Covid, chiusi impianti sci. Le incognite deprimono il turismo

Lunedì 26 Ottobre 2020 di Alessia Trentin
Covid, chiusi impianti sci. Le incognite deprimono il turismo

BELLUNO Se andrà bene, la perdita si attesterà al 50%. Se si concretizzeranno le ipotesi peggiori, allora sarà una débâcle. Nuvole nere sopra le terre alte del Bellunese: il nuovo Dpcm ha come scadenza il 26 novembre e per ora non coinvolge strutture ricettive né impianti di risalita, è vero, ma non preannuncia nulla di buono per il futuro. Renzo Minella direttore marketing della ski area San Pellegrino e direttore di Anef Veneto appende tutte le speranze alla valutazione che il Comitato tecnico scientifico farà del protocollo con le proposte di Anef nazionale, elaborate con la Conferenza Stato Regioni, in merito alla stagione invernale e all'utilizzo degli impianti nel rispetto delle normative.

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CORSA CONTRO IL TEMPO

La stagione degli sci ai piedi parte a dicembre, si sa, e Anef vuole dimostrare come, con tutte le regole e i controlli del caso, l'utilizzo delle piste sia sicuro anche in tempi di pandemia. «Nel protocollo si parla di una capienza dell'80% - spiega Minella -, di mascherina addosso, di distanziamenti e di altro. Le piste da sci sono posti assolutamente sicuri, il problema semmai si pone al momento di attendere la salita all'impianto, quando le persone sono in coda. Se ci daranno il via libera per l'apertura allora possiamo pianificare l'innevamento». Se il sì ci sarà, allora la stagione potrà partire ma non sarà, questo è chiaro, un'annata d'oro.


GLI ALBERGATORI

I turisti stranieri non potranno arrivare e gli alberghi, stando alle dichiarazioni del presidente di Federalberghi Belluno Walter De Cassan, sono a zero in quanto a prenotazioni. «Lavoreremo al 50% rispetto al passato prevede Minella -, con i proprietari delle seconde case, con chi ha già preso in affitto gli appartamenti per l'inverno e con i pendolari». De Cassan, da parte sua, l'aveva detto da maggio che il vero problema non sarebbe stata l'estate quanto l'inverno. Oggi, dunque, non ci sono sorprese dal fronte per lui. Da tradizione le strutture riaprono a dicembre e nei mesi di chiusura organizzano il lavoro e raccolgono le prenotazioni, ma il telefono non suona. «Se fino a 3 4 giorni fa la domanda era scarsa, da qui in avanti prevedo un crollo totale commenta -. C'era da aspettarselo, stando al trend dei contagi. Cosa facciamo? Qui si naviga a vista, guardiamo costantemente i numeri dei nuovi positivi e monitoriamo l'andamento della situazione per capire cosa attenderci a dicembre e gennaio». Se gli impianti non apriranno, anche per gli albergatori sarà un inverno nero. La battuta d'arresto non si sentirà tanto durante le vacanze di Natale quando, salvo lockdown, in montagna arrivano tante persone che poi non frequentano le piste, quanto nel resto della stagione quando la domanda è legata a filo doppio ai servizi dei comprensori sciistici. «Qui bisognerà capire come fronteggiare questa crisi conclude -, il Governo dovrà prevedere indennizzi pesanti. Non si parla più di rimborsare il calo di fatturato di un mese rispetto allo stesso mese del 2019, come era stato ad aprile e maggio, ormai qui si deve pensare di rimborsare un intero anno di scarsissimo lavoro per la categoria. In estate ho aperto con un mese di ritardo, a giugno ho lavorato l'87% in meno rispetto al 2019, a luglio il 35% e ad agosto il 15».


RESTRIZIONI

Al momento il Dpcm prevede che gli impianti possano essere utilizzati solo da atleti professionisti o non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato Italiano Paralimpico o dalle rispettive federazioni. Agli sciatori amatoriali saranno aperti solo su decisione territoriale che scaturirà dalla Conferenza delle Regioni e dalle province autonome, proprio quella di cui è in attesa Minella e che segnerà, per il turismo in montagna, lo spartiacque tra la debacle o un inverno sottotono, sì, ma di aperture.
 

Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre, 09:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA