La furbata del selezionatore: spara al cinghiale, poi se lo mette in frigo

Sabato 30 Marzo 2019
La furbata del selezionatore: spara al cinghiale, poi se lo mette in frigo

TORREGLIA
Avrà pensato di procurarsi ragù, costine, braciole e spezzatino di cinghiale per lungo tempo. Invece ha dovuto costituirsi perché il cerchio stretto intorno a lui dai carabinieri forestali di Montegrotto si stava stringendo. In un congelatore nella sua abitazione i militari hanno ritrovato i resti del grosso esemplare di cinghiale morto il giorno successivo alle attività di selecontrollo che l'uomo stesso aveva effettuato e con le quali si cerca di contenere il numero dei cinghiali del parco regionale dei Colli Euganei.
L'animale era stato cacciato infatti la sera prima da uno dei selecontrollori, cacciatori autorizzati ad abbattere i maiali selvatici del parco: era regolarmente autorizzato, però aveva solo ferito la bestia durante il suo appostamento fisso dislocato nel territorio comunale di Torreglia. Protagonista del furto venatorio e dell'appropriazione indebita, queste le imputazioni a suo carico, lo stesso selecontrollore, contravvenendo alle norme, il giorno successivo al ferimento aveva rintracciato la carcassa dell'animale e aveva deciso di portarsela a casa sistemandolo nella sua cella frigorifera.
L'uomo si è presentato spontaneamente ai carabinieri forestali forse per evitare conseguenze peggiori. I militari infatti avevano avviato le indagini a Torreglia cercando testimoni per risalire alla persona che si era appropriata del cinghiale, che poi è stato sequestrato. In base al regolamento approvato dall'ente Parco infatti se un esemplare non viene abbattuto immediatamente a recuperare la sua carcassa dev'essere il personale del parco stesso, adeguatamente formato dal punto di vista delle norme igieniche e della sicurezza alimentare.
Il selecontrollore pensava invece di farla franca e di portarsi a casa una consistente scorta di carne. Dopo aver ferito l'esemplare nel corso della selezione autorizzata, e averne informato, come da prassi, il centro di coordinamento delle operazioni, il mattino successivo era tornato nel bosco in cerca della preda. Individuato dove l'animale era andato a morire, come usano fare i cacciatori lo aveva eviscerato lasciando i resti nel bosco e caricata la carcassa sull'auto se l'era portata a casa. Nel frattempo i controllori avevano a loro volta battuto il bosco senza però trovare nulla ed erano scattate le indagini.
L'attività di selecontrollo è stata avviata nel grande perimetro del Parco Colli per contenere il numero dei cinghiali, in aumento. Provocano danni agli agricoltori che si vedono distrutte le colture o le vigne, e sono un pericolo spesso anche per gli automobilisti sulle strade dei Colli.
Al.Ma.

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