App Immuni attiva in tutta Italia: come funziona e che cosa fare in caso di notifica

Lunedì 15 Giugno 2020 di Francesco Malfetano
App Immuni attiva in tutta Italia: come funziona e che cosa fare in caso di notifica

Da oggi, 15 giugno, Immuni è attiva in tutta Italia. L’app per il tracciamento dei contatti in ottica antiCoronavirus ha infatti terminato la settimana di sperimentazione in 4 regioni (Liguria, Abruzzo, Marche e Puglia) e ora è utilizzabile nell'intera Penisola. Immuni consente a tutti gli italiani che decidono di scaricarla sul proprio smartphone di ricevere avvisi nel caso in cui siano entrati in contatto con persone poi risultate positive al coronavirus, e potenzialmente contagiose. Non c’è alcun obbligo di utilizzare l’applicazione ma farlo potrebbe essere determinante per semplificare l’individuazione e la gestione di eventuali nuovi focolai. L’app è disponibile sin dal 1 giugno ed è già stata installata da 2,2 milioni di utenti. Funziona su iPhone, telefoni Android e Huawei (con alcune limitazioni) ed è stata validata dal Garante per la protezione dei dati personali per l’attenzione dedicata alla privacy.

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COME FUNZIONA
Immuni si occupa di notificare l’eventuale esposizione al rischio Covid19. Per scaricarla basta andare sugli store digitali o sul sito ufficiale. Una volta installata sul proprio smartphone, l'app richiede una serie di passaggi per acquisire le informazioni di base sull'utente: dall'età (la minima consentita è 14 anni) al consenso per la privacy, quindi l'abilitazione delle notifiche per poter ricevere l'alert e soprattutto la provincia di appartenenza. Per funzionare ha bisogno che il Bluetooth resti sempre accesso dato che sfrutta questo sensore - nella sua versione a basso consumo di energia (BLE) - per individuare la distanza con un altro dispositivo che ha installato il software. L'app sviluppata da Bending Spoons sulla base delle interfacce del cosiddetto modello Apple/Google, infatti a tutela della privacy non utilizza gps e wifi.

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ALGORITMO
In pratica Immuni è in grado di registrare in maniera anonima quando due utenti che hanno deciso di scaricarla si ritrovano a meno di due metri di distanza e restano a contatto tra i 5 e i 30 minuti. La traccia di questo incontro, attraverso dei codici anonimi assegnati ad ogni utente da cui è impossibile risalire alla loro identità, viene registrata e conservata per 14 giorni sui singoli smartphone (e non su un server centrale). Quando le strutture sanitarie e le Asl riscontrano un nuovo caso positivo, accertato con un tampone, dietro consenso del soggetto stesso inseriscono il  suo codice anonimo di Immuni all’interno di un database. In pratica, incrociando i dati in automatico, viene inviata una notifica agli utenti con i quali il paziente positivo è stato in contatto. Assieme a questa “notifica di esposizione”, l’utente riceve anche un grado di allerta definito dalle autorità sanitarie da cui dipendono le indicazioni successive.

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COSA FARE SE RICEVO UNA NOTIFICA
Se il nostro smartphone con installata e attivata Immuni ci segnala di essere entrati a contatto con un positivo (come avvenuto in Liguria in 3 casi la scorsa settimana), bisognerà seguire le indicazioni comparse sull'app utili a prevenire il contagio. Bisongerà quindi contattare il proprio medico comunicando di aver ricevuto la notifica. Il medico a sua volta contatterà l'Asl che prenderà in carico la situazione occupandosi della sorveglianza sanitaria. In attesa delle indicazioni del medico o dell'Asl bisogna mettersi in quarantena, lavarsi di frequente le mani, tenere un metro di distanza, limitare i movimenti negli spazi comuni della casa e i contatti (anche se non si presentano sintomi evidenti). Non si avrà modo di risalire a chi potrebbe aver causato il contagio e portato all’invio della notifica. In pratica Immuni punta molto sul rapido ampliamento della platea di utenti. Solo in questo modo infatti, se un cittadino dovesse risultare positivo al test, si arriverà a circoscrivere l’eventuale nuovo focolaio, sulla base della propria provincia, nel tentativo di limitare il riempimento delle terapie intensive. Molto dipende quindi dalla responsabilità individuale dei cittadini. Se è vero che non c’è alcun obbligo di scaricare l’app o di accettare che il personale sanitario inserisca il proprio codice nel database, è implicito che non farlo potrebbe essere controproducente.


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Ultimo aggiornamento: 17:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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