Lega, in coda per entrare nella lista Zaia

Lunedì 13 Luglio 2020
LA POLITICA
VENEZIA In attesa che venga ufficializzata la data delle elezioni regionali (l'ipotesi più accreditata è il 20 settembre), in Veneto si sta assistendo a un duplice fenomeno: chi scalpita per entrare nella lista di Luca Zaia (e solo in quella, non nella Lega) e chi invece declina cortesemente l'invito di correre per perdere. Un esempio: a Treviso il Movimento 5 Stelle non è riuscito a trovare i previsti nove candidati e, pur non escludendo di completare le caselle nelle prossime settimane, si fermato per ora a sette (tra cui il candidato presidente Enrico Cappelletti che correrà anche come consigliere). Ma difficoltà analoghe le ha riscontrate anche il Partito Democratico: «Non è facile trovare gente disponibile a metterci la faccia sapendo di non farcela», confida un dirigente dem, anche se il segretario (e candidato a Padova) Alessandro Bisato assicura: «Le nostre liste saranno dappertutto complete».
La coda degli aspiranti candidati riguarda invece la lista del presidente della Regione, Luca Zaia. Che per non penalizzare troppo la Lega, già arrivata seconda nel 2015 col 17,8% contro il 23% della propria lista, sta valutando di spostare le caselle dei candidati.
LA LEGA
Un paio di settimane fa, in una cena post seduta al Ferro Fini con tutti gli assessori e i consiglieri regionali leghisti a Ca' del Poggio, sulle colline del prosecco, Zaia ha detto una cosa nuova. Fino ad allora, ai suoi il governatore aveva detto che sarebbero state riproposte le liste del 2015, quindi chi era in lista Lega tornava con la Lega, chi era in Lista Zaia tornava in Lista Zaia. «Orientativamente», è stata la novità annunciata a tavola dal governatore, lasciando intendere un travaso di portatori d'acqua verso la lista del partito. Il motivo è semplice: la Lega non sarà neanche stavolta il primo partito in Veneto, ma non dovrà neanche uscirne massacrata e, soprattutto, non può rischiare di subire il sorpasso dei Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Anche se sarà difficile riproporre in chiave veneta i sondaggi nazionali che vedono la Meloni attorno al 15%, perché anche FdI rischia di essere ridimensionata dalla potenza della Lista Zaia, c'è però la possibilità che il partito della Meloni sorpassi la Lega di Salvini. Le proiezioni danno la Lega al 15% e la Lista Zaia tra il 38 e il 40%. Di qui l'ipotesi di spostare alcuni consiglieri uscenti da una lista all'altra. Pare confermata, poi, la terza lista, quella chiamata degli amministratori, dove dovrebbero trovare spazio nuovi accoliti di Zaia: l'ex azzurro e poi ex Fdi Massimiliano Barison, il civico trevigiano che sosteneva Alessandra Moretti Pietro Dalla Libera, l'ex leghista tentata da Flavio Tosi e poi pentita Giovanna Negro. L'ex Udc Stefano Valdegamberi, invece, dovrebbe essere nuovamente in Lista Zaia, unico non leghista come nel 2015.
Ma a tenere banco, soprattutto in laguna, è l'ipotesi di un accordo tra Zaia e il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro - anche lui in corsa per un nuovo mandato a Ca' Farsetti e deciso a farcela al primo colpo con il sostegno della Lega - che dovrebbe vedere candidato in Regione nella lista del governatore l'assessore veneziano Simone Venturini. Pare che ai suoi Zaia abbia detto di non saperne nulla, ma l'ipotesi preoccupa comunque i leghisti veneziani non fosse altro perché Venturini, oltre a essere un giovane apprezzato amministratore, avrebbe tutto l'appoggio dei fucsia di Brugnaro: «Capace di prendere 7-8mila preferenze personali - dicono in casa della Lega - e di risultare il primo degli eletti. Ma a Zaia, dopo cinque anni passati con la spina nel fianco del FdI Sergio Berlato, chi glielo fa fare di portarsi in casa uno che non è neanche dei nostri?». Obiezioni al momento senza risposta. Così come non è arrivato un cenno a chi chiede di poter cominciare la campagna elettorale: come l'uomo del monte, Zaia non ha ancora detto sì. E, così, tutti fermi, immobili.
FRATELLI D'ITALIA
Pare che l'indicazione di Giorgia Meloni sia di candidare tutti quelli che portano più voti possibili, così da surclassare la Lega e risultare, dopo la Lista Zaia, il primo partito in Veneto. La battaglia più aspra sarà a Verona dove oltre agli uscenti Massimo Giorgetti e Stefano Casali saranno in pista Daniele Polato o l'assessore Marco Padovani, entrambi uomini del sindaco Federico Sboarina, mentre Andrea Bassi, che è al secondo mandato, potrebbe passare e dare una mano a Casali. Giorgetti, però, potrebbe non tentare il sesto mandato in consiglio regionale - e sarebbe un record - se sarà candidato alle suppletive del Senato per sostituire lo scomparso Stefano Bertocco. Occhio, non è ancora detto che FdI rientri nell'alleanza con la Lega di Zaia: «Giorgia Meloni non ha ancora firmato il documento sull'autonomia», dicono in casa della Lega dove c'è chi, come Roberto Marcato, continua a spingere per la corsa solitaria.
FORZA ITALIA
Se Fratelli d'Italia potrebbe eleggere tra i 4 e i 5 consiglieri (nel 2015 con l'11,8% Flavio Tosi ne portò 5 al Ferro Fini), Forza Italia potrebbe farne uno o due. E qui la battaglia è tutta padovana tra l'uscente Maurizio Conte e la vicesindaco di Casalserugo Elisa Venturini. Ma la sorpresa potrebbe arrivare dall'outsider Vincenzo Gottardo, sostenuto dal potentissimo Udc Antonio De Poli.
CENTROSINISTRA
L'incubo dei non leghisti è che Zaia superi il 70% e si prenda 37 consiglieri su 50, senza contare il governatore. A quel punto, ammesso che le coalizioni riescano a superare il 5% e le liste singole il 3%, ci sarebbero 13 posti in tutto da dividere tra Pd, il Veneto che Vogliamo di Arturo Lorenzoni (l'unico al momento certo di farcela come secondo classificato dei candidati governatori), i Verdi (per i quali correrà l'uscente Cristina Guarda), +Europa e poi il M5s, i centristi di Daniela Sbrollini, gli ambientalisti di Patrizia Bartelle, gli autonomisti di Antonio Guadagnini. Ed è ancora in ballo Simonetta Rubinato: tra lei e Lorenzoni ancora nessun accordo.
Alda Vanzan
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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