Napoli, omicidio a Miano: rotta la pace tra i clan della camorra. Sicari in azione tra la folla

Venerdì 29 Novembre 2019 di Giuseppe Crimaldi
Napoli, omicidio a Miano: rotta la pace tra i clan della camorra
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Tre colpi di pistola a bruciapelo per lanciare un sinistro avvertimento e per ufficializzare la fine della pax criminale nell'area nord. Ore 21,10: le armi della camorra tornano a seminare morte e terrore a Miano. Alessandro Napolitano, 31enne con precedenti per droga, è stato massacrato con almeno cinque colpi di pistola calibro 9, l'ultimo dei quali alla tempia.
 

 

 
Manca poco alle 21 quando la Opel grigia sulla quale viaggia Napolitano imbocca via Cupa Capodichino. In strada c'è ancora gente, ma ci sono soprattutto loro, i sicari. Il 31enne, che si sta dirigendo verso l'abitazione della madre, rallenta e accosta, ma non ha nemmeno il tempo di scendere dalla vettura per aprire il cancello condominiale che il killer, sceso da una moto sulla quale ad attenderlo c'è un complice, gli punta la canna dell'arma e inizia a sparare.

Tutto intorno scoppia il panico: le auto in transito accelerano, i passanti urlano cercando riparo in qualche portone o dietro le auto in sosta. La sentenza di morte viene eseguita in una manciata di secondi, per l'uomo non c'è niente più da fare e quando sul posto arriva l'ambulanza del 118 i medici constatano il decesso. Un delitto efferato, come spiega anche quel colpo di grazia alla testa.

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Intorno all'auto forata dalle ogive sparate si compone la solita folla di chi, con istinto quasi morboso, non vuol mancare all'appuntamento con la violenza e con la morte. Gli agenti della Polizia di Stato hanno il loro bel da fare per contenere quella gente, la stessa che poi - ascoltata dagli investigatori nella speranza di avere un minimo particolare, un racconto, una descrizione - si tirano indietro facendo spallucce e dicendo di non aver visto niente e nessuno...

Sul posto anche gli esperti della Scientifica, ai quali tocca ultimare i rilievi. Napolitano è stato centratio ad una gamba, al collo e alla testa. L'indagine confluisce nella competenza della Procura distrettuale antimafia: ci sono davvero pochissimi dubbi sulla matrice camorristica. Un agguato che rompe il silenzio durato mesi, durante i quali gli omicidi a Napoli sembravano essersi improvvisamente arrestati. Ora si cerca di capire se quei precedenti che la vittima aveva - per reati legati agli stupefacenti - indichino ancora una volta che a muovere mandanti e killer sia magari uno sgarro nel fiorente mercato dello spaaccio di droga. E tutto questo accade a Miano, dove da mesi il potere criminale è saldamente nelle mani di un nuovo gruppo di giovanissimi delinquenti.

Ultimo aggiornamento: 10:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA