I due padri dell'omicidio di Venezia. La vittima Khalil ha avuto un bimbo quattro giorni fa, Raffaele, il 33enne arrestato, due figli e gran lavoratore

Lunedì 27 Novembre 2023 di Nicola Munaro
I due padri dell'omicidio di Venezia. La vittima Khalil ha avuto un bimbo quattro giorni fa, Raffaele, il 33enne arrestato, due figli e gran lavoratore

VENEZIA - Due padri. Khalil Mallat, 25 anni, tunisino residente a Jesolo con la compagna, ma in Italia da irregolare, che genitore lo è diventato appena giovedì scorso. Raffaele Marconi, 33 anni, trasportatore veneziano, sposato, residente dietro al Ghetto, che è papà di due bambini. Sono loro i protagonisti dell’omicidio di sabato sera in salizada San Geremia, tra le Guglie e il campo, sulla direttrice di Strada Nova.

Vittima, Khalil, e carnefice, Raffaele, di un fatto (ne parliamo alle pagine 6 e 7 del fascicolo nazionale) che fino a ieri sera non aveva ancora una spiegazione chiara, a parte la dinamica dell’unico colpo esploso dal trasportatore veneziano con un fucile a canne mozze calibro 12 - con matricola abrasa e non denunciato - alla testa del tunisino.

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«GRAN LAVORATORE»

«Raffaele lavora da me da un po’ di anni, è sempre stato un dipendente fidato e nell’ultimo periodo aveva anche migliorato il suo modo di lavorare - commentava ieri mattina Pietro Tosi, titolare della Laguna Trasporti e Manutenzioni - Sono sotto shock: è un lavoratore con voglia di fare, riconosciuto da tutti come uno dei migliori: insieme a un collega gestivano una barca in una delle zone più complicate, ma sono sempre riusciti a risolvere tutti i problemi che gli si sono presentati. È un ragazzo di bella presenza, molto forte». Raffaele ha una moglie, due figli, un fratello: è appassionato di imbarcazioni e di cani, soprattutto i Dogo argentini. Vai a capire che capita nelle menti delle persone - le altre parole di Tosi - Non è solo lui, ora con questo gesto ha rovinato tutta la famiglia».


In barca con Raffaele Marconi (nella banca dati delle forze dell’ordine il suo nome è associato a piccoli precedenti di polizia) ogni giorno, a servire due delle zone complicate di Venezia, cioè Cannaregio (dove Raffaele vive e dove è andato in scena l’omicidio) e Murano (con i suoi carichi di vetri artistici) c’era negli ultimi tempo Andrea Caorlin. «A lavoro Raffaele era perfetto, io e lui una coppia d’attacco, invincibili» la testimonianza poco dopo la notizia del fermo di Marconi con l’accusa di aver freddato il 25enne tunisino. 
Per il resto, nessuna ombra. «Non so altro, non so nulla - precisava ieri Caorlin - Non ha mai fatto trasparire nulla, ma a quanto mi raccontava e a quanto so non è nemmeno uno che andava in cerca di guai o di rogne. È una persona che a lavoro si è sempre impegnata a fondo e ultimamente ci davamo una grande mano tra Cannaregio e Murano con carichi delicati e che pesano anche tantissimo. Di lui posso solo dire parole meravigliose, si è sempre comportato da Dio».

TRA MESTRE E JESOLO

Qualche precedente penale anche per Khalil Mallat, poca cosa sempre legata al mondo dello spaccio di stupefacenti: nella sua pagina Facebook i video di lui in auto. Ieri la famiglia, che negli ultimi tempi più volte si è spostata tra Mestre e Jesolo, ha contattato un avvocato (Luca Pietramala) per costituirsi parte civile ma questo passaggio si potrà fare solo nel processo, quando ci sarà. 
La famiglia non ha idea di cosa sia successo, si sa solo che Khalil - ancora euforico per essere diventato padre - era uscito di casa ed era in giro a Venezia. Poi, improvvisa, la telefonata dei carabinieri che avvertiva di quanto accaduto in salizada San Geremia. Dove il 25enne tunisino è stato freddato. Due giorni dopo aver visto suo figlio.

Ultimo aggiornamento: 28 Novembre, 10:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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