Listeria, wurstel contaminati di azienda veronese ritirati dal mercato. Ecco i sintomi a cui fare attenzione

Il Ministero della Salute: importante cucinare sempre questo tipo di alimenti

Martedì 27 Settembre 2022 di Mauro Evangelisti
Listeria, wurstel contaminati ritirati dal mercato: 3 morti e 60 persone ricoverate in Italia

Preoccupazione per l’aumento di casi di listeriosi alimentare in Italia. Il focolaio è partito da una azienda veronese (sede in città in via Valpantena) che produce wurstel di carne avicola commercializzata con differenti marchi. Tutte le confezioni sono state individuate e ritirate dal mercato. L’allarme è stato rilanciato anche sulla piattaforma dell’Unione europea e, ad esempio, ieri anche in Spagna è stato diffuso l’elenco dei prodotti a rischio.

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SCENARIO
Ad oggi, secondo gli ultimi dati in possesso al Ministero della Salute, i morti sono stati 3 e i ricoverati 61. A causare l’allerta è un batterio chiamato Listeria monocytogene. Spiegano al Ministero: «Le verifiche, effettuate dal gruppo di lavoro istituito per fronteggiare la diffusione del batterio, hanno rilevato una correlazione tra alcuni dei casi clinici e la presenza del ceppo di Listeria ST 155 in wurstel a base di carni avicole prodotti dalla ditta Agricola Tre Valli - IT 04 M CE. La presenza è stata confermata anche da campionamenti effettuati presso lo stabilimento. L’azienda ha avviato tutte le misure a tutela del consumatore con il ritiro dei lotti risultati positivi (1785417 e 01810919) e, in applicazione del principio di massima precauzione, di tutti quelli prodotti prima del 12 settembre 2022. Ha inoltre messo in atto una comunicazione rafforzativa di quanto già indicato sui prodotti direttamente nei punti vendita». Nei supermercati sono già comparsi i cartelli informativi che avvertono del ritiro. Il laboratorio a livello nazionale delegato a seguire il tema della listeria è l’Istituto zooprofilattico di Teramo. Raccontano al Ministero della Salute: «Al momento sono in atto ulteriori indagini anche su altre matrici e su altri tipi di prodotti che potrebbero essere correlati ai casi umani di listeriosi».

La listeria è rara. In linea di massima, la contaminazione riguarda soprattutto i prodotti alimentari “ready to eat”, che mangi senza cucinare. Nhs (il servizio sanitario del Regno Unito) indica come alimenti in cui è possibile la diffusione del batterio: «Affettati e salumi cotti; pesce affumicato e crostacei cotti; formaggi a pasta molle; paté; panini e insalate pre-preparati; frutta già preparata; latte non pastorizzato; latticini a base di latte crudo». Sulle confezioni dei wurstel in effetti c’è scritto che vanno cucinati, ma nell’uso comune questo non avviene quasi mai. In generale il batterio «può essere presente nel suolo, nell’acqua e nella vegetazione e può contaminare diversi alimenti come, latte, verdura, formaggi molli, carni poco cotte, insaccati poco stagionati. La principale via di trasmissione per l’uomo è quella alimentare. Bambini e adulti sani possono essere occasionalmente infettati, ma raramente sviluppano una malattia grave a differenza di soggetti debilitati, immunodepressi e nelle donne in gravidanza in cui la malattia è più grave».

INDAGINI
I sintomi sono febbre a 38, forme influenzali o gastroenteriche, nella maggior parte dei casi si risolve tutto senza gravi problemi, ma nelle persone più deboli e nei soggetti più a rischio purtroppo possono esserci anche decessi. Come detto, la segnalazione del focolaio italiano è stata pubblicata sul Rasff, la rete europea di allerta alimentare. Quando sono stati registrati i primi casi, legati a quel determinato ceppo (Listeria ST 155), le ipotesi iniziali aveva fatto risalire l’origine della diffusione a un formaggio. Successivi approfondimenti hanno consentito di risalire allo stabilimento in cui si producevano questo tipo di wurstel. L’azienda è intervenuta e ha messo in sicurezza la produzione. Secondo l’Istituto superiore di sanità l’ultimo focolaio di listeriosi in Italia è stato trovato tra maggio 2015 e gennaio 2016 nella province di Pesaro e Urbino, Ancona e Macerata. In quel caso i decessi furono due. «Le indagini epidemiologiche e microbiologiche effettuate fino ad oggi, hanno rilevato come verosimile veicolo dell’infezione un prodotto a base di carne denominato “coppa di testa”».
 

Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 08:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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