«Cacciato dal Patriarca, non ci sto». Sacerdote rifiuta il trasferimento e accusa

Giovedì 13 Dicembre 2018 di Alvise Sperandio
Don Massimiliano D'Antiga e il patriarca di Venezia Francesco Moraglia
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«Io, a San Marco a fare il chierichetto dei canonici, non ci vado. Sabato mi ritiro dal ministero ed esco di scena. Mi astengo per un periodo di riflessione, ma la mia prima scelta è rinunciare al sacerdozio in distonia col trattamento ricevuto». 
È durissima la reazione di don Massimiliano D’Antiga alla scelta del patriarca Francesco Moraglia di toglierlo da San Salvador e San Zulian per mandarlo, senza un ruolo preciso, in basilica. E per tutta risposta il sacerdote annuncia di voler gettare la spugna.  
Don D’Antiga, perché si oppone al trasferimento? 
«Non è un trasferimento, è un’eliminazione. Moraglia ha voluto mandarmi via perché, di cinque chiese presenti nell’area marciana, ne chiuderà quattro per trasformarle in un museo a suo uso e consumo entro un anno». 
I sacerdoti dovrebbero obbedire ai vescovi, perché lei non accetta la decisione? 
«Non sindaco il suo diritto di decidere lo spostamento, ma la modalità con cui l’ha fatto, in maniera improvvisa, senza consultarsi o consigliarsi, senza avvisare prima me. È stato un fulmine a ciel sereno. Mi hanno convocato per un colloquio personale e mi sono trovato davanti agli altri preti dell’area marciana. Questa modalità lascia sconvolti e conferma il suo governo della diocesi di tipo monarchico assoluto». 
Parole durissime, le sue, ma cosa può aver determinato questa decisione? Si parla di accuse contro di lei... 
«Sono cinque anni che ho alla calcagna una banda di Forza nuova che mi discredita. Ora, questa scelta esaspera gli animi e genera il sospetto di averla fiancheggiata. Io sono contento di andare via, per me è una liberazione. La Curia non mi ha mai difeso. La mia preoccupazione è piuttosto per la gente perché bisogna servire il popolo di Dio, non servirsene. Serviva una gradualità e adesso la gente è in rivolta, si sente abbandonata. Sto ricevendo fiumi di telefonate».
La basilica di San Marco non è distante, si potrebbe dire che i fedeli potrebbero spostarsi là…
«Non è questo il punto. Non mi hanno prospettato un incarico definito e dignitoso. A fare il chierichetto dei canonici non ci vado». 
Si parla di 300 lettere di protesta inviate addirittura al Papa, lo sapeva?
«Non ne ero al corrente. Però avevo chiesto al Patriarca di valutare bene le conseguenze di una scelta così radicale che avrebbe provocato una reazione contraria e avrebbe gettato discredito sulla credibilità della Chiesa». 
In questi anni lei è stato oggetto di tante contestazioni.... 
«Valgono i fatti e non le chiacchiere invidiose e cattive. Non c’è una prova una. Le accuse sono infondate». 
C’è chi parla di chiese gestite in modo familiare… 
«Non è vero. Mia mamma non viene mai in chiesa, mio papà qualche ora come volontario soltanto per tenerla aperta. Noi qui abbiamo sempre praticato la pastorale dell’accoglienza, per i fedeli della città e da fuori diocesi, e per i tantissimi turisti che passano da queste parti». 
È vero che sua sorella gestiva una foresteria nella canonica di San Salvador? 
«Falso. Mia sorella ha un’attività sua privata. Può avermi dato qualche consiglio all’inizio su come valorizzare la canonica per accogliere in cambio di un contributo, ma poi ho bloccato tutto per evitare speculazioni. Un conto è il suo lavoro, un altro la gestione di questi posti letti. In canonica c’è un organista sistemato in comodato gratuito dal mio predecessore. Qualche volta in mansardina ci sono stati degli studenti. Piuttosto abbiamo ospitato i musicisti dei concerti avviati dal mio predecessore, che io non volevo si tenessero, ma che la Curia mi ha imposto di continuare». 
Però risulta un processo penale in corso. 
«Non contro di me, ma contro mia sorella e due sagrestani che hanno contenuto un’aggressione in chiesa da parte dei soggetti di questa banda che poi hanno raccontato di essere stati aggrediti». 
C’è anche chi la accusa di ricevere testamenti per interessi privati. 
«Li ho sempre portati in Curia. I testamenti sono pubblici e possono essere visionati. L’unico che ho ricevuto era di una persona per fargli il funerale e sbrigargli la casa. Adesso che non avrò più un ruolo presenterò querela per diffamazione contro coloro che hanno messo in moto la macchina del fango nei miei confronti. Rivendico la mia onestà. È inaccettabile aver subito una pressione del genere anche col consenso tacito della Curia che non mi ha mai difeso». 
Perché non è mai stato nominato parroco, ma solo amministratore parrocchiale? 
«Hanno una tale disistima che cozza però con il consenso che ricevo dalla gente. Quando sono arrivato qui ho risolto dei problemi amministrativi. Oggi, questo, è il grazie che ricevo». 
Se ne va sbattendo la porta, ma cosa lascia in eredità? 
«Ho vissuto un’ottima esperienza. Sono un prete veneziano che ha sempre avuto a cuore i rapporti umani, favorito la partecipazione, la corresponsabilità, il volontariato. La gente adesso è angosciata di vedere un prete maltrattato».  Ultimo aggiornamento: 08:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA