Il patriarca Moraglia: «Non possiamo rassegnarci alla fatalità»

Il patriarca Moraglia: «Non rassegniamoci alla fatalità»
Venezia, dopo i terribili giorni dell'acqua alta, ha rialzato la testa e ha celebrato oggi una delle ricorrenze da secoli più sentite dai suoi cittadini, la festa della Madonna della Salute. «Sfiorare le tragedie a Venezia non può diventare routine, quasi come fosse un appuntamento da mettere in agenda. Non si può dire: non lo sapevamo. E, come abitanti di Venezia, non possiamo più appellarci o rassegnarci alle 'fatalità' o alle 'concomitanze anomale' ha detto nell'omelia il patriarca di Venezia, Francesco  Moraglia, durante la messa, nella Basilica di San Marco, in cui sono evidenti le 'feritè dell'eccezionale marea (187 cm il 12 novembre). Chiesa della Salute  gremita, dal primo mattino, di fedeli, tra cui il sindaco lagunare, Luigi Brugnaro.
 
 


«Si è sfiorata la tragedia - ha osservato Moraglia - la tragedia e un nuovo campanello d'allarme è risuonato forte; speriamo sia stato ascoltato».

Per il patriarca
«la città che tutti amiamo non va più considerata come qualcosa da cui ricavare solo profitto; certo, la città deve offrire lavoro e reddito, in particolare ai suoi abitanti, ma non può essere considerata merce da vendere. Sogniamo, quindi, una città a misura d'uomo, abitata da bambini, anziani, famiglie e che si offre al mondo e ai visitatori secondo una proposta turistica sostenibile. Porre in alternativa 'lavorò e 'vivibilità' non è accettabile«. »Come veneziani, seppur feriti, vogliamo rialzarci e rialzare la città; speriamo - si è augurato Moraglia - che l'ennesimo e grave allarme risuonato in questi giorni generi effetti concreti e positivi in tutti, anche nel mondo della politica; qualche segnale, soprattutto un'unità di azione tanto delle forze d' opposizione quanto di maggioranza, fa ben sperare«.
La ricorrenza, molto sentita dai veneziani ricorda la fine della peste del 1630, quando la popolazione fece il voto di realizzare la chiesa intitolata alla Vergine e di celebrare ogni anno una grande festa religiosa e donarle una candela ciascuno in segno di ringraziamento, ma anche come lotta contro le malattie future. Non a caso Moraglia ha affrontato il tema delle sofferenze in generale, ma anche sulla necessità di puntare su un nuovo stile di vita. Citando Papa Francesco, Moraglia ha ricordato che «un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. Ô ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l'impatto ambientale e i modelli di produzione». Un altro pensiero è stato rivolto dal patriarca alle forme di odio e di violenza che «vanno combattute sempre e comunque; talvolta c'è anche una carica di violenza ed intolleranza in chi si professa 'non violentò e tollerante, avendo a disposizione mezzi sofisticati e possibilità che altri non hanno. E se il nostro pensare fosse contro qualcuno o qualcosa - afferma - fermiamoci prima di agire e pensiamo bene prima di fare qualcosa». (ANSA).
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Giovedì 21 Novembre 2019, 15:32






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3 di 3 commenti presenti
2019-11-21 19:54:37
Scaricare le responsabilità sugli ultimi è il classico modo per non cambiare nulla, e dire : tutto va ben, madama la marchesa....
2019-11-21 19:07:08
Pagare l'ICI può servire.
2019-11-22 07:12:12
Meglio l'IMU, visto che l'ICI non esiste piu'