Sanità e liste di attesa, la svolta dell'assessore Riccardi: «Servono più privati per ridurre i tempi»

Sabato 4 Giugno 2022 di Loris Del Frate
Il padiglione d'ingresso dell'ospedale di Udine
9

«Noi ci stiamo provando a cambiare e abbiamo già iniziato a farlo, ma se non si modifica l’approccio ideologico al problema sarà molto difficile ottenere i risultati che tutti i cittadini si aspettano». A parlare il vicepresidente della Regione, Riccardo Riccardi, assessore alla Sanità. Il problema a cui si riferisce è duplice, ma convergente: le lunghe liste d’attesa (oltre tre mesi per ottenere una visita specialistica o una diagnostica a fronte dei 30 giorni previsti per legge) e la conseguente fuga dei pazienti, soprattutto quelli pordenonesi in Veneto.


LA SCELTA
L’approccio ideologico a cui fa riferimento Riccardi, anche se non lo dice apertamente, è rivolto al centrosinistra e ai direttori delle Aziende che il Pd e gli alleati avevano indicato. Una storia che comunque si ripete da oltre 20 anni ma oggi i cascami pesano molto di più su tutti i cittadini. In pratica la scelta ideologica - secondo l’assessore - è la scelta di accreditare poche prestazioni alle strutture private facendo ricadere il peso di una grande mole di esami e diagnostiche sulle strutture pubbliche. Intasandole. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: lunghe liste d’attesa e pazienti che se ne vanno in Veneto a farsi curare. «E noi paghiamo a piè di lista altre Aziende e soprattutto strutture private accreditate in Veneto. E questo perchè? Perchè quando abbiamo iniziato ad aumentare il budget alle strutture accreditate regionali ci hanno subito accusato di voler svendere la sanità pubblica. Una idiozia che pagano tutti i cittadini due volte, la prima perchè vengono sottratti soldi alla sanità regionale dovendo pagare altre strutture fuori dal nostro territorio, la seconda perchè le liste di attesa si gonfiano e si allungano». 


I CONTI
Riccardi va avanti. «Complessivamente in regione abbiamo circa 77 milioni di attrazione, contro i 74 milioni che dobbiamo pagare per la fuga dei pazienti soprattutto in Veneto. Quello che mi fa imbestialire, però, è che almeno 20 - 30 milioni li eroghiamo ai privati veneti mentre potremmo benissimo trattenere quei soldi accreditando anche noi un numero maggiore di prestazioni ai privati. A quel punto, però, ecco che arrivano le accuse di voler svendere la sanità privata. Il dato che invece dovrebbe essere chiaro è che almeno il 60 per cento dei soldi che noi spendiamo per le fughe dei pazienti li diamo ai privati veneti. Sono tre i filoni per i quali i pazienti vanno a farsi curare fuori regione, Oculistica, Protesica (anca ginocchio e spalla ndr.) e diagnostica per immagini (Tac e Risonanza magnetica). A pagare maggiormente la fuga è la provincia di Pordenone perchè ovviamente è confinaria con il Veneto».


I CANNONI VENETI
«Oltre vent’anni fa - spiega l’assessore alla Sanità - il Veneto è partito con un lavoro decisamente importante: hanno rinforzato sulla linea confinaria con il Friuli le strutture sanitarie accreditando il maggior numero possibile di strutture private. In questa maniera hanno messo i cannoni puntati direttamente verso la nostra regione e noi non siamo stati in grado di rispondere e oggi paghiamo il conto nel senso letterario del termine, perchè paghiamo le prestazioni delle strutture private accreditate venete senza avere neppure il controllo della spesa. Del resto se noi vogliamo aumentare il numero di prestazioni magari della diagnostica per immagini in una Azienda pubblica dobbiamo avere il personale, assumerlo se non è sufficete (ammesso che si trovi), confrontarsi con il sindacato e fare tutta una serie di passaggi burocratici che vanno alle calende greche. Nel privato il responsabile decide dall’oggi al domani di spostare due o tre tecnici da una parte all’altra e immediatamente è operativo con un aumento determinante di prestazioni».


COSA FARE
«Ecco spiegato il perchè in Veneto hanno tempi di attesa molto più brevi dei nostri. Loro hanno più o meno il doppio di strutture private accreditate quindi possono operare in tempi più brevi. E noi li paghiamo. Poi - va avanti Riccardi - i nostri migliori medici una volta andati in pensione scelgono il Veneto se vogliono lavorare ancora perchè ci sono molte più prestazioni affidate ai privati. E noi cosa facciamo? Abbiamo ancora chi si pone in maniera ideologica urlando che si svende la sanità pubblica. Parlano quelli che invece dovrebbero restare zitti (il riferimento e ad alcuni direttori generali nominati dal centrosinistra ndr.) e ci spiegano come si dovrebbe fare dopo che loro ci hanno lasciato questo disastro. Noi abbiamo alzato il budget assegnato alle strutture private regionali, ma ovviamente non siamo ai livelli del Veneto. Loro ai privati destinano almeno il doppio del budget rispetto a noi. La strada - va avanti ancora - se vogliamo risolvere il problema delle attese e delle fughe di pazienti è solo quella di accreditare più strutture private. Non si svende nulla, si risolvono i problemi».


LA VERIFICA
«Su liste d’attesa, fughe, ricette e prestazioni sto facendo un attento controllo. Stanno emergendo delle cose decisamente interessanti. Credo che quando sarà terminato ci saranno delle sorprese». Magari come quella delle prestazioni erogate sul territorio regionale che vengono date al paziente già con la destinazione di dove andare a farsi gli esami. Ovviamente in Veneto. In una struttura privata accreditata.

 

Ultimo aggiornamento: 17:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA

PIEMME

CONCESSIONARIA DI PUBBLICITÁ

www.piemmeonline.it
Per la pubblicità su questo sito, contattaci