No ai test rapidi per medici e infermieri, l'ira del presidente veneto: «Si esprima il governo»

Venerdì 20 Novembre 2020 di Alda Vanzan
Tamponi
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VENEZIA - Non solo Crisanti. Anche i componenti del Comitato scientifico veneto nominati dalla giunta regionale di Luca Zaia adesso mettono in dubbio la validità dei tamponi rapidi, quelli eseguiti con il solo stecco infilato nel naso e con risposta nell'arco di pochi minuti, e chiedono che per il personale sanitario si ritorni al tampone molecolare, quello con il bastoncino infilato anche in gola e che ha tempi di processazione molto più lunghi. Dunque, i tamponi rapidi del dottor Roberto Rigoli sono inutili? Significa che tutti i controlli finora eseguiti a scuola, nei drive-in, negli aeroporti non sono attendibili? Significa, soprattutto, che il professor Andrea Crisanti - che da tempo va ripetendo che il test rapido del collega Rigoli «perde circa il 30% dei positivi», mentre Rigoli ribadisce che l'attendibilità è superiore al 99% - aveva ragione? Il governatore Luca Zaia ha rimbalzato la questione al Comitato tecnico scientifico nazionale: «Noi facciamo i tamponi rapidi perché abbiamo l'autorizzazione del ministero della Sanità, se ci dicono che non vanno bene per il personale sanitario allora io dico che non vanno bene neanche per i 5 milioni di veneti. Ma deve dircelo il ministero, io non sono uno scienziato».
L'ANNUNCIO

A rendere nota la vicenda è stato ieri lo stesso Zaia, nel corso del punto stampa a Marghera. La notizia è la seguente: i componenti del Comitato scientifico Covid-2019, istituito con delibera di giunta lo scorso 2 marzo, hanno inviato una nota al loro coordinatore Mario Saia. I firmatari sono: Andrea Crisanti (Microbiologia, Padova), Andrea Vianello (Fisiopatologia respiratoria, Padova), Annamaria Cattelan (Malattie infettive, Padova), Evelina Tacconelli (Malattie infettive, Verona), Francesco Zambon (coordinatore Oms per le Regioni), Liviana Da Dalt (Pronto soccorso pediatrico, Padova), Marco Baiocchi (Rianimazione, Bassano), Paolo Navalesi (Rianimazione, Padova), Vincenzo Baldo (Scienze cardiotoracovascolari, Università Padova). Non risulta aver firmato il decimo componente, Stefano Merler (Fondazione Kessler, Trento). Tutti crisantiani? Non proprio se si considera che giusto pochi giorni fa la Cattelan ha preso le distanze dall'indagine con cui Crisanti aveva messo pesantemente in discussione l'attendibilità dei test antigenici rispetto a quella delle diagnosi molecolari. Adesso, però c'è questa lettera al Cs veneto, firmata anche da Cattelan, in cui si dice che per i test di screening nel personale sanitario l'utilizzo del test molecolare è da considerarsi prima scelta laddove sia garantita la refertazione entro 36 ore. Nella lettera i componenti del Comitato scientifico veneto dicono anche che il test va ripetuto ogni 8 giorni, esattamente come adesso, e che il test antigenico rapido diventa la scelta alternativa da eseguire preferenzialmente ogni 4 giorni.
Dunque, non ci si fida del test rapido di Rigoli? Una circolare del ministero della Salute riconosce la validità dei test rapidi antigeni, prevedendoli addirittura come prima scelta in alcuni contesti, come gli screening di comunità. Per gli operatori sanitari - che è il caso sollevato dai componenti del Cs veneto - la circolare consiglia come prima scelta il tampone molecolare e come alternativa il test rapido, ma senza fissare limiti sulla refertazione o scadenze temporali. Dunque la domanda è: cos'è successo in Veneto?
LA REAZIONE

«Il Comitato scientifico veneto ha chiesto di fare ai medici i tamponi molecolari in alternativa ai test antigeni - ha detto Zaia -. Faccio presente che qua non c'è il partito dei tamponi rapidi, ma di chi vuole fare i controlli. Noi facciamo i tamponi rapidi perché è previsto dalla legge. Se il mondo scientifico rivede le sue posizioni, vorrà dire che solo l'Italia non farà i tamponi rapidi che invece vengono fatti negli altri Paesi, dalla Spagna alla Gran Bretagna alla Francia agli Stati Uniti. Noi giriamo il quesito a Roma, io non sono uno scienziato e siccome questa non è una scelta politica mi aspetto che il Cts nazionale dia precise indicazioni». Ossia: tamponi rapidi sì o no. Ma Zaia va oltre: «Se si stabilisce che i test rapidi non funzionano per lo screening del personale sanitario, io dico che allora non vanno bene neanche per il resto della popolazione». Ma com'è che solo adesso è saltato fuori questo problema? «Il dibattito è stato volutamente alimentato, sta diventando un dibattito anche sindacale».
Da quel che si è capito (il coordinatore del Comitato scientifico Mario Saia, direttore sanitario di Azienda Zero, ha detto di non essere autorizzato a rilasciare dichiarazioni) la questione sarebbe stata posta proprio a livello sindacale. E i vari primari che siedono nel comitato si sarebbero trovati in difficoltà: cosa succede se un test rapido rileva un falso negativo tra i propri dipendenti? «I test rapidi - ha detto Christian Ferrari della Cgil - vanno bene per i monitoraggi di massa, vista l'impossibilità di tracciare tutti con il metodo più sicuro, ma le regole di prudenza e di prevenzione suggeriscono, in particolare negli ambiti più delicati qual è quello sociosanitario, di garantire la massima sicurezza». E intanto che succede? Fino a un eventuale no di Roma, il Veneto continua a fare i test rapidi.

Alda Vanzan
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Ultimo aggiornamento: 13:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA