Sri Lanka, l'India avvertì del possibile attacco. Kamikaze ricchi e istruiti, studiarono a Londra

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Sri Lanka, l'India avvertì del possibile attacco. Kamikaze ricchi e istruiti, studiarono a Londra
Si chiamava Abdul Lathief Jameel Mohamed e aveva studiato legge in un college del sud-est dell'Inghilterra tra il 2006 e il 2007 prima di trasferirsi in Australia per un master e tornare poi in Sri Lanka, dove ha scelto di morire da kamikaze il giorno di Pasqua. È uno degli attentatori che hanno ucciso almeno 359 persone nelle chiese e negli hotel di Colombo e che, secondo fonti britanniche, proprio nel Regno Unito potrebbe essere entrato in contatto con membri dell'Isis ed essersi radicalizzato. 

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Come lui, gli altri killer - nove in tutto tra i quali una donna - erano benestanti, di buona famiglia, istruiti e votati alla morte per Allah. Ilham Ahmed Ibrahim e Imsath Ahmed Ibrahim, di 31 e 33 anni, erano fratelli e figli del miliardario Mohamed Yusuf Ibrahim, uno dei maggiori importatori di spezie del mondo. Hanno deciso di farsi esplodere negli hotel Shangri-La e nel Cinnamon. E Fatima, moglie incinta di Ilham, ha azionato il detonatore di un ordigno che era nella sua casa quando è arrivata la polizia, uccidendo anche i suoi due bambini. È stato il ministro della Difesa cingalese, Ruwan Wijewardene, a tracciare il profilo dei membri del National Thowheed Jamath che, con la regia quasi certa dell'Isis, ha fatto precipitare nel terrore l'intero Paese. «Gran parte di questo gruppo di attentatori suicidi era istruito e proveniva dalla classe media o alta, quindi erano abbastanza indipendenti finanziariamente e le loro famiglie sono abbastanza benestanti. ​Questo è un fattore preoccupante», ha detto il ministro, ribadendo che «alcuni di loro avevano studiato in vari altri Paesi, avevano LLM (master in legge, ndr), erano persone molto bene istruite». 

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Nessuno dei killer era straniero. Non è la prima volta che terroristi 'eccellentì diventano protagonisti di massacri che segnano la storia, a riprova che la deriva jihadista non passa - solo - per le strade sudicie delle periferie del mondo. Un nome per tutti: Ziad Jarrah, uno degli attentatori dell'11 settembre, che proveniva da una ricca famiglia libanese. O Mohammed Emwazi, meglio conosciuto come 'Jihadi John', il tagliagole dell'Isis ucciso in Siria che aveva studiato all'Università di Westminster a Londra. L'allerta, intanto, continua a essere massima, anche se sono state arrestate 60 persone sospettate di essere coinvolte negli attentati e il capo del National Thowheed Jamath, Zahran Hashim, si è fatto esplodere anch'esso. L'inviato Usa nello Sri Lanka ha avvertito che ci sono «piani terroristici in corso», l'Fbi ha inviato un team per assistere le autorità locali nelle indagini.

E la polizia ha fatto brillare uno scooter imbottito di esplosivi che era parcheggiato vicino al cinema Savoy di Colombo. Intanto, come aveva preannunciato in un messaggio televisivo, il presidente Maithripala Sirisena ha chiesto le dimissioni del ministro della Difesa e del capo della polizia per la mancata messa in campo di misure per scongiurare le stragi nonostante le informazioni ricevute da servizi stranieri, in particolare da quelli indiani. Sui warning arrivati da New Delhi sono emersi nuovi dettagli: l'intelligence cingalese fu avvertita dai colleghi indiani anche poche ore prima delle stragi di Pasqua secondo quanto riporta il sito indiano Ndtv, ribadendo che già da dieci giorni l'India aveva inviato un dettagliato rapporto di tre pagine. Nel documento, oltre all'allerta sul massacro imminente, si forniva il nome del gruppo islamico coinvolto, dei suoi leader e di altri membri, i loro indirizzi, telefoni e storie personali. Nel documento, datato 11 aprile, erano anche menzionati gli obiettivi dei kamikaze.​
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Mercoledì 24 Aprile 2019, 19:14






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