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L'epopea dell'ammiraglio Angelo Emo, la sua storia sul Gazzettino

Venerdì 25 Marzo 2022 di Alessandro Marzo Magno
Il libro su Emo

Se il Seicento è stato il secolo di ferro, contraddistinto da continue guerre contro gli ottomani, il Settecento ha un carattere ben diverso. Comincia sì con una vittoria militare (Corfù, 1716), ma la Serenissima è costretta a cedere il Peloponneso, pur sedendo dalla parte del vincitore alle trattative che portano alla pace di Passarowitz (1718), evidentemente abbandonata dal suo alleato asburgico. Non è un caso che l'anno successivo, l'imperatore Carlo VI istituisca il porto franco a Trieste, creando così le premesse che porteranno la città portuale austriaca a soppiantare Venezia. In ogni caso la Venezia settecentesca diventa un'importante meta turistica, nota per i teatri, il Carnevale e la gioia di vivere. Con un'eccezione: quella costituita dalle imprese militari di Angelo Emo che rappresentano il canto del cigno dell'Armata, la flotta della Serenissima.


IL PROTAGONISTA

Proprio di lui si occupa il quarto dei libri di Federico Moro della collana La grandi battaglie della Serenissima per mare e per terra, intitolato L'ultimo ammiraglio di Venezia. Angelo Emo, 1784-1792, edito dalla goriziana Leg e in vendita con il Gazzettino da sabato 26 marzo, al prezzo di 7,90 euro più il quotidiano. «Angelo Emo è la figura tragica», osserva Federico Moro, «che domina l'ultimo scorcio di esistenza della repubblica Serenissima. Personalità curiosa e determinata, mostrò il meglio di sé nella ricerca delle cause della decadenza veneziana e delle proposte per porvi fine. Il suo contributo decisivo è rappresentato dalla Scrittura sul sistemare la Marina da guerra, del 1775 (conservata tra i manoscritti del Correr), dove viene suggerita un'autentica rivoluzione: costringere i patrizi di nuovo al servizio obbligatorio a bordo delle navi in quanto luogo ideale di selezione e formazione della classe dirigente. Questo per il valore intrinseco della vita marinara nel modellare il carattere degli individui e perché la scelta del mare ha rappresentato l'atto fondante della Venezia delle origini: uno stato e una potenza marittima. In una Serenissima dove quasi nessuno dei patrizi di governo poteva vantare un benché minimo trascorso navale prefigurava un rivolgimento radicale. Morì in circostanze mai chiarite a Malta nel 1792 e venne subito imbalsamato, un procedimento al quale nessun comandante o politico o alto personaggio veneziano è mai stato sottoposto durante l'intera storia della repubblica: tanto anomalo da suggerire subito ai contemporanei il sospetto si volesse nascondere un avvelenamento. Da parte di chi? Soprattutto, per iniziativa o su ordine di qualcuno? Questo volume ritorna sugli aspetti militari della vicenda di Emo e cioè le tre campagne navali tunisine tra il 1784 e il 1786». «Nella seconda metà del Settecento», scrive Moro, «un pugno di uomini si oppone al declino della repubblica. Tra questi, Angelo Emo, l'ultimo a guidarne in battaglia la flotta. Si tratta del canto del cigno della Marina della Serenissima, all'interno del quale si colloca la prova di forza decisiva tra due opposti fronti interni al patriziato veneziano: quello senatorio votato alla neutralità a ogni costo, per preservare autorità e ricchezza dei pochi dell'alta aristocrazia, e quello militare, disposto ad allentare le maglie del potere pur di ridare alla repubblica rango internazionale.

Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 11:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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