Bassano chiama Zaia: il tribunale della Pedemontana può risorgere nelle strutture costate 20 milioni per nulla

Audizione della seconda commissione del Senato in materia di "geografia giudiziaria": così riparte l'azione del comitato per la rinascita del palazzo di giustizia, con un ruolo interprovinciale

Venerdì 3 Dicembre 2021 di Claudio Strati
L'audizione in videoconferenza dalla sala Ferracina del municipio di Bassano

BASSANO - Torna una speranza per il tribunale di Bassano, in versione però interprovinciale come tribunale della Pedemontana per tre "pezzi" di province vicentina, padovana e trevigiana. Ormai chiuso da otto anni in quanto uno dei cosiddetti "tribunalini" finiti sotto la scure della ministra Severino (Governo Monti), in esecuzione peraltro di linee guida precedenti, il tribunale di Bassano cessò di esistere giusto quando erano ormai conclusi i lavori di realizzazione della nuova "cittadella della giustizia", costata qualcosa come una ventina di milioni, spiega l'avvocato Antonio Mauro, «per realizzare il nuovo blocco creato dall'architetto Podrecca, ristrutturare il magnifico palazzo Cerato, già sede del liceo Brocchi, sistemare la vecchia sede giudiziaria di via Marinali. Undicimila metri quadri, con tre piani interrati. E ancor oggi là dentro non c'è nulla. C'è da mettersi le mani nei capelli solo a pensare che l'ex Brocchi è utilizzato come magazzino di robacce varie. La polizia locale usa il cortile di palazzo Cerato per parcheggiare le auto».

Riparte il comitato

Il comitato sorto per salvare il tribunale, dopo il trasloco a Vicenza, un po' alla volta smise la lotta, ma la fiamella resta accesa e lo stesso "Comitato per l'Istituzione del Tribunale della Pedemontana Veneta" ora ha rialzato la testa, e le speranze, dopo l'audizione informale con l’Ufficio di presidenza della seconda commissione del Senato in tema di geografia giudiziaria. L'audizione è avvenuta in videoconferenza dalla sala Ferracina del municipio e i bassanesi hanno avuto a disposizione sette preziosi minuti per leggere una sintetica relazione. Dopo l'audizione la sindaca Elena Pavan (anche lei avvocato di professione) ha spiegato che l'occasione ha fornito la possibilità «di evidenziare, dati alla mano, l’importanza di avere un presidio di giustizia bassanese dal punto di vista economico, di prossimità, di utilizzo dell’edilizia giudiziaria già esistente e, non da ultimo, politico. Ricordo infatti che la Regione Veneto, le Province di Vicenza e di Padova, oltre 70 sindaci e 53 consigli comunali, le rappresentanze territoriali di tutte le categorie economiche, degli ordini professionali e delle organizzazioni sindacali diedero il plauso ufficiale al progetto del Tribunale della Pedemontana Veneta. E il ripristino del Tribunale di Bassano aveva ottenuto anche i pareri positivi della Commissione Giustizia della Camera e del Senato, senza dimenticare, nel 2014, la raccolta di oltre 18.000 firme su tutto il territorio. Ora - conclude la Pavan - si torna a parlare di un possibile nuovo Tribunale a Bassano del Grappa e questa è una buona notizia per la nostra città, per il territorio e per il Veneto».

 

Sette minuti cruciali

«Chiudere il tribunale bassanese ha voluto dire mettere fine ad un'azienda enorme sul territorio, la seconda dopo l'Ulss, con una ricaduta negativa pesante» dice Mauro. La relazione letta alla Commissione del Senato ha occupato sette minuti. E si conclude ricordando che la prima cittadina di Bassano con una lettera protocollata il 14 ottobre scorso ha formalmente chiesto alla Regione di attivarsi con una proposta di legge regionale per il ripristino del Tribunale di Bassano del Grappa, analoga a quelle già approvate da altre regioni, e che preveda l’accollo alla Regione dei costi ordinari di gestione del tribunale. Una richiesta che è in corso di calendarizzazione.

Antonio Mauro riassume i punti qualificanti dell'eventuale ritorno a Bassano, per quello che sarebbe l'ottavo tribunale del Veneto con target una popolazione di oltre 529 mila abitanti. Quindi non un "tribunalino" ma una sede giudiziaria importante, estesa all'Alto Vicentino, alla fascia trevigiana contermine e all'Alta Padovana. «Ancora nel 2011 Draghi diceva che i ritardi della giustizia civile valgono 1 punto di Pil all’anno - spiega l'avvocato bassanese -. E ricordo che anni fa si parlò di "virtuosità erariale del tribunale bassanese, con 850 mila euro di costi annui per lo Stato e 3,5 milioni di ricavi, quindi con oltre 2,5 milioni di risultato positivo. E oggi si valorizzerebbero gli ingenti  investimenti di risorse pubbliche utilizzate in città. Senza contare che la fascia pedemontana veneta è estramente ricca di imprese e operosa, attrattiva per investimenti industriali e produttivi». 

Il caso eloquente della Alps South 

«In Italia è più difficile e costoso che altrove recuperare crediti, compresi quelli dovuti da debitori pubblici, ottenere credito bancario, capitalizzare meglio le imprese, programmare e realizzare investimenti, fare ricerca e innovazione, attrarre investimenti esteri. La situazione bassanese era migliore rispetto alla media italiana. Purtroppo con la soppressione del tribunale - prosegue Antonio Mauro -, accadde proprio nel periodo di chiusura del palazzo di giustizia che la multinazionale americana Alps South Llc, leader nella produzione di gel medicinali, che aveva deciso di aprire una sede a Bassano, proprio per le specifiche condizioni naturali, ambientali, sociali, fece dietrofront rispetto a un investimento in zona che avrebbe creato 400 posti di lavoro. Il motivo, oltre al carico fiscale e alla burocrazia, è che il tribunale di Bassano venica considerato un esempio raro di efficienza nel panorama italiano, era riconosciuto come garanzia di giustizia veloce ed efficace, ma non poteva essere più così con l’accorpamento con il tribunale di Vicenza. La multinazionale se ne andò, come raccontò una serie di articoli del Gazzettino. L’efficienza necessaria in ogni ambito è essenziale soprattutto nella tutela di brevetti, contratti, tecnologie. A suo tempo era stato informato il Ministero: 400 posti di lavoro più l’indotto persi perché l'azienda investì altrove in Europa».

La relazione presentata ai senatori durante l'audizione

La logistica e le distanze

Mauro prosegue: «L'ottavo tribunale del Veneto  valorizzerebbe adeguatamente le specificità territoriali del bacino d’utenza, popoloso, industrializzato e connesso. Si valorizzerebbe il principio di prossimità nei servizi essenziali, aspetto di importanza basilare ormai riconosciuto da tutti dopo questi due ultimi anni di pandemia anche per quanto riguarda l’altro servizio essenziale della sanità. Si rispetterebbero inoltre i parametri che la Commissione Europea per l’efficienza della Giustizia ha espressamente indicato nelle linee guida per la revisione della geografia giudiziaria del 2013, affinché sia garantito il diritto ai cittadini ad un equo accesso alla giustizia. Il tribunale interprovinciale darebbe quindi adeguate risposte ai cittadini ed agli operatori economici di parte delle province di Treviso, Vicenza e Padova che vivono ed operano in luoghi più vicini e più facilmente accessibili a Bassano che ai loro capoluogo».

La famosa linea del Piave

A Bassano scorre il Brenta ma il tribunale della Pedemontana era stato definito dal governatore Luca Zaia «la nostra linea del Piave» su cui non si doveva arretrare. Correva l'anno 2013, era luglio, e il governatore era arrivato per la manifestazione per la difesa del palazzo di giustizia, era intervenuto sul ponte palladiano, e aveva visitato il cantiere avanzato della "cittadella". Peraltro anche negli anni successivI Zaia ebbe modo di ricordare che si sarebbe riusciti a riaprire il tribunale di Bassano. Proprio per questo (Luca Zaia ha avuto un occhio di riguardo in materia anche sanitaria per Bassanese e Alto Vicentino, dove vige l'Ulss 7 Pedemontana) ora ci si attende un'iniziativa importante della Regione per l'ottavo tribunale del Veneto. Si punta su un'esigenza di efficienza e di snellimento perché attualmente, si legge nella relazione, «i tribunali del Veneto sono datati e sovraffollati, per cui l’incremento necessario di personale trova un ostacolo fisico che danneggia l'economia veneta e, di riflesso, quella nazionale». La partita è difficilissima e si gioca soprattutto sul piano politico e territoriale. Ai tempi, ad esempio, gli ambienti di Vicenza politici e confindustriali si dimostrarono contrari al salvataggio bassanese, ed oggi la cosa si potrà riproporre. Mentre nel Bassanese servirebbero stature politiche notevoli: il ricordo del "caso provincia di Bassano", quando venne gestito malissimo il rapporto con i territori vicini e si vide naufragare il progetto, è sempre vivo. Per ora si culla un sogno, e si provvede a preparare la relazione ufficiale da inviare al Senato, dopo il primo approccio verbale. Con una carta importante da giocare: quello "scandalo" dei 20 milioni di risorse pubbliche investiti sul nulla.

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 10:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA