Normale di Pisa, si è dimesso il rettore Vincenzo Barone

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Normale di Pisa, si è dimesso il rettore Vincenzo Barone
«Ho inviato le dimissioni al ministro, al Senato Accademico e al consiglio di amministrazione». Così ha detto il direttore della Scuola Normale di Pisa, Vincenzo Barone, che ha rassegnato oggi le dimissioni dopo la mozione di sfiducia nei suoi confronti presentata al Senato Accademico, per il progetto di apertura di una seconda sede della Normale a Napoli, in collaborazione con l'Università Federico II. «Dal punto di vista politico - ha spiegato il direttore - quello che non ha funzionato è stata un'interferenza indebita della politica locale sull'autonomia dell'università. Da un punto di vista interno della Scuola Normale mi è più difficile rispondere, perché l'affermazione che questo progetto non fosse noto è per me difficilmente accettabile: ne ho parlato in una prolusione, ci sono articoli di giornale documentati, abbiamo già aperto due dottorati in comune con Napoli, c'è un centro inter-universitario, stanno partendo un altro dottorato e un altro centro».

«L'idea era avere una sperimentazione di un certo numero di anni in cui la Normale - ha detto Barone - avrebbe fatto da incubatore a una nuova scuola sul suo modello a Napoli, alla fine della sperimentazione ci sarebbe stata una verifica e a fronte di una verifica positiva questa scuola sarebbe diventata indipendente». In merito alla solidarietà ricevuta, Barone ha detto: «al di fuori di Pisa devo dire che la solidarietà è stata totale, ho una lettera del ministro che mi invita a non dimettermi, in più c'è stato un documento firmato da più di 300 intellettuali, c'è sito fatto dagli studenti di Napoli che ha raccolto più di 500 firme».

Vincenzo Barone ha  poi detto: «non ho nulla da commentare, d'ora in avanti penserò un po di più alla mia salute». Anche i suoi fedelissimi devono averlo convinto che la battaglia era ormai persa e un ulteriore muro contro muro, dicono in molti a Palazzo della Carovana, avrebbe solo «ulteriormente danneggiato l'immagine della Normale e anche quella dello stesso direttore».

«Non spetta a me commentare le scelte interne della Normale o del suo direttore che, a quanto si apprende, sarebbe dimissionario. La mia è stata una battaglia per la città di Pisa, troppo spesso in passato depauperata delle proprie eccellenze». Commenta così il sindaco pisano Michele Conti, le dimissioni del direttore Vincenzo Barone. Nelle scorse settimane Conti era stato insieme al deputato leghista Edoardo Ziello al Miur per esprimere contrarietà al progetto di una Scuola Normale al Sud. «La Normale è qui da 208 anni, rimane a Pisa continuando a portare avanti progetti di apertura e collaborazione con le università e con gli altri istituti di eccellenza - conclude il sindaco -. Auspico per la Scuola Normale che dopo questa vicenda corpo docente, studenti e ricercatori sappiano ritrovare l'armonia necessaria per continuare a rappresentare quell'eccellenza che caratterizza l'ateneo in tutto il mondo».
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Mercoledì 9 Gennaio 2019, 12:42






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1 di 1 commenti presenti
2019-01-10 13:48:14
Fatemi capire, questo Vicenzo Barone (preside della Scuola Normale di Pisa, ma con familiari e cattedra universitaria nel Napoletano) e NONOSTANTE il Senato Accademico di Pisa E il sindaco di Pisa si fossero dichiarati CONTRARI, DICE che le sue dimissioni sono a causa della Lega (politiche)? Questo Barone voleva "esportare" il Modello Pisano (molte delle conoscenze specifiche di ciascun settore universitario) DALLA Normale di Pisa (creata nel 1810) all'UNIVERSITA di NAPOLI (fondata nel 1224, e che si proclama la piu' vecchia universita' pubblica non-settaria (intorno al 1200 solo gli aristocratici ricevevano un'educazione universitaria, e non mi sembra che quella universita' sia la piu' vecchia del mondo: dove si collocano le universita' di Bologna, e diPadova in Italia)? Questo V.B. poteva suggerire e adottare molti altri modelli, piuttosto di trasferire quello Pisano a Napoli, che comunque non avrebbe funzionato, secondo me. perche' i Campani hanno necessita' ed opinioni diverse dai Toscani.