La Cina abbandona il Porto di Venezia, la furia di Venturini: «Governo inetto»

Martedì 14 Gennaio 2020 di Elisio Trevisan
L'assessore allo Sviluppo economico del Comune di Venezia Simone Venturini
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MESTRE - «Sembra quasi che a qualcuno a Roma dia fastidio se Venezia prova a farcela da sola. Magari preferiscono che chiediamo tutti il reddito di cittadinanza, così sperano di farlo funzionare dato che non mi pare stia dando grandi risultati». Simone Venturini, l’assessore allo Sviluppo economico del territorio e alle Infrastrutture non è rimasto sorpreso nel leggere sul Gazzettino che il Porto ha perso la linea diretta con la Cina e il sud-est Asiatico per i container (perché «a parole Pd e 5 stelle vogliono puntare sulla città, ma nei fatti si comportano al contrario»), però si è molto arrabbiato: «Non è possibile che tutto il lavoro che stiamo facendo per rilanciare Porto Marghera venga vanificato dall’inettitudine di questo Governo, dal dilettantismo a dall’ideologia pseudo ambientalista e dall’irrilevanza della nostra pattuglia parlamentare veneziana. Ho qualche dubbio, inoltre, che pezzi del Pd facciano il tifo per altri, vedi ad esempio il porto di Trieste».

I NEMICI DI VENEZIA
I nemici di Venezia, tra l’altro, non devono fare molta fatica, basta che non si muovano, che non diano le autorizzazioni, che non sblocchino i protocolli (come quello dei fanghi), che non approvino i piani (come quello morfologico della laguna), e rimanendo immobili portano via in un colpo solo 50 milioni di euro l’anno all’economia portuale: ogni toccata di una nave portacontainer dell’Ocean Alliance, l’alleanza armatoriale tra le maggiori compagnie porta container al mondo, genera un valore di un milione di euro per lo scalo veneziano: le toccate in un anno sono 52, quindi in dodici mesi si perdono 50 milioni. E avanti così fino a che quell’Alleanza non verificherà che ci sono le condizioni per tornare, chissà quando. «Già, e proprio per questo ci aspettiamo immediati provvedimenti, oppure devono dirci come un’intera città e importante parte del suo Pil, e migliaia di lavoratori, possano continuare a lavorare e mangiare» continua Venturini che pone l’accento anche sul fattore tempo: «Un Governo lungimirante aiuterebbe enti locali e autorità territoriali a far decollare l’area industriale oltre che il porto e a fare di Venezia un campione a livello internazionale. Invece ogni mese ci mettono una ulteriore palla al piede o ci impediscono di fare quel che si deve per poter competere. In definitiva sempre di più questo Governo si dimostra nemico dello sviluppo e attento solo alle questioni meridionali, senza per altro risolvere nemmeno quelle ma complicandole ulteriormente, basta vedere come sta andando con l’Ilva».
Mettere i bastoni tra le ruote del carro di Venezia, tra l’altro, significa colpire duramente un territorio molto più vasto che va oltre il Veneto. «E il porto è solo uno dei settori presi di mira, perché da un anno stanno bloccando tutte le grandi opere, investimenti, concessioni e quant’altro - continua Venturini -. E non ci vengano a dire che non lo sapevano: sono anni che ripetiamo che il porto ha bisogno delle manutenzioni, che quindi i canali vanno scavati non per chissà quali sventramenti del sistema lagunare ma semplicemente per quel che è previsto dalla legge: la manutenzione ordinaria di un porto, che si fa dappertutto tranne che a Venezia».
E sono anni che a Venezia istituzioni, categorie economiche, sindacati ricordano come il porto dia lavoro a 20 mila persone e come sia un’alternativa alla monocultura turistica che sta soffocando Venezia: «Purtroppo è evidente che c’è una sotto ideologia forte in questi anni, della serie che fare sviluppo è brutto ed è meglio piantare fiorellini ovunque, bellissima come filosofia ma impensabile portarla avanti. Con quali soldi dai da mangiare alla gente o con quali fondi affronti i cambiamenti climatici?».

L‘INTERROGAZIONE
Con l’attuale Governo se la prende anche la deputata veneziana della Lega Ketty Fogliani che parla di «danni gravissimi. Il problema è ovviamente legato all’inaccettabile immobilismo dei 5 stelle». E che ha annunciato un’interrogazione parlamentare urgente al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché riprenda la questione e «sblocchi immediatamente questa dannosa situazione attivandosi per l’approvazione del protocollo fanghi e per l’individuazione, senza ulteriori ritardi, di idonei siti di conferimento per i sedimenti da dragare». Ultimo aggiornamento: 11:19 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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