Donne in azienda, smart working e parità nella formazione ma la carrierà è più difficile e lenta

Lunedì 11 Luglio 2022
Donne in azienda, smart working e parità nella formazione ma la carrierà è più difficile e lenta

Quasi la metà delle aziende aiuta le neo-mamme con asili aziendali, permessi speciali e orari flessibili. Otto su dieci adottano lo smart working, nella formazione nessuna differenza di genere. Ma le donne faticano ancora a far carriera in alcuni ambiti:  in 8 imprese su 10 vi è meno di un quarto di presenza femminile in funzioni come logistica, produzione, ingegneria, IT e meno di una posizione da top management o da executive su quattro è ricoperta da donne.

Questi sono alcuni dei principali dati emersi dalla survey Tack TMI, la società di Gi Group Holding – la prima multinazionale italiana del lavoro – che si occupa di Learning & Development: la ricerca è stata condotta su un campione di 131 persone per capire come sono organizzate le imprese in merito al lavoro femminile. «Se è vero che c’è ancora molta strada da fare, rileviamo però un ambito di parità quasi raggiunta per le donne – commenta Irene Vecchione, Amministratore Delegato di Tack TMI Italy (Gi Group Holding) - Se per le giovanissime la via delle discipline STEM sarà sempre più importante, la formazione aziendale è oggi una leva fondamentale di competitività per le aziende e di employability per le persone; nelle sue diverse sfumature riguarda tutti, anche in servizi ad alto valore aggiunto come il coaching».

 Ruoli e stipendi

Secondo la ricerca, solo nell’1% delle imprese le donne in ruoli considerati tipicamente maschili sono più del 75%; un intervistato  su 2 (53%) non ritiene che in tali ruoli vengano discriminate. In quasi un’azienda su 3 (31%) gli uomini percepiscono retribuzioni più elevate a parità di ruolo; nel 34% dei casi vale solo per alcune funzioni, nella restante quota non c’è differenza. Infine, 6 su 10 ritengono che spesso le donne sappiano fare squadra, il 27% solo qualche volta.

Carriera e al vertice

Solo nel 5% delle imprese i ruoli di top management sono ricoperti da una percentuale di donne oltre il 50%. Quasi il 90% concorda che gli uomini raggiungano ruoli apicali più velocemente rispetto alle donne e oltre 9 su 10 ritengono che una donna, per arrivare a questi, sacrifichi maggiormente la vita privata. Una volta arrivate, 3 su 4 (76%) non rilevano un atteggiamento “maschile” nelle donne che ricoprono posizioni manageriali; quasi il 70% ritiene però che nelle fasi decisionali dei processi aziendali, le donne abbiano una minore influenza. Infine, il 49% ritiene che siano penalizzate rispetto agli uomini nello sviluppo di carriera in ambito internazionale con trasferimento all’estero.

Smart working e conciliazione vita-lavoro

Per la conciliazione dei tempi vita privata-lavoro l’86% delle imprese prevede orario flessibile e/o smart working, il 48% tecnologia a supporto del lavoro a distanza, il 24% convenzioni con palestre vicine alla sede e/o corsi aziendali. Più della metà dei rispondenti concorda che le donne che lavorano regolarmente in smart working siano considerate meno presenti o meno disponibili in azienda. «Spesso le donne si sottovalutano e si tirano indietro perché scontano un retaggio culturale nell’approccio al lavoro e alla carriera che non permette loro di valutare correttamente le proprie capacità e di sentirsi quindi sullo stesso piano in un'equa competizione – conclude Vecchione - Il cambiamento culturale sul tema del lavoro femminile è tra i più difficili da attuare eppure tra i più urgenti; a livello individuale e organizzativo dobbiamo utilizzare il merito come unico metro realmente inclusivo e agire di conseguenza con strategie e misure reali ed efficaci di diversity management perché il lavoro diventi più equo e sostenibile per tutti»

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