I cento anni del reduce di Russia

Martedì 23 Marzo 2021

FONTANAFREDDA
L'obiettivo è di arrivare a 110. «Un obiettivo non impossibile perché già mia mamma, Vittoria Burigana, aveva raggiunto i 105 anni e tutti i suoi fratelli hanno raggiunto, superato o si sono avvicinati al secolo di vita». Intanto oggi, Ottavio Pes, reduce di Russia, Alpino della Divisione Julia, 8° Reggimento, Battaglione Tolmezzo, di candeline ne spegnerà 100. E a Vigonovo urgono i festeggiamenti, dalla segreteria del sindaco al Gruppo alpini di Vigonovo, guidato da Aurelio Cimolai. Tutti impegnati, ma purtroppo con il freno tirato, viste le restrizioni dovute al Covid-19, soprattutto per la sicurezza dello stesso Ottavio, che riceverà la prima dose del vaccino solo il prossimo 3 aprile.
GLI AUGURI
Così oggi, l'unico momento ufficiale, dovrebbe essere la visita del sindaco, per un velocissimo augurio e la consegna del ritratto del festeggiato, realizzato dal pittore Filippo Donvito, dono che, da alcuni mesi, accompagna gli auguri da parte del primo cittadino. Lo abbiamo sentito ieri, grazie alla figlia Antonia. Ottavio sta bene, ma in pratica, dall'inizio di questa pandemia, non si è più mosso da casa. Una scelta voluta dalla famiglia e dallo stesso Ottavio, per evitare qualsiasi rischio di contagio. Situazione che l'alpino, uno degli ultimi reduci dalla campagna di Russia e medaglia al Valor Militare, ha accettato suo malgrado.
LA PANDEMIA
«Manca la solita passeggiata che facevo ogni giorno per recarmi al bar da Matilda a bere un bianco con gli amici. Un rito seguito per anni, interrotto solo da questa pandemia. Certo sono a casa, esco in giardino oppure mi dedico alla lettura dei libri di storia, in particolare dei libri di storia che parlano della seconda Guerra mondiale e delle vicende legate al fronte russo in particolare. Ma non è la stessa cosa». Legge anche l'Alpino, la rivista delle Penne Nere, per tenersi aggiornato su tutto quello che riguarda personaggi, gruppi alpini, adunate e persone a lui care. Proprio ieri, poco prima di sentirci, aveva ricevuto il primo regalo: il gagliardetto del Gruppo alpini di Chiarano.
REDUCE DI RUSSIA
Sta bene e dorme, ma spesso ancora oggi, nei sogni ritorna quell'incubo che fu la Campagna di Russia. «Ho spesso freddo, frutto del ricordo di quell'inverno e dei talloni congelati durante la ritirata. Ma in generale sto bene», racconta. Il suo pensiero quotidiano ancora oggi è per tutti gli amici che perse e lasciò in quei campi di battaglia. Ma anche il ringraziamento a coloro che lo aiutarono a tornare comunque vivo, a cominciare da Nani Giovanni Cimolai, che fece di tutto per riportare a casa il suo compaesano e amico. «È solo grazie a lui ricorda sempre - che ho potuto tornare e oggi sono qui. Nani mi portò anche di peso per alcuni lunghi tratti. Quando non ce la facevo più arrivò anche a minacciarmi con la pistola se mi fossi fermato. Bastavano infatti dieci minuti fermi per rimanere congelati. Io dovetti camminare in punta di piedi perché il resto era già congelato».
«SONO FORTUNATO»
Da sempre si ritiene persona fortunata. «Quando stavamo rientrando dalla Grecia ero stato imbarcato nella Crispi, l'altra nave che trasportava l'8° Reggimento Alpini verso casa. Una fortuna, perché la prima, la Galilea, venne affondata e perirono quasi 900 alpini. Poi ebbi la fortuna due volte di non perdere l'aggancio con la colonna che stava ripiegando. In qualche modo riuscii a salvarmi e dopo un lungo viaggio oltre 500 i chilometri fatti a piedi venni ricoverato all'ospedale militare di Rimini. È per questo che attendo con ansia l'adunata di Rimini. Voglio tornare a vedere quei luoghi e vedere come sono oggi». Ci sperava sino all'ultimo già lo scorso anno, ma poi anche l'appuntamento fissato in autunno è stato annullato e così Ottavio spera di poterlo vivere quest'anno.
LE ADUNATE
Ma già per questa tappa la data è stata fissata in autunno, in attesa comunque di capire quale sarà l'andamento della pandemia. «E poi c'è l'adunata di Udine, importante come lo fu quella di Pordenone. A quella voglio partecipare assolutamente. Non posso mancare. Per me significa chiudere il cerchio di quella bruttissima esperienza. Da Udine siamo partiti per la campagna di Russia e a Rimini, dove sono rimasto poco più di un mese prima di rientrare verso casa, sono ritornato».
Riccardo Saccon
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