Calzolaio kosovaro si affida ai social e raddoppia la bottega in centro storico

Domenica 19 Giugno 2022 di Tullio Cardona
Gazmdend Aslani, il calzolaio kosovaro

VENEZIA - Una confidenza ed un post in Facebook, al quale i veneziani hanno risposto con più di 300 messaggi. La richiesta di aiuto proviene da Gazmdend Aslani, di nazionalità kosovara. Ha altri due fratelli, tutti calzolai, dei quali uno gestisce una bottega a Favaro, mentre lui e l’altro fratello lavorano come calzolai a Dorsoduro, accanto alla pasticceria Tonolo. Ebbene, contrariamente a quanto solitamente accade in città, Gazmend ha deciso di raddoppiare nel centro storico veneziano. Così ha chiesto alla rete di essere facilitato nel reperire un locale a Cannaregio dove aprire una seconda bottega, dal momento che in quel sestiere l’ultimo “calegher”, Livio, in calle Racchetta, ha chiuso circa un anno fa. Della cosa si è interessata la consigliera comunale Cecilia Tonon, che, grazie alle indicazioni ricevute, sembra abbia già trovato un locale idoneo, corrispondente alle esigenze dei fratelli. «Credo sia fondamentale aiutare tutti coloro che intendono aprire uno o più negozi di vicinato in città - ha spiegato Cecilia Tonon - Come me hanno pensato i tanti veneziani che hanno risposto al messaggio, attivandosi da subito. Ci sono state anche risposte assurde, come chi ha reputato il mestiere del calzolaio poco onorevole, e chi, persino, ha suggerito di servirsi dai calzolai presenti negli ipermercati di Mestre.

È invece necessario agire proprio al contrario, promuovendo a Venezia questi antichi ed utilissimi mestieri artigianali». Gazmdend Aslani ha 38 anni, sposato con quattro figli, al pari degli altri fratelli poco più giovani. «Abbiamo visto che nel centro storico c’era mancanza di calzolai - ha confermato Gazmdend - Nel 2013 ho rilevato l’attività a Dorso Duro da un anziano calzolaio, Pietro Rizzi, che andava in pensione dopo 52 anni di lavoro. Una bottega storica, risalente ai primi anni ’60. Così ne ho ereditato anche la clientela, che si è trovata egualmente bene con me. Stavo andando discretamente, poi la pandemia ci ha disturbati molto. Adesso tutto sta riprendendo e vorrei aprire un secondo negozio a Venezia, dove il calzolaio manca. Noi fratelli amiamo questo mestiere, ed anche se viviamo con qualche difficoltà, siamo convinti che in centro storico il lavoro non manca. Sapevo già lavorare, facevo qualcosa in Kosovo; ma è stato il signor Pietro ad insegnarci bene il mestiere e gli siamo particolarmente grati».

I tre kosovari, quindi, hanno seguito l’antica prassi del garzone da bottega, così l’esperienza ed il sapere sono stati loro tramandati come ai vecchi tempi. «C’è chi teorizza la sparizione dell’artigianato nelle città d’arte - commenta Gianni De Checchi, segretario di Confartigianato - questo esempio è la palpabile dimostrazione che dove c’è la necessità da parte della gente, i mestieri non moriranno mai. Si dice che non c’è ricambio giovanile e generazionale: questi kosovari ci insegnano che basta non essere schizzinosi ed aver voglia di lavorare». 

Ultimo aggiornamento: 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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