Autonomie, frenata M5S: da Ambiente a Salute istruttorie tutte da rifare

PER APPROFONDIRE: ambiente, autonomie, frenata, m5s, salute
Erika Stefani

di Andrea Bassi

L'ordine di scuderia è tenere i toni bassi. Sopire e smorzare. Della richiesta di autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna meno si parla e meglio è. L'obiettivo, nel frattempo, è rallentare l'iter delle intese facendo slittare tutto a dopo le elezioni europee. Prende forma la strategia del Movimento Cinque Stelle per rallentare il passo della Lega sulla secessione dei ricchi, slogan ormai sposato da più di un parlamentare grillino, soprattutto da quelli eletti nel Mezzogiorno, vero bacino di voti del Movimento e dove il dibattito sull'autonomia si sta facendo rovente. Il primo passo sarà riesaminare meglio le bozze di intesa, chiedendo un supplemento di indagine soprattutto ai ministeri guidati da esponenti del Movimento.

Il ministro della salute, Giulia Grillo, è quella al momento descritta come maggiormente «preoccupata» dagli effetti del regionalismo differenziato. Dopo il manifesto choc con l'immagine di una donna ammalata di tumore avvolta in una bandiera tricolore con la richiesta di aiuto, pubblicata dall'ordine dei medici di Bari, ieri è stato il turno dei camici bianchi di Palermo, secondo i quali con le autonomie regionali differenziate «aumenta il rischio nelle Regioni del Sud in difficoltà, che il settore sanitario venga ulteriormente sacrificato. Un sacrificio giustificato», dice l'ordine dei medici di Palermo, «dalla mancanza di risorse che nel meridione aumenterebbe». Allarmi ai quali il ministro Grillo non sarebbe sorda. Così come nuovi paletti sarebbero allo studio anche del collega dell'ambiente Sergio Costa. «Stiamo studiando», ha spiegato, «una bozza, un canovaccio, da presentare in Consiglio dei Ministri ma anche agli interlocutori privilegiati, le tre Regioni che hanno fatto richiesta. In questa bozza», ha ggiunto il ministro, «verifichiamo ciò che è squisitamente infraregionale se e in che termini rispetto alle istanze può essere assegnato, come può essere proceduralizzato e come rafforzare l'articolo 120 della Costituzione che prevede vigilanza, controllo ed eventuale potere sostitutivo dello Stato».

IL GRIMALDELLO
La citazione dell'articolo 120 della Costituzione non è un caso. Il dettato della norma sarebbe il grimaldello che i Cinque Stelle vorrebbero usare come clausola di salvaguardia nelle intese per garantire che l'ultima parola spetti sempre allo Stato centrale. L'articolo 120 infatti prevede che «il governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, (...) quando lo richiedono la tutela dell'unità giuridica o dell'unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali».
Ma il punto vero, il punto di caduta del pressing grillino, è riuscire a rimettere in discussione l'accordo raggiunto dal ministro degli Affari Regionali Erika Stefani, con il ministero dell'Economia rappresentato dal vice ministro leghista Massimo Garavaglia. Il vero braccio di ferro, insomma, sarà sui soldi e sulle clausole inserite dai leghisti all'interno delle intese che prevedono un meccanismo «win-win» per le Regioni del Nord, che sarebbero destinatarie di maggiori risorse di quelle attuali sia in caso di crescita economica che nel caso contrario. Intanto ieri a Bari, il vice premier Matteo Salvini, ha provato a difendere il progetto caro a Veneto e Lombardia.

LA POSIZIONE
«Autonomia», ha detto, «significa spendere meno, spendere meglio e avere dei responsabili se qualcosa non funziona. In aeroporto», ha aggiunto ancora Salvini, «ho trovato dei ragazzi che prendevano l'aereo per andarsi ad assicurarsi un futuro. Un sistema centralizzato non risponde all'esigenza della Puglia e del Sud. Se le scuole, le strade, gli ospedali, la situazione di oggi a qualcuno va bene così», ha proseguito, «a me no, io non mi rassegno a migliaia di pugliesi che devono prendere l'aereo o il treno per lavorare, per studiare, per andare a farsi curare altrove. Io quando vedo le formiche e le blatte nei letti degli ospedali di Napoli mi arrabbio come una bestia perché non si può arrivare nel 2019 a questo livello». Ieri è intervenuto anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. «L'autonomia regionale», ha detto, «non deve essere elemento che eleva divari, ma deve essere un elemento che incrementa efficienza. Non deve essere contro la questione nazionale, non deve essere una soluzione a danno di alcuni e a favore di altri».
Andrea Bassi
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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Mercoledì 20 Febbraio 2019, 09:10






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