Corruzione, i pm chiedono 4 anni e mezzo per Marra. Sentenza il 13 dicembre

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Corruzione, i pm chiedono 4 anni e mezzo per Marra. Sentenza il 13 dicembre

di Adelaide Pierucci

Quei 367 mila che ha ricevuto dal 2013 dal costruttore Sergio Scarpellini per l'acquisto di un appartamento a Roma rappresentano uno strumento di corruzione. Ne è convinta la Procura di Roma che ha chiesto una condanna 4 anni e sei mesi per Raffaele Marra, ex capo del personale del Comune di Roma. La sentenza del procedimento è attesa per il prossimo 13 dicembre. 

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Lo scorso luglio la posizioni di Scarpellini, imputato per concorso in corruzione, è stata stralciata alla luce delle gravi condizioni di salute dell'imprenditore. «Il cuore del processo sta nel capire se questa dazione sia stata un prestito tra amici o invece il 'prezzò per piegare la pubblica funzione di Marra agli interessi del costruttore, se fra i due ci sia stato un rapporto di amicizia o di corruzione» ha affermato il pm durante la requisitoria. La difesa di Marra ha sollecitato l'assoluzione «perché il fatto non sussiste e non costituisce reato».  
 
 

Per gli avvocati Francesco Scacchi e Fabrizio Merluzzi «la Procura non è stata in grado di documentare in questo dibattimento una sola iniziativa concreta che Marra possa aver messo in atto per agevolare Scarpellini. I rapporti personali che lega i due non ha nulla a che vedere con quelli che l'imprenditore ha avuto in tutti questi anni con il mondo della politica e delle istituzioni». Per questa vicenda Marra venne arrestato assieme a Scarpellini il 16 dicembre del 2016 quando ricopriva di direttore del dipartimento Risorse Umane del Comune. La Procura per lui e per il costruttore aveva chiesto il giudizio immediato. Per gli inquirenti il denaro «prestato» dall'imprenditore rappresentano lo strumento per l'ottenimento di favori da Marra. Secondo la procura nel 2009 Scarpellini avrebbe venduto al dirigente comunale un appartamento con uno sconto di mezzo milione di euro con analoghi obiettivi, ma quest'altro caso è andato in prescrizione. Nel corso del processo ha respinto le accuse nel corso di un interrogatorio svolto il 4 luglio del 2017.

«Quei soldi erano un prestito per mia moglie - ha detto - con gli assegni a me materialmente incassati. Il denaro sarebbe stato restituito. Io ho fatto solo da mediatore e mi sono rivolto a un amico per avere quella cifra. Io sono una persona perbene, non sono un corrotto e spero che ciò emerga dal processo, non ho nulla da nascondere». Attualmente Marra è sotto processo anche per la vicenda delle nomine in Campidoglio e in particolare per l'accusa di abuso d'ufficio in relazione alla promozione del fratello Renato a capo della direzione Turismo del Campidoglio avvenuta nell'ambito della procedura di interpello nell'autunno del 2016. In questa vicenda è coinvolta anche la sindaca Virginia Raggi, per lei la sentenza è attesa sabato 10 novembre.
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Giovedì 8 Novembre 2018, 12:44






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