Ammiragli assolti, protestano le vittime

Martedì 15 Gennaio 2019
IL PROCESSO
PADOVA «Vergogna. I marinai sono stati uccisi due volte». L'urlo tra il pubblico rompe il silenzio dopo la lettura del dispositivo della sentenza del giudice Chiara Bitozzi. Sono le 14 e nel pubblico dell'aula del Tribunale ci sono solo marinai in divisa. Sono ex marinai, venuti a Padova da varie parti d'Italia. Tutti portano addosso i danni sui polmoni dell'amianto che hanno respirato nelle navi militari. Sono qui ad ascoltare la sentenza del processo Marina Due. Hanno atteso trentasette udienze di un dibattimento durato anni. Fuori del palazzo di Giustizia è stato appeso un cartello con la scritta: Nessuna giustizia per le vittime dell'amianto.
Tutti gli imputati sono stati assolti perché il fatto non sussiste o per non aver commesso il fatto. A giudizio c'erano tredici ammiragli, ma tre sono morti durante l'inchiesta e il lungo processo. Il dispositivo della sentenza del giudice Bitozzi fa riferimento a una quarantina di vittime. Ma nel tempo il numero dei marinai morti per mesotelioma pleurico è salito a oltre seicento e i malati sono oltre mille. «Purtroppo il lungo processo non ha fatto luce su tutte le cose che abbiamo chiesto. Volevamo anche dei confronti che non sono stati ammessi», dice l'avvocato Daniela Boscolo Rizzo, il più autorevole legale delle parti civili. «Ora ci resta solo la strada delle cause civili».
LE RESPONSABILITÁ
Chi ha la responsabilità delle centinaia di marinai uccisi e malati a causa dell'amianto che era nelle navi? La Marina militare? Lo Stato? Il pubblico ministero Sergio Dini, il magistrato che ha avviato le inchieste, nella sua requisitoria del 10 dicembre scorso ha detto che sulle navi e nelle strutture della Marina militare c'era l'amianto. Che c'è nesso casuale tra la presenza di amianto in certe strutture a bordo o a terra della Marina militare e le patologie quali l'asbestosi e il mesotelioma. Insomma, è stato l'amianto a causare le malattie riscontrate in oltre mille marinai. Quindi, in ordine alla causalità particolare, con riferimento ai soggetti attivi del reato, le singole persone offese di questo procedimento hanno contratto patologie amianto-correlate. E se gli ammiragli a giudizio «avessero compiuto azioni che potevano fare, che era nella loro possibilità effettuare, tutte le azioni che potevano fare, si sarebbe innescato a questo punto un meccanismo diverso che avrebbe comportato il non svilupparsi delle patologie?», ha chiesto il rappresentante della pubblica accusa. E ha risposto: «Nessuno di questi soggetti (gli ammiragli imputati ndr) aveva in realtà la possibilità concreta di organizzare il lavoro in maniera diversa da come è stato fatto. Nessuno di questi soggetti aveva, in realtà, dei poteri di spesa autonomi». E il pubblico ministero ha chiesto l'assoluzione degli imputati.
LE ASSOCIAZIONI
Ma i rappresentanti delle Associazioni delle vittime e dei familiari (Afeva Sardegna, Afea e Assodipro) sono invece «convinti che proprio in forza della loro posizione apicale gli ammiragli dovevano curare le condizioni di vita e di benessere del personale e assicurare il rispetto delle norme di sicurezza e di prevenzione per salvaguardare l'integrità fisica dei dipendenti. Se solo avessero voluto, dunque, questa strage sarebbe stata evitata, o quantomeno limitata».
Lino Lava
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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