Maltrattavano i loro cani e le capre, coppia condannata

Martedì 10 Maggio 2022 di Davide Piol
Animali maltrattati, il caso è finito in tribunale

BELLUNO - Cani legati con la catena, costretti a fare lo slalom tra le loro feci. Capre rinchiuse in una baracca, al buio, incapaci di muoversi. E per finire, una colonia di ratti nel sottosuolo. È la fotografia scattata due anni fa dal servizio veterinario dell’Ulss Dolomiti a un allevamento di Sedico gestito da D.C., 65enne originario di Bari, e la sua ex compagna.

A entrambi è stato notificato un decreto penale di condanna (1.500 euro per il primo, 1.000 euro per la seconda) per detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura. La donna ha deciso di pagare, mentre il 65enne si è opposto al decreto ed è andato a dibattimento. La prima udienza del processo si è svolta ieri mattina in tribunale a Belluno. L’imputato, claudicante e ipovedente, è stato accompagnato in aula e si è seduto accanto all’avvocato Francesco De Bona. Poi sono sfilati i primi testimoni.

L’ULSS

«Su richiesta della polizia locale di Sedico che aveva riscontrato anomalie all’interno dell’allevamento – ha raccontato il dirigente veterinario dell’Ulss Dolomiti Gianluca Obaldi - siamo intervenuti sul posto. La donna era presente, mentre l’uomo no (stava scontando una pena di oltre 4 anni di reclusione in carcere per altro reato, ndr). Era un allevamento di capre e altri animali, ma fungeva anche da abitazione. Dovevamo fare accertamenti sulle segnalazioni che parlavano di animali in condizioni precarie». Dentro c’erano due cani di razza pastore tedesco, capre, galline, galli, oche, colombelle. Il primo sopralluogo del servizio veterinario dell’azienda sanitaria è del 25 novembre 2020.

«Ci siamo trovati di fronte una situazione abbastanza di emergenza – ha sottolineato il dottor Obaldi – con animali costretti a vivere in condizioni piuttosto difficili. Due cani erano legati a una catena, senza riparo, e leccavano dalle pozze che c’erano per terra. Nelle vicinanze non c’erano ciotole dell’acqua». Uno dei due cani era legato dietro casa, sempre con la catena, e «camminava sopra le proprie deiezioni». Inoltre, presentava delle lesioni cutanee sulla schiena apparentemente per parassitosi. Poi c’erano le capre. «Ne abbiamo trovate 7 – ha continuato il veterinario dell’Ulss Dolomiti – chiuse in una baracca talmente piccola che non potevano muoversi. Noi siamo andati di giorno e dentro era buio. Mi ricordo di una, costretta probabilmente a rimanere nella stessa posizione per lungo tempo, che non riusciva a muoversi. Fuori c’era una bacinella con dell’acqua ghiacciata perché la temperatura era quasi sotto zero».

LA SITUAZIONE

Una volta fotografata la situazione, era partita la segnalazione in Procura con la necessità di portare via gli animali al più presto perché quel luogo «non era compatibile con le loro esigenze». Obaldi ha ammesso che l’allevamento era già stato controllato anni prima, ma le condizioni degli animali erano completamente diverse. Nel 2020, invece, presentavano delle lesioni (quelle riscontrate, ad esempio, sul pastore tedesco), ed erano «detenuti senza riparo, senza giaciglio, in zone sporche di feci e infestate dai ratti». Le capre «avevano un recinto che racchiudeva un’area senza erba e con del liquame stagnante». Dopo la segnalazione in Procura si era attivata la polizia giudiziaria ma a quel punto la situazione era già migliorata grazie all’intervento del Comune che aveva pulito da cima a fondo l’allevamento, liberato il territorio dai ratti, dato da mangiare agli animali. Il pubblico ministero aveva quindi emesso due decreti di condanna nei confronti delle persone che avrebbero dovuto prendersi cura degli animali a cui D.C. si è opposto. Nella prossima udienza del 27 giugno saranno ascoltati i testi della difesa e l’imputato.

 

Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 15:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA