attrezzi, scaricava bancali in legno dalla propria auto, utilizzava il decespugliatore per tagliare la siepe e falciare il prato, provvedeva alla manutenzione della piscina e, addirittura, circolava a bordo di uno scooter. Il periodo contestato dalla Procura inizia nel novembre di un anno fa e termina nel febbraio del 2021. Per capire la vicenda bisogna però tornare indietro nel tempo. Nel corso della prima visita medica, eseguita nel 2012, all’uomo viene riscontrata una paraplegia da lesione midollare con il riconoscimento da parte della commissione medica di una totale e permanente invalidità lavorativa, con impossibilità di camminare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore. Secondo l’ipotesi accusatoria, i due imputati avrebbero messo in piedi un teatrino da maestri. Lui, nel simulare una patologia ben più grave di quella da cui era realmente affetto e nel nascondere il miglioramento delle proprie condizioni di salute. Lei, nell'assecondare per tutto il tempo il marito, accompagnandolo in ogni suo spostamento con la carrozzina e usufruendo di congedi straordinari e permessi retribuiti per l'assistenza a familiari disabili. In questo modo avrebbero ingannato Inps, Regione Veneto e i componenti della commissione medica dell’Ulss Dolomiti. A seguito dei verbali di accertamento dell'invalidità civile, eseguiti il 14 settembre 2010 e il 26 settembre 2012, gli venivano infatti riconosciuti i seguenti trattamenti pensionistici: pensione categoria IO (invalidità dei lavoratori dipendenti) e pensione categoria INVCIV (prestazione invalidi civili), erogati in unica rata per un importo di 1.400 euro al mese. Oltre a un ulteriore assegno mensile di sostentamento, quale contributo per le cure domiciliari, da parte della Regione tramite l'Ulss ("ICD Impegnativa di Cura Domiciliare") di 800 euro mensili, per un totale di 9.600 euro annui. Tuttavia, durante la visita medica di revisione straordinaria dello stato di invalidità (sollecitata dagli inquirenti ed effettuata il 6 novembre 2020), pur continuando a fingere di non poter camminare, veniva diagnosticata non più una paraplegia, bensì una paraparesi di grado medio con un'invalidità civile del 70% e riduzione permanente della capacità lavorativa dal 34 al 73%, che non dava diritto ad alcun trattamento pensionistico o assegno di invalidità. In questi giorni il giudice delle indagini preliminari ha rinviato a giudizio la coppia per truffa aggravata in concorso. La prima udienza in aula sarà a febbraio del 2023. 

Ultimo aggiornamento: 20 Ottobre, 07:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA