Incubo zona rossa in Fvg, urgente diminuire la pressione sugli ospedali: ecco il piano per i giorni decisivi contro la chiusura totale

Martedì 17 Novembre 2020 di Redazione
Medici al lavoro

PORDENONE E UDINE - Inizia un’altra partita: evitare la zona rossa. E in una situazione fluida come quella attuale, nulla è scontato. Se i parametri che hanno causato l’ingresso nella zona arancione ormai sono chiari (capacità di tracciamento diminuita e alta incidenza del contagio sulla quota giornaliera di tamponi), ora bisogna tenere d’occhio un altro indicatore: il ritmo con cui crescono i ricoveri in area non critica. Si tratta dei pazienti che entrano in ospedale a causa del Covid ma che non sono così gravi da richiedere il trattamento intensivo. È il cuore dell’emergenza nella seconda ondata, dal momento che i letti di Rianimazione vengono occupati con minor frequenza rispetto a quanto accadeva in primavera. E anche in Fvg si è accesa la spia. I valori sono ancora sotto soglia, ma sarà fondamentale, nei prossimi giorni, vedere un rallentamento della corsa dei ricoveri. Altrimenti il rischio è che sforando un parametro cruciale come quello della tenuta ospedaliera ci possano essere altri provvedimenti. 
I NUMERI
Oggi in Friuli Venezia Giulia sono ricoverate nei reparti non critici degli ospedali 407 persone. Il tasso di occupazione dei letti a disposizione del sistema sanitario regionale (non si fa riferimento solamente agli spazi dedicati al Covid) è pari al 32 per cento (su circa 1.200 posti), quando la soglia d’allarme è fissata dal ministero della Salute al 40 per cento. Ma a preoccupare non è tanto il dato attuale, cristallizzato, quanto il ritmo dell’aumento. L’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, segnala che in regione si assiste a un incremento giornaliero che oscilla tra l’uno e il due percento. Significa che in meno di dieci giorni si potrebbe raggiungere la soglia gialla del 40 per cento, e in due settimane abbondanti quella rossa del 50 per cento di tutti i letti disponibili in regione. Bisogna precisare che il passaggio a un’eventuale zona rossa non sarebbe automatico: il Lazio, infatti, è ancora in zona gialla pur avendo il 48 per cento dei letti occupati. Certamente, però, non sarebbe un bel segnale da “inviare” a Roma dopo lo sforamento dei due parametri “colpevoli” del declassamento in zona arancione. La resilienza del sistema sanitario, infatti, è tra i parametri più importanti nella valutazione dell’impatto della pandemia. Oggi in Fvg ci sono circa 600 letti dedicati unicamente al Covid, e la soglia di allarme si avvicina ogni giorno di più. Come detto, la situazione in Terapia intensiva è meno grave, dal momento che l’indicatore è al di sotto del 30 per cento e che il ritmo di occupazione dei letti non sembra galoppare. 
L’ORIZZONTE
Intanto la Regione sta preparando il primo report “figlio” della zona arancione. Entro venerdì potrà essere avviata con il governo una procedura di revisione delle restrizioni, ma da allora si dovrà dimostrare un miglioramento stabile dei parametri per almeno due settimane, senza retromarce. Significa che almeno sino alla prima decade di dicembre - se tutto andrà bene e non peggio - si dovrebbe rimanere in zona arancione.

NEL PORDENONESE

 I ricoveri d’urgenza non accennano a fermarsi. Nell’ospedale di Pordenone negli ultimi giorni c’è stato un nuovo picco. Ormai l’afflusso di pazienti Covid è circa il doppio rispetto alle dimissioni che possono essere disposte. In poco più di una settimana si è passati da circa cento a 140 pazienti ammalati di Covid ricoverati. I posti letto sono diventati insufficienti. Tanto che la direzione dell’Asfo proprio in queste ore starebbe decidendo di approntare un quarto reparto Covid al Santa Maria degli Angeli. I reparti che erano stati previsti infatti non sono più in grado di accogliere ammalati. A questa situazione va aggiunta l’emergenza dei Pronto soccorso che sono da giorni in affanno. Ormai pieni da giorni anche i dodici posti della Terapia intensiva.
E il reparto della Medicina dell’ospedale di Spilimbergo - che avrebbe potuto rappresentare una sorta di “valvola di sfogo” per Pordenone - è stato blindato: quasi una decina sono gli operatori (tra medici e infermieri) positivi. L’insufficienza di personale non consentono più ingressi. Mano a mano i pazienti che ci sono ora dovranno essere dimessi o trasferiti in modo da consentire la sanificazione e la riapertura del reparto. Sempre che ci sia il personale per poterlo fare. Inoltre, la situazione è resa ancora più pesante dall’assenza negli ospedali e nei distretti sanitari dell’Asfo, a causa del contagio da coronoavirus, di un centinaio tra infermieri, oss e medici che sono costretti alla quarantena. Assenze che mettono ancora più in difficoltà i reparti e il personale che deve fare fronte all’emergenza con turnistiche sempre più complicate da far quadrare. Con questa settimana il piano di emergenza che era stato predisposto nelle settimane scorse - reso ormai insufficiente dall’avanzare dell’ondata di ricoveri - prevede una ulteriore riduzione delle attività chirurgiche. Delle cinque sale operatorie rimaste dopo la prima riduzione ne resteranno quattro: due dedicate alle diverse urgenze, due ai casi oncologici. Una strategia che consente di liberare personale medico e infermieristico da destinare ai reparti Covid. Che, già dalle prossime ore, potrebbero moltiplicarsi a quattro. Il flusso in entrata di pazienti è infatti il doppio delle dimissioni: servirebbe una struttura esterna a bassa intensità per accogliere chi è in grado di lasciare l’ospedale. Ma l’Rsa di Maniago non è ancora pronta.
Ai reparti della Medicina (il secondo è stato attivato una decina di giorni fa) che garantiscono circa 90 posti letto si sommano i 34 della Pneumologia (una decina dei quali di semi-intensiva). Nel fine settimana sono stati convertiti anche i circa 20 posti letto della Chirurgia della mano, dove si sono sospesi gli interventi non urgenti. Ma si è visto che i posti potrebbero non bastare. Sarà perciò necessario ricavare una ulteriore area Covid nel Dipartimento delle chirurgie nel padiglione A. Non sembra praticabile l’ipotesi della Degenza breve in quanto sono diversi i pazienti che non possono essere dimessi o spostati. Probabilmente una trentina di posti letto sarà ricavata in uno dei reparti chirurgici. Nella speranza che la curva dei ricoveri fletta. Resta poi il grave problema della mancanza di personale. E dagli operatori si leva un disperato appello: serve accelerare le assunzioni.

 

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