Renzi: «Schiero la squadra migliore: Gentiloni e tutti i ministri nei collegi»

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Renzi e Gentiloni (ansa)
Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e i ministri, da Minniti a Orlando, da Franceschini a Delrio, saranno «tutti» candidati nei collegi uninominali e «in uno o più listini proporzionali». Lo annuncia il segretario del Pd Matteo Renzi. In tarda serata, dopo aver riunito la direzione del partito, incontra i vertici Dem e scioglie il nodo che da giorni teneva banco al Nazareno: tutti i membri del governo andranno alla sfida di collegio, anche a costo di perdere. Perché bisogna trainare il partito e il segretario chiede anche a chi aveva dei dubbi, di stare in prima linea, a portare voti.

Gentiloni, che aveva dato la sua disponibilità, sarà candidato alla Camera, probabilmente nel suo collegio di Roma 1, e poi al proporzionale in Lazio, Piemonte e in una Regione del Sud (ma non la Puglia). Ci saranno poi - annuncia Renzi - il medico napoletano Paolo Siani e l'ex segretaria dei pensionati della Cgil Carla Cantone. Per tutti gli altri, a partire dai parlamentari in carica, l'attesa si protrae di altri dieci giorni: sapranno se sono in lista non prima del 25.

Con un'avvertenza: non ci sarà posto per tutti gli uscenti e «non ci sono collegi sicuri» tranne per chi porta voti. Il segretario prende in mano la partita delle liste, per la quale il regolamento approvato all'unanimità in serata dalla direzione, gli dà pieni poteri. E dopo aver dato il via libera alle deroghe per consentire a premier e ministri con più di tre mandati alle spalle di correre, in una riunione con Luca Lotti, Lorenzo Guerini, Ettore Rosato, Maurizio Martina e Matteo Orfini, decide che dovranno essere tutti schierati in prima linea, in un collegio: nessuna eccezione, neanche per chi gli aveva fatto pervenire i suoi dubbi.

Potrebbe correre solo al proporzionale - ma ancora non è detto - Maria Elena Boschi. Stavolta, ammette Renzi riunendo la direzione Dem, la sfida è particolarmente «difficile». Per questo la richiesta è mettere da parte le discussioni e i giochi «sul dopo» e fare squadra, andando «casa per casa». Il segretario, il cui cellulare in questi giorni è intasato dai messaggi di autopromozione, ironizza sull'ansia da candidatura malcelata dai deputati che nel pomeriggio sono alla Camera per votare le missioni, poi tracimano in direzione, come De Luca Jr. C'è chi tra i Dem già fa scenari per il dopo e chi al segretario ha suggerito di fare un passo di lato in favore di un altro candidato premier. Ma Renzi avverte che il suo schema è «fare squadra», puntando sul valore aggiunto di avere «un team più credibile degli altri».

Tutti uniti, per contendere i singoli voti «casa per casa: ogni ragionamento sul dopo si fa dopo, basta discussioni». Dice di più, il leader Dem. Le manovre sono già in corso: «Qualcuno vede nelle alleanze differenziate della sinistra in Lombardia e Lazio un pezzo di una strategia per il dopo. Penso che lo sia: non viviamo su Marte», afferma, alludendo allo schema per cui il sostegno al non-renziano Zingaretti e il veto sul renziano Gori indicherebbe un modello che per il dopo punta per il governo su un Dem non-renziano. Ma sono altri i nemici della campagna elettorale, avverte Renzi: «C'è un evidente disegno strategico con di noi e contro il Pd», un disegno alimentato da «fake news» come quella sui sacchetti di plastica e «prove fabbricate» come quelle di Consip.

Il leader Dem ribadisce che punterà sul simbolo Pd per essere «primo partito» e, quanto alla coalizione, annuncia che si stanno per chiudere gli accordi con +Europa, Insieme (i suoi esponenti in giornata incontrano i Dem) e Civica e popolare, mentre in giornata sigla l'intesa con Svp e Patt. Quanto alle candidature, la direzione approva all'unanimità un regolamento che esclude gli eletti uscenti che non sono in regola con il pagamento delle quote al partito e per il resto affida ogni decisione finale, su proposta dei territori, al segretario. «Decide tutto Renzi», sintetizzano dalla minoranza.

E così per i consiglieri regionali, così come per gli esponenti Dem che hanno superato i 15 anni di mandato in Parlamento, da Roberto Giachetti a Beppe Fioroni e Piero Fassino, sarà il leader Dem a decidere se concedere una deroga. La direzione per le liste sarà la prossima settimana: «Garantirò - dice Renzi - tutte le anime Dem». Una grana, intanto, spunta ad Arezzo: il sindaco Alessandro Ghinelli annuncia che chiederà «danni d'immagine» a Maria Elena Boschi. Un'iniziativa che riceve una risposta piccata: «C'è un limite alla strumentalità e alla rozzezza politica. Il sindaco di Arezzo l'ha ampiamente superato», ribatte Walter Verini.
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Giovedì 18 Gennaio 2018, 01:13






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