Covid, vaccino: «Facciamolo prima ai ragazzi», la proposta divide gli esperti, Miozzo e Battiston: «Studenti tra le priorità»

Giovedì 3 Dicembre 2020 di Graziella Melina
Covid, vaccino: «Facciamolo prima ai ragazzi», la proposta divide gli esperti, Miozzo e Battiston: «Studenti tra le priorità»

Mentre il piano per la distribuzione del vaccino contro il Covid viene ultimato, resta ancora da capire chi davvero avrà accesso ai primi lotti delle fiale in arrivo dopo l’autorizzazione delle agenzie regolatorie. Se è vero che il governo ha deciso di dare la priorità agli anziani e agli operatori sanitari, c’è però chi affronta la questione da punti di vista diversi, mettendo in ballo anche i giovani. Come ha fatto per esempio il fisico Roberto Battiston, secondo il quale, visto che il maggior contagio arriva dai ragazzi, andrebbero vaccinati prima i tre milioni di liceali piuttosto che i 26 milioni di over 50.

 
Anche il Comitato tecnico scientifico (Cts) prova ad allungare lo sguardo. «Il Cts non è ancora stato investito di quesiti su quale vaccino anti-Covid e a chi - ammette il coordinatore Agostino Miozzo - Certo, prima le categorie a rischio ed esposte, gli anziani ultraottantenni e le persone fragili. La scuola è sicuramente un comparto in cima alle priorità. Alcuni esperti dicono ‘vacciniamo i liceali perché categoria più a rischio’ e l’osservazione è assolutamente pertinente. Sopra i 10 anni la capacità di trasmissione del virus è analoga a quella degli adulti». Il dilemma non poteva che arrivare anche in Parlamento. «Certe categorie dovranno essere messe in sicurezza, come i sanitari, le forze dell’ordine, gli anziani delle rsa - afferma il ministro degli affari regionali Francesco Boccia - Quanto agli studenti c’è una riflessione che si sta facendo proprio oggi (ieri ndr) in Senato, è giusto che il parlamento esprima un giudizio». 


ETICA E DUBBI <QA0>
Che non si tratti solo di una questione nostrana lo dimostra il dibattito anche etico che si sta sviluppando all’estero. Alberto Giubilini, ricercatore dell’Università di Oxford, ne aveva sceverato la complessità sul Journal of Law and the Biosciences. Ma anche Hugo Slim, sempre dello stesso ateneo, aveva affrontato la questione sulle colonne del Financial Times. In Italia, il Comitato Nazionale per la Bioetica è stato chiaro: niente discriminazioni, ma possibilità di accesso per tutti. Secondo l’organo consultivo del governo e del Parlamento, è infatti importante che «ogni scelta di distribuzione si richiami al principio morale, deontologico e giuridico generale della uguale dignità di ogni essere umano e di assenza di ogni discriminazione, oltre che al principio integrativo della equità, ossia della particolare considerazione di vulnerabilità per specifici bisogni». 


Gli scienziati, invece, preferiscono conoscere prima i dati di efficacia dei vaccini nelle varie fasce di età. «Il primo obiettivo è fermare questa strage di anziani - sottolinea Sergio Abrignani, ordinario di immunologia e patologia generale dell’Università Statale di Milano e direttore scientifico dell’istituto nazionale di genetica molecolare Romeo e Enrica Invernizzi - ricordiamo che abbiamo circa 600-800 morti al giorno. In piena pandemia dobbiamo vaccinare prima quelli che non vogliamo che muoiano, ossia i più fragili. Tutti gli Stati hanno deciso di agire in questo modo». Secondo Francesco Menichetti, ordinario di malattie infettive dell’università di Pisa «È ovvio che il target primario è prevenire la malattia dei pazienti più fragili e poi contenere la diffusione dell’infezione. Ma - si chiede - siamo sicuri che questi vaccini funzionano negli anziani e negli ospiti immunocompromessi?».

 

Il vero dilemma, come rimarca anche Carlo Federico Perno, direttore di Microbiologia dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, è che «in questo momento non sappiamo assolutamente quale sia l’efficacia dei vaccini nei giovani e negli anziani. È possibile che gli anziani, avendo un sistema immunitario più fragile, non riescono a montare una risposta immunitaria corretta. Allora bisognerebbe vaccinare i giovani, e così impediamo che il virus circoli e infetti gli anziani. Ma fino a quando non abbiamo dati che ci permettano di capire come muoverci, il problema resta insoluto».
 

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